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Era stato eletto da pochi giorni che il 12 luglio all’attenzione del sindaco Damiano Coletta veniva investito del problema della discarica di Borgo Montello. In quanto il 12 luglio i cittadini di questa zona presentavano una petizione al neo sindaco per “le difficili condizioni di salute dei residenti in via Monfalcone, ad una distanza di rischio (come certificato più volte da Asl, Arpa, dai vari studi sugli effetti nocive delle discariche). Da allora, senza nessun intervento in difesa della salute pubblica di cui, tra l’altro, non si ha alcuna memoria da decenni, nonostante a parere dei vari Enti di controllo ne ricorrano tutti gli estremi e nonostante, per condizioni anche meno gravi, sono stati presi provvedimenti, sono continuate periodicamente le emissioni odorigene moleste che, variando a seconda delle condizioni atmosferiche, possono durare pochi minuti oppure ore. Dalle 16,30 tali emissioni nocive, anche oggi, sono diventate particolarmente moleste, senza alcuna possibilità per i residenti di difendersi dalle puzze non essendo sufficiente chiudere porte e finestre perchè tali emissioni non hanno barriere. Tale limitazione alla libertà di godere la propria casa, i propri beni, l’impossibilità ad aprire porte e finestre equivale ad una grave, continuata e ripetuta privazione dei diritti civili e sociali, di cui evidentemente, agli Enti di Controllo e alle Istituzioni poco importa. Si chiede pertanto che tale disagio ripetuto deve essere considerato nella valutazione di impatto ambientale per gli impianti sottoposti a valutazione di impatto ambientale che, se continuano a generare tale situazione con i conferimenti pressochè interrotti da circa 1 anno è facile immaginare cosa succederà se e quando, nonostante non si ritiene ci siano le condizioni di legge, la regione Lazio intendesse approvare l’ennesimo conferimento di rifiuti nel sito. Si ribadisce agli Enti competenti l’urgenza più volte rappresentata e riconosciuta dagli stessi Enti di delocalizzare le persone oltre alla prevenzioni di tali fenomeni di inquinamento. Grazie dell’attenzione e della sensibilità, si allega il documento sulle conseguenze sanitarie delle discariche (Isde Position Paper ISDE Italia La gestione sostenibile dei rifiuti solidi urbani) Distinti saluti.Giorgio Libralato CTP cittadini residenti in via Monfalcone Borgo Bainsizza / Borgo Montello cell.338 9119781 Le conseguenze sanitarie delle discariche (Isde Position Paper ISDE Italia La gestione sostenibile dei rifiuti solidi urbani) http://www.isde.it/wp-content/uploads/2014/02/2015-08-12-Position-Paper-RIFIUTI-finale.pdf Come illustrato in precedenza, le discariche di rifiuti sono, in questo momento, la modalità di smaltimento più diffusa nel nostro Paese.Discariche che, anche se controllate, possono causare contaminazione del suolo [16, 17] (in particolare da metalli pesanti [17-20]) e delle falde acquifere [17, 21-23], inquinamento atmosferico [24-28], oltre a contaminazione della catena alimentare [29, 30]. Considerando soltanto le discariche per RSU apparentemente ben gestite, uno studio osservazionale condotto in Italia, per un periodo di nove anni e in un’area che comprendeva otto Comuni (oltre 11.000 residenti) limitrofi a una discarica, ha mostrato eccessi di mortalità anche per malattie non neoplastiche (cardiovascolari, respiratorie, dell’apparato digerente e del sistema nervoso) [31]. Un altro studio condotto tra il 1995 e il 2000 su una vasta area della Toscana (sei discariche localizzate in cinque diverse province) ha rilevato eccessi di mortalità per malattie cardiocircolatorie e cerebrovascolari, per tumori maligni del sistema ematolinfopoietico, del fegato e della vescica [32]. È stato inoltre riportato un aumentato rischio di malformazioni congenite in popolazioni residenti in prossimità di discariche [33]. Una revisione della letteratura ha segnalato un incremento di rischio pari al 2% per l’insorgenza di anomalie congenite e del 6% per basso peso alla nascita nella popolazione residente entro due chilometri di distanza da discariche di rifiuti. L’incremento del rischio è risultato essere maggiore nel caso di discariche di rifiuti tossici [34]. 14Eccessi di anomalie congenite (in particolare difetti del tubo neurale e dell’apparato circolatorio, gastroschisi, e palatoschisi) in nati da madri residenti in prossimità di discariche per rifiuti tossico-nocivi sono stati rilevati anche in altri studi [35-37]. È stato inoltre suggerito come il tasso di malformazioni congenite decresca all’aumentare della distanza dalla discarica [38]. Alcuni studi hanno evidenziato la possibile presenza di un aumentato rischio di neoplasie del fegato e della vie biliari, del rene, del pancreas, della vescica, dello stomaco, del polmone, della prostata e un’aumentata frequenza di linfoma non-Hodgkin in chi vive in prossimità di queste aree [32, 39-41]. Anche nel caso in cui il percolato contenga basse concentrazioni di contaminanti chimici con capacità cancerogena nota, la presenza combinata di più sostanze può generare elevata tossicità e causare effetti sinergici o additivi in termini di cito-tossicità e genotossicità [42]. Studi in vitro hanno inoltre dimostrato che il percolato è in grado di indurre danno del DNA, epatotossicità e stress ossidativo [43, 44], rappresentando un grave rischio per la salute umana e per l’ambiente [45]. Oltre all’inquinamento da tossici chimici, sono possibili rischi di contaminazione microbiologica da diffusione di batteri potenzialmente patogeni, la cui presenza è stata dimostrata sia in campioni di aria indoor e outdoor [46, 47] che nel suolo [47], con elevata frequenza di batteri gram-negativi [46]. L’inquinamento dell’aria, in particolare, è di entità tale da incrementare il rischio sanitario e alterare la qualità della vita nei residenti in territori limitrofi [28, 48], principalmente a causa di emissioni non convogliate di acido solfidrico [28, 49], metano [50, 51], CO2 e di oltre 200 composti organici non metanici [52], cloruro di vinile [48, 53], benzene [48], metalli pesanti [54], particolato [55-57]. Il biogas prodotto dalle discariche ha anche un’ulteriore ricaduta negativa a causa dell’effetto clima alterante del metano. Le emissioni di metano da discariche di rifiuti urbani e dalle acque di scarico ammontano a circa il 90% di tutte le emissioni prodotte dai vari sistemi di trattamento dei rifiuti. Tuttavia, pur rappresentando circa il 18% delle emissioni antropogeniche di metano, in termini globali le emissioni di gas serra, attribuibili ai rifiuti, contribuiscono solo in piccola parte alle emissioni antropogeniche totali di gas serra (circa il 3%) [58]. Uno studio sull’esposizione a piombo ha rilevato che la concentrazione di questo metallo tossico nella polvere domestica di case localizzate in prossimità di una discarica dismessa, superava i livelli di legge nel 17% dei casi e che valori rilevanti di piombo erano 15 riscontrabili nel sangue di bambini di età inferiore ai 6 anni residenti nell’area esaminata [54]. Studi in vitro hanno dimostrato una immuno-tossicità e una capacità di indurre processi flogistici più marcati per il particolato proveniente da siti che ospitavano discariche, rispetto a quello campionato in zone urbane e rurali [55].2

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