Due anni da Papa emerito

11037329_1561685790757510_5773656133899618362_nEra il 28 febbraio del 2013 quando il mondo di Hollywood invidiò il Vaticano e Joseph Ratzinger. Forse nemmeno il miglior regista poteva immaginare quello che solo 24 mesi fa (ma sembra già destinato ai libri di storia per come questa storia sia cambiata radicalmente in questi ultimi due anni) accadde. Il Papa si dimette (e lo aveva annunciato solo due settimane prima) e con una scenografia mozzafiato – degna della miglior Roma – con un elicottero sorvola la Città Eterna per dirigersi alla residenza papale di Castel Gandolfo dove, dalle ore 20, cessò di essere Papa. E lì iniziarono i problemi e gli entusiasmi. I problemi di chi – legittimamente – si poneva (e tuttora si pone) gli interrogativi sul perché un Papa si sia sentito in dovere, per il bene della Chiesa, di abdicare e su tutta una serie di questioni sostanziali per chi crede. Dal perché ostinarsi a farsi chiamare Papa (il Papa è uno e il diritto canonico, né tantomeno quello divino contemplano il papato emerito), dal vestire di bianco (aldilà delle ridicole giustificazioni sartoriali); il tutto esaltato dal Successore che preferisce il nome di Vescovo di Roma e si veste ancor meno da Papa del Papa emerito. E qui sorgono gli entusiasmi di tutti quelli che per otto anni (2005-2013) hanno sofferto il pontificato ratzingeriano. Tutto il clero che ha remato contro il proprio Capo e tutto il clero che non ha alzato un dito né una parola di fronte al vomitevole attacco subito, dallo “scandalo” pedofilia a quello Vatileaks con il maggiordomo che tradisce il Pontefice. Sembra assurdo che tutto questo sia accaduto, specie se lo si confronta con la papolatria oggi imperante verso Francesco, resa tale da una serie di mediocri vaticanisti che non hanno mascherato l’entusiasmo e ora si ricordano di cosa significa difendere il Papa. Stesso discorso vale per i vescovi e cardinali che solo con Bergoglio sanno cosa significa l’obbedienza al Papa; per anni essa è stata un opzional riservata a quella categoria di cattolici che hanno definito con sprezzante assenza di misericordia come “bigotti”. Ma la memoria è il miglior antidoto alla loro ipocrisia.

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