Una donna invalida per colpa del marito: è finita sulla sedia a rotelle per le percosse

Francesca Cucuzza

Una donna che oggi ha 36 anni, di nome Francesca Amelia Cucuzza,  e fino a cinque anni fa faceva la maestra d’asilo a Milano. Una vita serena che è stata interrotta proprio cinque anni fa con una condanna a vivere su una sedia a rotelle. Come ha  raccontato il quotidiano Il Giorno, Francesca infatti non cammina più, sta in piedi a malapena per mezz’ora ma poi i dolori la costringono a rimettersi seduta. A ridurla così è stato il marito da cui si è separata e contro il quale ha iniziato una battaglia legale per vedere riconosciuti i suoi torti. Sono stati anni di botte e violenze in cui le ha quasi spezzato la schiena: le ha rotto lo sterno, tutte le costole, bucato un polmone, provocato una emorragia, un dolorosissimo abbassamento renale. La donna ha anche perso l’uso di una gamba ma in questo elenco ci stiamo limitando alla “sola”  violenza fisica. C’è stata  anche quella sessuale e quella psicologica. “Ti ammazzo t…,dove credi di andare senza di me, io prima o poi ti ammazzo.” E ora Francesca è terrorizzata che ”il prima o poi” la denuncia non basti. La loro storia era cominciata una decina di anni fa, come ha raccontato Francesca al quotidiano: “Era carino, premuroso, avevamo entrambi la passione per gli animali. Ci siamo messi insieme, poi sposati quasi subito.. Appena sposati inizia la sua ossessione per il controllo: Se esci di casa mi devi mandare un sms, quando entri a scuola mi devi mandare un altro sms. E se non lo facevo abbastanza la sera, al ritorno a casa, erano liti e botte.” Erano sposati da pochi mesi e lei non aveva il coraggio di raccontare a nessuno le violenze. La prima denuncia formale parte dall’ospedale Mangiagalli la sera in cui Francesca arriva in condizioni pietose dopo i colpi e le ripetute violenze sessuali. Francesca inizia a raccontare di botte, insulti, cinghiate e agguati sotto casa: “Dopo la denuncia a lui, che faceva la guardia giurata, tolgono la pistola, quella con cui mi aveva obbligata a fare qualunque cosa. Me la puntava alle tempie o me la metteva in bocca, poi mi legava. Più io chiedevo aiuto, più la sua rabbia montava perché mi diceva che gli avevo fatto perdere il lavoro. ‘Ti ammazzo’, mi ripeteva. Alla fine non mi ha ammazzata ma mi ha ridotta in sedia a rotelle. Mi ha condannata a non vivere più.” I medici hanno confermato in udienza che il quadro clinico di Francesca è compatibile con le botte subite. Dopo un’archiviazione, nell’ultimo processo, l’ex marito è stato condannato a dieci mesi di reclusione, con sospensione della pena, ed è stato condannato a una provvisionale di 10mila euro. Significa che lui è libero mentre Francesca è condannata all’immobilità. La procura generale ha fatto appello contro la concessione delle attenuanti e chiede una pena più severa ma anche l’ex marito ha fatto appello: chiede l’assoluzione. Alla faccia della giustizia.

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