Tango

Domenica 18 luglio alle 21.30 nella piazza del Comune a Sabaudia si terrà la ‘prima’ della pièce teatrale ‘Il profumo dell’ultimo tango’, tratta dal romanzo omonimo di Gian Luca Campagna. Uno spettacolo in 4 atti, che unisce musica, teatro, reading e letteratura, per la regia di Simona Serino e portato in scena dalla compagnia Palco 19, con ingresso libero nel rispetto delle norme antiCovid19. Lo spettacolo sintetizza alcuni momenti principali del romanzo ambientato durante la feroce dittatura militare argentina degli anni ’70 fino ai giorni nostri, con protagonista lo strampalato detective italoargentino José Cavalcanti, chiamato a indagare in una tentacolare Buenos Aires su un caso nuovo ma che affonda le sue radici a 40 anni prima, tra giustizia, vendetta, perdono nell’eterna lotta tra Bene e Male, cercando di far affiorare storie dimenticate, con la memoria e la testimonianza utilizzata come antidoto all’indifferenza e all’oblio, unita alla ricerca dell’identità e ai diritti umani calpestati. Il cast degli attori è composto da Juri Battisti (nel ruolo di José Cavalcanti), Mariangela Rosa, Francesca Castaldi, Martina Dora Sanguigni, Giorgio Bastonini, Giorgio Bròcani e lo stesso Gian Luca Campagna, per la regia di Simona Serino. Perché un romanzo, poi una pièce, ambientato in Argentina? “Perché la memoria resta il vero antidoto contro l’indifferenza. Non c’è solo l’Olocausto o le foibe, appartengono alle tragedie della Storia anche momenti all’apparenza fonte di gioia come i Mondiali di calcio del 1978 in Argentina, quella gioia contagiosa in realtà nascondeva l’orrore delle torture da parte del governo argentino e i voli della morte (30mila sono i desaparecidos). Ero un bambino ma mi alzavo di notte per vedere le partite degli azzurri di Bearzot, poi a distanza di anni hai la percezione che il grande inganno ordito a forma di pallone si è tramutato in tragica realtà: le Ford Falcon che ringhiano sull’asfalto, l’arroganza delle patotas, i bambini sottratti alle famiglie, le torture imposte dal governo, i desaparecidos, i girotondi strazianti delle Madres attorno all’Obelisco di plaza de Mayo, i voli della morte… sono diventati nel tempo dei frammenti che si sono accavallati fino a creare un film completo. Tu credi che tutto appartenga al passato, invece no. Perché quando i conflitti sono irrisolti sono sempre attuali, li covi dentro. Si muovono dentro finché, almeno nella fiction, cerchi la pace. È anche un modo per chiedere scusa a chi ha sofferto quando invece inconsapevolmente si partecipava a una gioia effimera” dice l’autore Gian Luca Campagna.

La trama. Buenos Aires, giugno 1978. In nome dell’orrore l‘Argentina della junta militar si prepara al trionfo dei Mondiali di calcio, gli oppositori vengono prelevati dalle case e fatti sparire nel nulla. Sono i desaparecidos. Buenos Aires, giugno 2018, scompaiono altri ragazzi. Josè Cavalcanti, investigatore privato che trasforma nell’ora di pranzo il suo pied à terre in un’alcova per gourmet, è ingaggiato da una sua ex fiamma per ritrovare il figlio adolescente desaparecido. Nella cornice di notti etiliche, ritmate da tanghi malinconici, tra ufficiali in pensione, spie sempre in azione, magistrati politicizzati, prostitute sotto mentite spoglie, dottori della morte pentiti, operai senza futuro, immigrati italiani nostalgici, Cavalcanti scoprirà che i ragazzini scomparsi sono parenti dei sostenitori della junta militar. Ma chi li ha rapiti e perché? Qual è la sorte che li attende? In sella al suo sidecar Ural, con l’aiuto-chef Cholo e i due dogo Clan & Destino, Cavalcanti scoprirà una verità tragica e amara… Giustizia, vendetta e perdono danzano su un filo sottile che rischia di spezzarsi a ogni alito d’azione.

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