Patriarches-Orientaux-300x186Il dialogo tra le religioni? Dicono sia una gran cosa. Qualche sospetto questa ostentata sicurezza la lascia. Sia nei principi che, inevitabilmente, nella pratica. Lo ha ripetuto, parlando di genitori e figli, papa Francesco nell’udienza generale di ieri: “Il problema, però, non è solo parlare. Anzi, un “dialoghismo” superficiale non porta a un vero incontro della mente e del cuore.” E lo faceva notare già Benedetto XVI in una lettera che faceva da prefazione al libro di Marcello Pera Perché dobbiamo dirci cristiani: “Ella spiega con grande chiarezza che un dialogo interreligioso nel senso stretto della parola non è possibile, mentre urge tanto più il dialogo interculturale che approfondisce le conseguenze culturali della decisione religiosa di fondo. Mentre su quest’ultima un vero dialogo non è possibile senza mettere fra parentesi la propria fede, occorre affrontare nel confronto pubblico le conseguenze culturali delle decisioni religiose di fondo. Qui il dialogo e una mutua correzione e un arricchimento vicendevole sono possibili e necessari.” Nella pratica, quindi, questo dialogo lascia piuttosto perplessi. Il quotidiano ImolaOggi riporta come: “Ieri, in piazza Duomo a Milano, sembrava di essere nel cuore de La Mecca, con l’invocazione dei muezzin che risuonava il grido, per molti non privo di rivolti inquietanti, «Allah Akbar», ossia «Allah è grande». […] Cioè, all’interno della prima preghiera che ci insegnano da bambini, la preghiera che accompagna i matrimoni cristiani nonché la preghiera che esalta l’eccellenza femminile all’interno del progetto creaturale di Dio, ebbene nel bel mezzo di questa preghiera-poesia, sentiamo dire «Allah è grande»?” Pare sia un vizio radicato quello del clero cattolico di modificare e approvare i cambiamenti e le invenzioni nella preghiera – pubblica o privata – della Chiesa. Senza entrare nel problema teologico ci potremmo considerare soddisfatti se qualcuno fosse paziente e capace di spiegarci se davvero questo dialogo è fruttuoso; se davvero i non cattolici sono ammirati da questa capacità di tradire e rinnegare ciò che di più sacro, la tradizione e le preghiere, un uomo di fede ha.

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