Aylan+-+il+cadavere+tenuto+da+un+agenteIl problema è che siamo satolli di menzogne e non riusciamo più a distinguere la realtà dalla manipolazione. La foto del bambino morto sulla spiaggia di Aylan ne è l’ennesima dimostrazione. Tanto che coloro che sostengono che essa si tratti di un falso, vengono derisi e sbeffeggiati. E a poco serve che vengono portate delle prove, come altre foto che mostrano come quel corpo sia stato posizionato in un determinato modo per risultare più fotogenico. Più che il disgusto e la rabbia per la morte di un bambino (a questo punto, presunta) ci si dovrebbe indignare e disgustare perché qualcuno si è servito di un bambino per perseguire i propri fini. Ma se di questo ci si può scandalizzare fino ad un certo punto, se soltanto si riflette un attimo nel mondo in cui viviamo, dove la persona umana non ha più un valore, ci si può – con un certo senso di inquietudine – domandare chi e perché ha organizzato tutto questo. Risultano interessanti le parole di Maurizio Blondet: “Perché quello è il motivo della foto, dell’operazione: stroncare ogni obiezione politica e razionale sulla “accoglienza senza limiti”, ogni ragionamento sul perché e sul come. E mobilitare il sentimentalismo della massa che vive nell’irrealtà (quella che su Facebook si scambia immagini di gattini), orripilarla, farla reagire di fronte a questa intrusione della realtà: “Bisogna fare qualcosa! Subito! Accoglierli!””. Ovviamente, al termine della lettura di queste parole, parte subito la strumentalizzazione dando addosso a chi le pronuncia accusandolo di cattiveria, discriminazione e quant’altro. Ma è più grave chiudere gli occhi di fronte ad ogni truffa o, anche a costo di risultare sgraditi, mostrare il vomitevole mondo in cui viviamo?

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