Il tavolo deserto
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Lavoratori
Lavoratori
Lavoratori
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Mitrano e D'Elia con i lavoratori del Comitato del Golfo
Mitrano e D’Elia con i lavoratori del Comitato del Golfo
Lavoratori
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Da una settimana il Comitato Lavoratori del Golfo si stava preparando per un incontro istituzionale con i sindaci del comprensorio del Golfo di Gaeta, con la Provincia, la Regione, l’Autorità Portuale e il Consorzio Industriale. Infatti, con la riunione che c’è stata a Formia tra tutti i lavoratori senza l’impiego, si è avuta una discussione che ha avuto anche la partecipazione di una rappresentate dell’Avio Interiors, Debora, la quale ha portato l’esperienza della lotta che stanno portando avanti da tempo per questa questione, e lei che comunque è una bracciante legata a cooperative che lavorano nel comparto di questa azienda, per quanto ci sia stata l’auto gestione de il commissariamento, ed al di là di interpellanze della deputata Polverini e l’interessamento della presidente Provinciale Della Penna, si è comunque formato un presidio all’interno di occupazione con un coordinamento chiamato Coordinamento Operai Uniti. Anche una mozione consegnata a Zingaretti non ha sortito l’effetto sperato, tenendo presente che presto si interromperà di nuovo la produzione.

Ed a questo punto che il Comitato Lavoratori del Golfo ha voluto preparare questo documento, propedeutico all’incontro del 22 aprile, ed in questo documento viene presentata l’istanza di un comitato nato spontaneamente per la difesa del posto di lavoro.

Infatti Comitato nato spontaneamente dall’aggregazione di lavoratori e lavoratrici di diverse realtà aziendali in crisi nel Golfo di Gaeta che hanno prodotto, a fronte di gravi incertezze sul futuro delle stesse, condizioni professionali di disoccupazione, cassa integrazione, precarizzazione ed esternalizzazioni.

Ci accomuna:

– La constatazione che nel Golfo mancano evidenti progetti pubblici di sviluppo e seri piani industriali riguardanti le aziende locali, così divenute facili prede di avventurieri e speculatori di varie dimensioni.

– L’idea che la politica dei tavoli di accordo separati per singole aziende e dei generici protocolli di intesa con scarse garanzie per il lavoro, stiano di fatto favorendo questo approccio inefficace e non di insieme al problema occupazionale e produttivo nel Golfo.

– La volontà di unire in una comune lotta, con indirizzi e proposte condivise, tutti i lavoratori che sono stati in diverso modo toccati dalle varie crisi di settore e di azienda, al di là di delle realtà lavorative di appartenenza e le eventuali sigle sindacali alle quali essi sono iscritti.

Contrastiamo e denunciamo la trasformazione economica del Golfo in una “terra di nessuno” di facile penetrazione e conquista per affaristi ( finanche di provenienza malavitosa) che non hanno ad interesse il bene delle nostre comunità e la difesa delle occupazioni ed attività esistenti.

In questo senso reputiamo inefficace e spesso poco trasparente l’attività dei vari enti pubblici coinvolti nella gestione di tutto ciò che riguarda lavoro e sviluppo nelle nostre città.

–  Le varie Amministrazioni locali, nel loro approccio estemporaneo, frammentato e non globale alla grave crisi economica del Golfo, ci appaiono assai deboli persino nel ruolo minimo di tutela dei cittadini lavoratori là dove dovrebbero rappresentarne gli interessi.  Al di là dei proclami enfatici per protocolli di intesa peggiorativi, non ci sembra che i nostri amministratori si impuntino in queste situazioni per vincolare le loro adesioni e firme a serie garanzie occupazionali e di investimento sul territorio. Neppure ci sembra che svolgano un rigido ruolo in tal senso all’interno di altri enti nei quali hanno funzione decisionale.

– Caso evidente è l’Autorità Portuale del Lazio, network del quale fa parte Gaeta con pure apposito rappresentante dell’amministrazione comunale. Oltre a destinare la città sud pontina a un ruolo commerciale marginale rispetto altri porti preferendo investire invece in infrastrutture quali ad esempio le rotonde stradali che nulla creano in termini di stabile occupazione, questa Authority non sta affrontando con totale priorità neppure casi di gravi crisi industriali su territori di sua concessione (vedi Italcraft).

– Infine ci sembra addirittura oscura per tanti versi l’attività del Consorzio Industriale del Sud Pontino, altro ente pubblico con nomine politiche. Da tale ente è in certi casi rilevanti addirittura impossibile avere risposte chiare su quali siano le proprie visioni e progetti, caso assai grave se si pensa il ruolo che dovrebbe svolgere proprio per la progettualità industriale del nostro territorio. Mentre le fabbriche chiudono, il Consorzio ci parla di ingenti investimenti sulla viabilità (cosa certamente importante, viste le somme di denaro pubblico che fa girare) ma latita invece in momenti cruciali di varie vertenze. Se poi interrogata, ad esempio, su quali siano i progetti che condivide per il porto di Gaeta o cosa sia più specificamente il “progetto Cesena” (che non prevede l’esistenza delle attuali industrie in zona demaniale) ecco che si silenzia.

Il caso Gaeta

Proprio la situazione di Gaeta ha avuto un ruolo importante nel costituirsi del Comitato dei Lavoratori del Golfo con queste sue idee e necessità. In questa città lavorano (o meglio “lavoravano”) molti dei suoi costituenti. Qui stiamo assistendo negli anni a una trasformazione del suo  settore industriale posizionato nell’area portuale e demaniale che ha aspetti troppo lampanti per essere casuale.

Di fatto è in corso una dismissione graduale di tutto il distretto industriale, che avviene per piccoli ma fatali passi.  Imprenditori, in alcuni casi addirittura improvvisati nell’attività acquisita, che disinvestono, chiudono reparti, mettono in  cassa integrazione i lavoratori senza rispettare accordi di rotazione o di graduale reinserimento (operazioni queste ultime che favoriscono artificiosamente una competizione fra i dipendenti stessi e persino fra le sigle sindacali). Tutto questo avviene in proporzioni spesso non giustificate da crisi di settore o in rifiuto di altre soluzioni più razionali ed auspicabili in termini economici e sociali, spesso in totale spregio pure della qualificata professionalità delle maestranze a disposizione.

Contemporaneamente sappiamo però quanto cresce di valore il territorio sul quale sono presenti tali siti industriali, un prezzo che aumenta ancor di più al presagirsi delle nuove possibilità legate alla portualità commerciale e turistica:  scenari che però non contemplano la continuità dei posti di lavoro di chi attualmente è dipendente delle presenti aziende. Tutto questo mentre si siglano protocolli che, tramite l’utilizzo di ammortizzatori sociali, servono più che altro a prendere tempo (e fanno scadere poi la mobilità dei lavoratori, che così non hanno più alcun vincolo positivo con i proprietari, finendo definitivamente in strada).

L’esempio di Gaeta ha certe le sue particolarità, ma per altri aspetti non è tanto dissimile da quanto avviene nelle altre città del Golfo, dove aziende di varie dimensioni chiudono o cambiano di proprietà, magari dopo fallimenti,  gettando in strada i lavoratori o sostituendo questi con altri ad altre condizioni contrattuali, spesso più precarie o risultanti da rapporti clientelari.

Alla luce di tutto ciò  CHIEDIAMO:

– quale progettualità sono messe in campo dalle istituzioni per lo sviluppo economico industriale sociale per il territorio del Golfo;

–  L’impegno dei vari amministratori ed autorità ad instaurare con dovuta frequenza tavoli di discussione intercomunali il più possibile allargarti in termini di territorio, di realtà produttive e lavorative e di vertenze coinvolte, in modo di affrontare in questi incontri la questione della contrattazione e formulazione di piani industriali e di sviluppo degni di questi nomi.

–  La presenza a tali tavoli, oltre che delle classiche rappresentanze delle parti sociali, pure del Comitato dei Lavoratori del Golfo, organizzazione unitaria e territoriale dei lavoratori, avente appunto funzione di rappresentare la visione politico-economica globale dei lavoratori vari e le loro esperienze, al di là  delle problematiche delle singole aziende, giungendo con questo a dar voce diretta pure a precari, lavoratori non sindacalizzati, disoccupati e chiunque in qualche modo con la crisi sia espulso dal processo lavorativo. Un soggetto quindi con importanti finalità, diverse ma compatibili con quello di sindacati, partiti ed associazioni territoriali.

– La convocazione del Comitato dei Lavoratori del Golfo pure nel caso delle riunioni importanti di enti quali l’Autorità Portuale e Consorzio Industriale quando riguardanti il territorio e il suo rapporto diretto con le realtà lavorative presenti su di esso

–  L’impegno delle varie amministrazioni a costituire un fondo integrativo intercomunale a sostegno dei lavoratori in cassa integrazione e mobilità anche senza reddito

–  forme di esenzioni comunali per gli stessi

– L’ausilio economico, logistico e legale da parte dei Comuni a quei lavoratori che decidessero di intraprendere esperienze di auto-organizzazione cooperativa al fine di affrontare la condizione di disagio occupazionale (sull’esempio della vicina Mancoop).

Questo è il documento che è stato consegnato il 22 aprile al Comune di Gaeta con tanto di timbro di protocollo. Che cosa è successo?

Quello che succede sempre, ossia che i politici non si presentano, infatti l’incontro, previsto per le ore 11,00, cominciato con un po’ di ritardo, ha visto solamente la presenza del sindaco Mitrano, e solo molto più tardi la venuta dell’Assessore alla Attività Produttive del Comune di Formia D’Elia ed un consigliere comunale di Castelforte.

Il corto circuito che le istituzioni hanno creato per la situazione del Golfo di Gaeta sta continuando, le politiche sindacali che portano ad un incontro solamente con Provincia e Regione ai Lavoratori che sono inseriti in questo comitato di lotta non va molto a genio, e la riprova è l’assenza delle istituzioni che si è determinata . A questo punto ci si chiede, e a pensar male si fa peccato, come mai i sindaci e i vari enti invitati non sono venuti, anzi si sono scusati telefonicamente durante la riunione informale che si è tenuta con Mitrano? Avevano paura che Mitrano diventasse protagonista assoluto dell’evento? A queste domande i Lavoratori vorrebbero una risposta, in quanto con le chiacchiere non ci si paga la luce o l’affitto di casa. Loro vorrebbero queste risposte, una situazione dove le parole del Ministro Padoan che dice che l’Italia sta uscendo dalla recessione, ma di fatto la deindustrializzazione del Golfo di Gaeta è ancora in atto, questa situazione non è sicuramente buona. Se gli enti come Provincia di Latina e Regione preferiscono trattare con le parti sociali in camera caritatis, a questi lavoratori a cui è stata calpestata la dignità non sta bene.

Quindi a questo punto per organizzarsi i lavoratori del Comitato presenti hanno visto e misurato con mano la presenza, o meglio l’assenza, delle istituzioni invitate, e quindi questa assenza giustifica la cattiva volontà delle istituzioni di non voler incontrare un comitato, che è un comitato di lotta slegato dalle istituzioni, e non legato ai sindacati. Quindi il comitato si riunirà nei prossimi giorni per stabilire quali saranno le prossime strategie in programma, tenendo anche presente che a tutt’oggi delle aziende come Italcraft si sono dissociate, ed altre aziende ancora non conoscono il cosiddetto comitato per poter agire in funzione della lotta per il lavoro che questi uomini e donne vogliono fare per definire una volta per tutte il loro futuro e quello delle loro famiglie.

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