Il discorso di Bartolomeo nella ricorrenza del 25 aprile

A.N.F.I. Formia
A.N.F.I. Formia
Sindaco Bartolomeo
Sindaco Bartolomeo
Schieramento
Schieramento
D'Angio
D’Angio
Sandro Bartolomeo
Sandro Bartolomeo
Schieramento
Schieramento
Ingresso nella Piazza
Ingresso nella Piazza
Corteo
Corteo
Banda
Banda
Banda
Banda
Corteo
Corteo
Corteo
Corteo
Uscita dalla Chiesa
Uscita dalla Chiesa
Componente banda
Componente banda

Dopo che la funzione religiosa era terminata, il corteo preceduto dallo stendardo del Comune al suono della Marcia Militare “parata d’Eroi” è arrivato in pazza della Vittoria dove c’è il monumento dedicato ai caduti militari fino alla Prima Guerra Mondiale. Dopo aver reso gli onori ai caduti e alle autorità con i tre classici squilli di tromba e l’esecuzione della “Leggenda del Piave” il sindaco Bartolomeo ha preso la parola davanti a tutte le autorità militari e le associazioni combattentistiche e d’arma schierate nella piazza.

Ecco il discorso di Bartolomeo che ha richiamato al ricordo dei lutti dell’ultima guerra e alla necessità di accogliere le persone che arrivano dal mare che anche loro scappano da guerre e da altre situazioni negative:

” Cari cittadini, rappresentati elle Forze dell’Ordine, delle Forze Armate, autorità tutte qui presenti. Nel 71° anniversario della Liberazione del nostro paese dall’oppressione nazista e fascista, io credo che noi abbiamo il dovere di ricordare tutti coloro in primo luogo quanti in questa nostra città, per via di quei fatti di quella insensata guerra ebbero a soffrire patimenti e morte. Sono stati più di 1000 i nostri concittadini che hanno perso la vita in quell’anno tragico, degli anni storici del 1944 e del1945. Oggi voglio ricordarne in particolare due, Cosmo Valeriano e Vittorio Valerio, scomparsi in operazioni militari, operazioni belliche, che nella nostra città vorrà ricordare come un giorno come una maggiore autorevolezza e libertà. ma il problema vero che si sente oggi è quello di contestualizzare la festa della Liberazione nel nostro paese, la libertà riacquistata, i valori fondanti di questa democrazia nata dalla Resistenza. Che cosa resta oggi di tutto questo e soprattutto come questi valori devono essere investiti per il futuro del nostro paese? Vedete, l’Italia e l’Europa intera da oltre 70 anni nono conosce guerre, io credo però che dobbiamo essere molto vigili, molto attenti, perché se noi ci siamo risparmiati questi eventi dolorosi, alle nostre porte, a poche migliaia  di chilometri da qui le guerre infuriano, la pace è un lontano ricordo, da oggi da quelle guerre la gente scappa in situazioni drammatiche, abbiamo tutti nei nostri occhi le immagini delle persone che sbarcano via mare, via terra, con bambini di pochi mesi in braccio, abbiamo tutti le immagini dei bambini annegati sulle spiagge, abbiamo tutte le immagini di decine di migliaia di persone ammassate ai confini di quella che per loro può sembrare giustamente la strada per una vita migliore. bene, la scelta credo che noi dobbiamo fare e se dobbiamo questo indegnamente proteggere il nostro benessere, se dobbiamo indegnamente chiuderci dietro le nostre comunità o aprire gli occhi e capire che la nostra tranquillità futura, quella dei nostri figli, dipende dal modo in cui sapremo gestire la vicenda dell’emigrazione. Nessuno si faccia illusioni, che alzando dei muri, impedendo alle persone di muoversi si possa arrivare ad avere un mondo più sereno. Non facciamo altro che porre le basi per un mondo ancora più ostile e non sappiamo quando questa ostilità ci arriverà addosso e ci punirà. Allora oggi il dovere di accoglienza è un dovere di democrazia, non è un valore qualsiasi. Accogliere significa fare quello che hanno fatto altri nei nostri confronti, decine e decine di anni fa. Ceh nessuno dimentichi che noi siamo stati un popolo di emigranti, oggi accogliamo gli immigrati. Ci sono paesi al mondo, vi faccio l’esempio dell’Argentina dove il 50% degli abitanti sono italiani, pensate a questi milioni di italiani che sono emigrati negli Stati Uniti. Bene, anche noi eravamo vissuti all’inizio come spesso noi viviamo i fenomeni dell’immigrazione, oggi anche tanti concittadini formiani emigrati negli U.S.A. con i loro figli, occupano anche posti di responsabilità, hanno avuto e fatto strade importanti, perché questi hanno saputo accogliere e allora io posso che l’Italia antifascista che è innanzitutto un ideale di accettazione di tutte le differenze che ci sono fra di noi, significa innanzitutto questo. Noi vogliamo un paese plurale, un paese nel quale tutti abbiamo la stessa dignità, gli stessi diritti e anche gli stessi doveri. Dal modo in cui noi accoglieremo saremo a nostra volta ricambiati. Ecco perché io credo che noi ai nostri figli e ai nostri nipoti dobbiamo insegnare le azioni positive. Io penso che la nostra città da questo punto di vista abbia già cominciato a fare delle cose abbastanza buone, a Formia ci sono alcune decine di persone immigrate che vivono nella nostra città e io mi auguro che lo facciano in piena tolleranza, in piena integrazione con tutti quanti noi come è avvenuto fino a questo momento. E’ questo che io auguro a Formia: di essere una città libera, tollerante e capace di continuare a camminare nel solco della solidarietà verso tutte le persone che ne hanno bisogno. Viva Formia e viva l’Italia libera e democratica.”

Poi l’inno nazionale ha suggellato nei cuori dei presenti questo momento emozionante, poi una breve esibizione della banda cittadina “U. Scipione – Città di Formia” che ha intonato l’inno dei partigiani “bella Ciaio2 ed altri due brano. Siccome il tempo non era molto clemente e minacciava di piovere, la banda si è ritirata in buon ordine per rivederci in questo luogo il prossimo 25 aprile.

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