Diritti negati: licenziamento di un disabile a Formia. Scritto di Delio Fantasia su Formia Città Aperta


Protesta

La mancanza di un vero assessore alle politiche sociali si fa sentire, dopo le dimissioni dall’incarico di amministratore al ramo dei servizi sociali Giovanni “Gianni” D’Angiò. Su questo versante non  si hanno molte notizie. E se fosse vera anche questa notizia, ossia il licenziamento di un disabile, l’unico peraltro esistente in quella che era in sostanza la gestione dei parcheggi pubblici a Formia, l’assenza di interventi come quello della presidente della Consulta alla disabilità Franca Masiello oppure del presidente dell’Associazione “La Normalità” Mario Bianchini, la questione è più grave  di quanto si pensi. Ma ancora, e se fosse vera questa notizia, il vero responsabile di questa vicenda di non inclusione è il primo cittadino di Formia, la signora Paola Villa, la quale ha sempre sostenuto in campagna elettorale prima e da eletta come prima rappresentate della città, che avrebbe fatto dell’inclusione una sua bandiera di propaganda politica. Non basta apporre una bandiera arcobaleno sulla facciata del Palazzo Municipale per dichiararsi pacifisti, la pace va praticata giorno per giorno e non fare dichiarazioni che sono come parole che girano per aria trasportate dal vento. Se fosse vero quello che ha scritto Delio Fantasia, blogger di Formia Città Aperta, allora veramente l’inclusione sociale è a rischio. Ma che cosa ha scritto Delio Fantasia il 18 novembre? Lo riportiamo in questo scritto:

“Definirla vergognosa è poco: la storia del licenziamento dell’unico lavoratore disabile del servizio della sosta a pagamento a Formia, è più che vergognosa. E’ più che vergognosa perché sostenuta dalle segreterie provinciali dei sindacati confederali CGIL, CISL e UIL che hanno sottoscritto l’accordo sindacale del passaggio d’azienda nel quale è previsto il licenziamento, legittimando le velleità del “padrone” e calpestando le più elementari norme del diritto universale del lavoro. I sindacati confederali CGIL, CISL e UIL, attraverso i loro segretari provinciali Franco Meschino, Claudia Baroncino e Gianfranco Cartisano (e le RSA aziendali), hanno sottoscritto l’accordo sindacale avendo piena contezza del licenziamento del lavoratore disabile. Nel testo dell’accordo, infatti, è scritto: “L’azienda specifica che in merito a uno dei lavoratori oggetto di visita preventiva (pensate, il lavoratore disabile non ha superato la visita medica per l’idoneità alla mansione n.d.a.) lo stesso non risulterebbe avere le condizioni necessarie per l’espletamento delle attività di ausiliario del traffico (ma va’ … n.d.a.), e per questo e al solo fine di salvaguardare l’occupazione, l’azienda (non assume il lavoratore n.d.a.) si riserva di adibire il lavoratore ad altre mansioni”. L’azienda si riserva in futuro, forse, poi vediamo, dipende, sentita la committenza, fatte tutte le valutazioni, interpellati gli organi provinciali, ad adibire il lavoratore ad altre mansioni. Per ora i suoi colleghi sono stati tutti assunti e lui no, poi vediamo. Per ora non ci sono altre mansioni, perché il lavoratore non è assunto, poi vediamo. Il lavoratore interessato è addetto nella gestione dei parcheggi a Formia dal 1999,  ha sempre svolto correttamente il suo lavoro, non ha mai ricevuto manco mezzo provvedimento disciplinare, è sempre stato assunto insieme ai sui colleghi durante tutti i passaggi di cantiere, mai un ritardo, mai un’assenza ingiustificata, eppure stavolta è fuori. Deve aspettare. Poi vediamo. E come se stasera tredici ragazzi andassero in pizzeria e il titolare dell’esercizio pubblico lasciasse fuori l’unico ragazzo disabile, riservandosi successivamente di decidere. Se anche dopo soli due minuti al ragazzo fosse concesso di entrare nel ristorante, resterebbe comunque l’onta della palese discriminazione. Anche per soli due minuti. Un licenziamento è un fatto drammatico e quando colpisce un lavoratore disabile lo è ancora di più. Le rassicurazioni di una futura assunzione, a questo punto percepita come una concessione di favore, come un piacere, non basteranno a cancellare il trauma che il lavoratore ha subito. Essere riassunto tra qualche settimana, con la benevolenza del titolare dell’azienda, cancella di botto il diritto universale al lavoro e riconosce il “piacere” e il “favore” del datore di lavoro come regolatori del mercato del lavoro. La mancata assunzione nell’azienda subentrante di un appalto è un vero e proprio licenziamento, soprattutto per un soggetto addetto ai parcheggi da vent’anni. Un licenziamento avvenuto senza alcun motivo disciplinare o per scarso rendimento, ma per mera discriminazione. Una situazione inaccettabile per la nostra città, che non può permettersi di assistere inerte a questo vero e proprio licenziamento discriminatorio. L’accordo sindacale per il passaggio di cantiere servirebbe proprio a evitare il mancato rispetto della clausola sociale e a garantire i lavoratori da possibili discriminazioni. A questo punto viene da chiedersi: a cosa serve un accordo sindacale se anche un solo lavoratore resta fuori? Il sindaco di Formia convochi immediatamente le parti sociali, azienda e sindacati confederali (ne ha il potere), e risolva la questione. Nel frattempo, a nome dell’intera città, chieda scusa al lavoratore e si impegni affinché non accada più alcun episodio del genere.”

Ma la domanda sorge spontanea: possiamo fidarci di un’azienda che ha fatto della discriminazione un suo punto di orgoglio di andamento aziendale? Per me personalmente no, visto che comunque è stata discriminata una persona che per legge fa parte di una categoria protetta e solo per questo fatto andrebbe revocato l’appalto che è stato appena assegnato tramite bando.  La patata bollente passa ora nelle mani del sindaco Paola Villa, che dovrà (lo si spera) far vedere che  parole come inclusione sociale  non girano nel vento come delle trottole impazzite.

Articoli Correlati

- No Comments on this Post -

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *