DIETRO OGNI FARMACO C’E’ UNO STUDIO DI CIRCA OTTO ANNI.

imgresNel mondo occidentale si prendono diverse medicine, nella convinzione che per ogni malessere o disagio esista un rimedio da acquistare in farmacia, sugli scaffali delle farmacie troviamo circa 4.000 diverse confezioni di medicine: una minima parte come gli antibiotici, elimina le cause di una malattia, la maggioranza invece come per esempio gli ipertensivi, cura solo i sintomi. La realizzazione di un farmaco è completamente nelle mani dell’industria farmaceutica, la quale ha bisogno della ricerca scientifica per attuare molti progetti, ma vi sono campi di studio quasi del tutto dimenticati dall’industria, come quelle sulle malattie rare che colpiscono non più di cinque persone su diecimila, dove l’industria farmaceutica ha difficoltà nel recuperare i capitali investiti nella ricerca. Su 985 prodotti che potrebbero essere attivi su queste patologie, negli ultimi tredici anni ne sono stati approvati soltanto 85 e questo poiché mancano fondi e interessi da parte dell’industria farmaceutica. Ogni anno sono oltre un milione e mezzo i farmaci allo studio in laboratorio, ma solo 25 escono promossi dalla fase clinica finale, dopo circa otto anni di studi: i nuovi farmaci approvati ogni anno normalmente sono una versione lievemente modificata di un vecchio farmaco, di cui sta per scadere il brevetto che dura vent’anni. Quasi sempre il bersaglio dei farmaci sono le proteine contenute nelle nostre cellule, nel nostro corpo ci sono almeno 50mila proteine ma per ora soltanto di seimila conosciamo la forma in tre dimensioni. Per capire se un farmaco funziona bisogna testarlo, la prima serie di test si fa in provetta, somministrando il farmaco ad un gruppo di cellule malate prelevate dai pazienti e fatte crescere in un liquido pieno di nutrienti, per verificare se le cellule muoiono, smettono di proliferare o riprendono vigore, basta un microscopio. Serve anche un esperimento di controllo con cellule sane, perché se il farmaco è specifico per la malattia che si vuole curare, le cellule sane non dovrebbero subire alcun effetto. Si passa in seguito ai test sugli animali, condotti su più di una specie, prima che si possa passare alla sperimentazione clinica nell’uomo. Più del 95% dei test è fatto su topi e ratti che ci somigliano per caratteristiche genetiche e per le molte malattie che sviluppano, superati tutti i test per il nuovo farmaco serve l’autorizzazione che nei paesi dell’UE è rilasciata dall’European Medicines Agency.
Rino R. Sortino

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