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Le società di oggi criminalizzano i giustizieri e sottolineano l’importanza del perdono, gli psicologici invece, sono sempre più interessati a scoprire cosa c’è dietro il desiderio di vendetta che sta diventando sempre più un’esigenza. La vendetta è innata nella natura umana, fin dagli albori dell’evoluzione della natura umana, i membri delle tribù si sono sempre trovati a collaborare e proprio per questa attitudine alla cooperazione, c’era forte il rischio di farsi sfruttare. La vendetta sopraggiungeva quando qualcuno tradiva questo patto di cooperazione, anche oggi in un qualsiasi contesto lavorativo, subire un torto, può ledere la professionalità dell’accusato e se chi viene attaccato rinuncia a reagire, la mancata vendetta rischia di legittimare i dubbi del comportamento di chi ha subito il danno, macchiando la sua reputazione. La vendetta è uno dei quattro principali moventi criminosi assieme alla ricerca del piacere, all’odio e al vantaggio personale e nonostante sia naturale che un familiare provi il desiderio di vendicarsi verso la persona responsabile della perdita del congiunto, tuttavia la persona cara non tornerà più in vita. Non esistono tratti di personalità tipici delle persone vendicative, tutti potenzialmente possono esserlo, ma sono le persone meno mature a farlo con maggiore facilità perché prive di autocontrollo. Se chi è psicologicamente maturo può accettare che il compito di fare giustizia debba essere demandato ad altri, (ad un magistrato ad esempio), chi è immaturo o affetto da psicopatologie può sviluppare il desiderio di farsi giustizia da solo, come è il caso dei disturbi paranoidi: il paranoide infatti ha una modalità alterata di leggere la realtà, ritiene di essere perseguitato e questa sua convinzione lo porta a vivere un forte senso di ingiustizia che lo autorizza alla vendetta. Negli ultimi tempi in Italia ci sono stati anche assurdi casi vendicativi, in situazioni di conflittualità di coppia, in cui si sono avuti episodi di sfregio con l’acido verso donne che rifiutavano la continuazione di un legame affettivo. Quando il crimine è motivato da vendetta in genere non è frutto di un impulso emotivo, ma il risultato di una lenta elaborazione di un piano, agendo con freddezza il soggetto vendicativo riesce a essere razionale, non lascia tracce ed è attento a non fasi identificare, per questo le indagini sui crimini commessi per vendetta sono particolarmente difficoltose: a differenza della rabbia che conduce ad azioni immediate e impulsive, la vendetta è un piatto che normalmente si consuma freddo.
Rino R. Sortino

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