Messale Romano

Il 29 novembre di quest’anno, inizio del nuovo anno liturgico che risponde alla prima domenica d’Avvento, sono in vigore le novità che riguardano la celebrazione eucaristica. Una riforma che papa Francesco ha fortemente voluto, per far si che il linguaggio si aggiorni a delle forme più inclusive dei fedeli. Questa nuova edizione, la terza da quando si è concluso il Concilio Vaticano II, è stato presentato in estate alla presenza del pontefice dal presiodente della Conferenza Episcopale Italiana l’arcivescovo di Perugia – Città della Pieve il cardinale Gualtiero Bassetti. La novità consiste nel cambiamento di alcune formule che vengono pronunciate durante la celebrazione eucaristica nelle chiese parrocchaile e nelle cappellanie. Il Santo Padre, dopo che la Congregazione per il Culto divino e la disciplia dei Sacramenti ha vagliato tutte le formule rinnovate elaborate dalla commissione che ha lavorato alla stesura del nuovo volume, ha dato la sua approvazione per la pubblicazione e la promulgazione. Anche se ci sono state alcune critiche riguardo la modifica delle preghiere, comunque c’è l’intenzione di continuare l’applicazione delle norme contenute dei documenti conciliare da parte del vescovo di Roma. Ma quali sono le novità che fra una settimana saranno obbligatorie? Si comincia con il Confiteor, ossia l’atto penitenziale, che prevede questa seguente formulazione: “Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli e sorelle…..”, per utilizzare un linguaggio di genere più inclusivo (prima si diceva solo “a voi fratelli). Nel Kyrie si preferisce utilizzare la formuala in greco Kyrie eleison, mentre per il Gloria l’inzio è stato modificato nel seguente modo: “Gloria a Dio nell’altro dei cieli e pacre in terra amati dal Signore”. Anche le preghiere erucaristiche per la consacrazione del pane e vino hanno subito delle modifiche. Così come il Padre nostro, che già da qualche tempo è stata utilizzata la nuova versione nel punto “e non ci abbandonare in tentazione”, che ha sostituito “non ci indurre in tentazione”. La ragione di questa nuova traduzione sta nel rispecchiare una più corretta tradizione conforme alla dottrina. Già papa Benedetto XVI ha cominciato a porre la questione durale il suo pontificato su questa preghiera universale, mentre papa Francesco è andato oltre, pronunciando l’interrogativo che ha permesso la sua definitiva stesura: “Come può essere Dio a indurre in tentazione?” Alla fine della messa il saluto finale è stato definito nel seguente modo: Andate ed annuciate il Vangelo del Signore”, come riferimento all’annuncio missionario della Parola di Dio. Una parte importante riveste il canto durante la celebrazione, considerato non come ornamento, ma invece parte integrante. Lo spirito del nuovo Messale riassume, a detta del presidente della Cei Bassetti, è quello di incarnare lo spirito della vita pastorale delle comunità parrocchiale. I vescovi italiani, nell’uso della nuova traduzione, ha raccomandato ai celebranti di non “togliere o aggiungere alcunché di propria iniziativa”, in quanto la tradizione deve essere seguita ma sul solco del rinnovamento conciliare voluto da papa Paolo VI, per rendere più efficace la penetrazione del messaggio evangelico nelle coscienze degli uomini.

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