Crisi idrica, Acqualatina: “Da soli non ce la facciamo. Servono risorse centrali e regionali”. O le bollette lieviteranno

Impianti

Una crisi idrica senza precedenti sta imperversando nel sud Pontino perché sarà nuovamente all’attenzione della conferenza dei sindaci dell’Ato 4 che si riunirà martedì 18 luglio. Al centro le misure non più rinviabili per fronteggiare l’emergenza. Ma Acqualatina avverte: da soli non ce la facciamo, servono risorse aggiuntive dallo Stato e dalla Regione. L’ argomento è stato analizzato nella sua portata complessiva nella giornata di venerdì dall’Osservatorio sull’emergenza idrica che si è riunito nella sede dell’Autorità di Bacino del Fiume Tevere, Distretto dell’Appennino Centrale tra le Regioni Umbria, Lazio e Marche, i rispettivi Enti d’Ambito e i gestori del servizio idrico integrato. Si tratta  del passaggio decisivo, ha spiegato Acqualatina,  per la dichiarazione dello stato d’emergenza da parte del Governo, sulla base di quanto deliberato dalle Regioni. Ribaditi nel corso della riunione oltre allo stato di fatto circa la situazione climatica e idrologica generale, la grave situazione del Sud Pontino e dell’Ato 4, la necessità di interventi urgenti e strutturali sulla rete. Esattamente quelli promessi e illustrati da tempo da Acqualatina, ma che sono rimasti progetti, visto l’imperversare della crisi e le perduranti gravi perdite dalla rete che in alcuni punti raggiungono il 70%. Il recupero delle perdite fisiche resta infatti un punto nodale che il gestore Acqualatina con 18 milioni di utili di bilancio, avrebbe già dovuto avviare.  Lo hanno impedito “lunghi studi preliminari sulla rete” per fotografare la situazione, come spiega l’ad Raimondo Besson che ritiene impossibile “implementare gli interventi per il recupero delle perdite fisiche previsti dai piani degli investimenti per ridurre l’entità delle perdite dall’attuale 58% al 35%”, senza l’aiuto indispensabile di istituzioni, centrali e regionali: “Devono assicurare un supporto economico adeguato, che permetta di realizzare gli investimenti senza che i costi ricadano solo sulle bollette degli utenti”, dice il manager di Acqualatina. I dati ufficiali aggiornati del CNR resi noti hanno confermato la presenza di un’emergenza idrica ancor più grave di quella degli anni passati, con trend di ulteriore peggioramento. Dai dati, è emerso che, tra tutte le sorgenti, quelle a servizio dell’Ato4 sono tra quelle maggiormente impattate dalla carenza idrica, con una situazione estremamente drammatica nel Sud Pontino, che si attesta, dunque, tra le zone con maggiori criticità, nell’intero bacino dell’Italia Centrale. Si è appurato, dunque – si legge su una nota di Acqualatina –  che risulta indispensabile procedere ovunque con azioni d’emergenza atte a fronteggiare la carenza idrica, nonché con investimenti strutturali a breve e medio termine finalizzati, oltreché al progressivo recupero delle perdite di rete, ad assicurare la funzionalità delle centrali di produzione e l’interconnessione dei sistemi idrici”. Proprio quello che ci si aspetta dal gestore idrico ormai in grave ritardo sugli investimenti. Ha detto l’Ad di Acqualatina Raimondo Besson:   “Gli interventi portati ieri all’attenzione dell’Osservatorio saranno martedì sottoposti all’approvazione della Conferenza dei Sindaci dell’ATO4. Centrali, in questa prospettiva, sono gli interventi per il recupero delle perdite fisiche su cui Acqualatina, in attuazione dei piani di investimento approvati dall’ATO4, è impegnata da anni, anche con l’utilizzo di tecnologie innovative. La sostituzione programmata delle condotte ammalorate è oggi in corso sulla base di un enorme lavoro preparatorio: è stato già effettuato il rilievo, la mappatura e la digitalizzazione di oltre 4.000 km di rete, prossimo al 100%, è stata generalizzata la definizione di distretti autonomi dal punto di vista della struttura idraulica e installato il telecontrollo su oltre 1.600 km di rete, nonché attivato il controllo delle pressioni su 3.000 km di rete”. Tutto per dire, alla fine,  che senza finanziamenti pubblici Acqualatina  dovrà caricare sull’utenza i soldi che servono a sistemare (tardivamente) la rete colabrodo. Se le bollette sono lievitate anno dopo anno, possiamo ben immaginare che pagare l’acqua, nel giro di pochi anni, potrebbe diventare proibitivo.

 

 

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