nonno-e-nipotiAnche se nel passato vi furono abusi, ciò non mi farà credere che costumi e convenzioni foggiati da secoli di esperienza siano in se stessi erronei, e che la loro abolizione porti necessariamente gli uomini a quella vita bella e buona che è l’unico mezzo possibile per salvare la civiltà” [B. Marshall – Danubio rosso] Un pensiero controcorrente presente nel romanzo scritto nel 1947 (e tradotto in italiano nel 1951), quando molte cose dovevano ancora accadere. Il pensiero qui espresso si fonda su diversi piani, primo fra tutti che ciò che l’uomo ha cucito nel corso dei secoli, come un abile sarto di abiti di modi di fare, convenzioni e costumi, sia, appunto, un’abilità, qualcosa di buono. E che laddove sono sorti abusi (e vi sono stati, ma non sono quelli che l’opinione pubblica è stata educata a credere) non andava, com’è stato fatto, gettato via tutto l’abito, ma eventualmente sarebbero state opportune delle revisioni, dei rammendi, delle correzioni marginali o comunque di minima portata. Si è colta, invece, abilmente l’occasione per gettare via tutto, in odio al passato e all’uomo che da quel passato, pazientemente, aveva imparato tante cose, frutto molto spesso di sbagli, ma dai quali aveva compreso di doversi emancipare. Perché le epoche cambiano nella loro esteriorità; nella loro sostanza per gli uomini i problemi restano sempre gli stessi. E non aiuta dover ricominciare sempre daccapo senza padri dai quali poter imparare e senza figli ai quali poter insegnare per risparmiargli perdite di tempo e inutili dolori.

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