Conversazione con Massocco Paolo sul Moscato di Terracina

Bottiglie Moscato
Massocco e la degustazione del Moscato

Alla fine della presentazione della degustazione del Moscato di Terracina ho fatto una conversazione con uno di rappresentato del consorzio del Moscato di Terracina Massocco Paolo a Villa Irlanda per la kermesse Vinicibando

Un vino che si può dire che da anni se ne sente paralre, l’abbiamo bevuto ma oggi abbiamo assaggiato una versione un pò diversa da quello che è la DOP che è stata riconosciuta da un pò di tempo.

“Diciamo che è un moscato ancestrale, non è un moscato che si trova in  commercio, non è fatto per la vendita, ma è fatto da un gruppo di amici, siamo cinque amici, la banda del torchio ci chiamiamo e ci siamo divertiti da qualche anno a produrre questo moscato a Terracina dove non c’è nulla, nel senso che nella non ci sono solfiti, le fasi vengono fatte senza filtro, le seguendo le fasi lunari, e con qualche accorgimento particolare , e poi seguendo la natura, le fasi della natura. Anche in vigna stiamo un  pochettino attenti, non vengono trattati e il risultato è quello che oggi che è stato anche apprezzato.”

E’ un vino che fa la sua figura in un ristorante come questo. La cosa importante è che sei il solo a proporre il Moscato di Terracina ma molte altre aziende vinicole, in una situazione di proporre da uve autoctone, parlo di una azienda di Spigno Saturnia che sta provando a diffondere con l’Abuoto il vecchio Falerno, anche a Ponza stanno facendo lo stesso dei tentativi, non è una moda, ma un ritorno alle origini del vino, come il consorzio tra Itri e Sperlonga dei Monti Cecubi, è un discorso che sicuramente penso potrà utile anche per l’economia delle nostre zone che è un pò avvilente.

“Io di questo ne sono convinto, bisogna recuperare le tradizioni, bisogna riscoprire l’eccellenza del nostro territorio e l’eccellenza del nostro territorio. Non c’ è solamente quello che consumiamo, legato anche al mare, alla agricoltura, non c’è solo l’olio, ma c’è anche un vitigno autoctono, che sono veramente interessanti perché sono espressione del territorio e poi in questa nuova tendenza di nuovi materiali, di vini legati molto al territorio ai sapori del territorio, forse potremo trovare uno spazio, e quindi l’augurio è che qualche nipote di quelli che hanno ereditato questi pezzi di terra rimpiantino i vitigni e possano e c’è spazio per una economia del vino nel nostro territorio.”

Un vino che era cantato fin alle origini di Apicio, oggi si è un pò persa la tradizione, ma ci si sta ritirando piano piano e con fatica perché fare il vino costa purtroppo rispetto a chi fa l’olio perché costa meno.

“Io penso che c’è possibilità, c’è un margine d’economia, penso che c’è una nuova idea, questi terreni sono già stati impegnati in serre per fare le zucchine o le fragole. Invece qualcuno ha cominciato a capire che fare il vino può portare economia, ci può essere un ritorno economico, del vino del territorio, in questo caso il nostro Moscato.”

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