Vincenzo Leggieri

Continuano le indagini sulla morte di Vincenzo Leggieri: secondo il parere degli investigatori potrebbe non essere finito fuori strada da solo il 58enne di Priverno deceduto il 12 luglio scorso, alcuni giorni dopo l’incidente avvenuto il 9 luglio in via Madonna dei Martiri a Maenza ma invece essere stato urtato e fatto finire fuori strada con il suo scooter da un’auto pirata. E’ questa l’ipotesi sulla quale sta lavorando la Procura della Repubblica di Latina che ha aperto un fascicolo d’inchiesta ipotizzando il reato di omicidio colposo contro ignoti. E non è tutto perché i familiari dell’operaio della Mapei, che attraverso il consulente legale Matteo Cesarini, si sono affidate a Studio3A-Valore spa con la collaborazione dell’avvocato Vincenzo Cortellessa, anche sollevato dei dubbi sulle circostanze del suo decesso e sulle cure mediche che gli sono state prestate presso l’ospedale Santa Maria Goretti di Latina.  Secondo la ricostruzione dei familiari, mentre procedeva con il suo ciclomotore, non sarebbe uscito di strada autonomamente ma sarebbe stato urtato da un Suv nero che sopraggiungeva nella stessa direzione di marcia e fatto cadere sull’asfalto, per poi dileguarsi.  Sarebbe stato lo stesso 58enne a riferire tale particolare ai familiari, prima che le sue condizioni si aggravassero. Ci sarebbe inoltre un’altra testimone, una ragazza che ha prestato i primi soccorsi, che avrebbe visto l’auto fare inversione e allontanarsi dal luogo dell’incidente.   Per quanto riguarda le circostanze del decesso l’uomo era stato portato al Goretti e sottoposto a un delicato intervento di asportazione della milza, in attesa di essere operato anche alla colonna vertebrale. L’operazione, a detta dei sanitari, era riuscita, tanto che l’11 luglio il paziente era stato anche trasferito in reparto e respirava autonomamente. Ma nel pomeriggio le sue condizioni sono improvvisamente precipitate: ha accusato un malore, è stato nuovamente trasferito in Rianimazione dopo è morto il giorno dopo e,  a quando riferito dai medici, sarebbe subentrata un’infezione.  La moglie e la figlia hanno dunque presentato un’ulteriore denuncia chiedendo al magistrato di disporre l’autopsia per accertare le cause del decesso e verificare se, oltre a quelle dell’investitore che ha innescato la tragica catena di eventi, si configurassero anche responsabilità in capo ai sanitari che hanno avuto in cura il paziente. Così il sostituto procuratore Giuseppe Miliano ha disposto il sequestro delle cartelle cliniche e fatto effettuare l’autopsia il cui esito si saprà entro 90 giorni. Nel frattempo la moglie e la figlia della vittima lanciano anche un appello a eventuali altri testimoni a riferire ogni particolare utile o ai carabinieri di Priverno o chiamando Studio3A al numero verde 800090210.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui