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Un fatto di sangue, un vero e proprio assassinio accaduto il 14 giugno 2015 quando alcuni passanti videro a terra, sulla pista ciclabile tra Capoportiere e Foce Verde, al lido di Latina, il corpo di un 45enne di Borgo Sabotino, Franco Mengoni. Quest’ultimo era stato massacrato di botte, era agonizzante e, secondo il sostituto procuratore Marco Giancristofaro, titolare dell’inchiesta, avrebbe rischiato la vita. Un anno fa si è avuta la svolta, con l’arresto del buttafuori del “Cancun”, Bruno Flamini, accusato di tentato omicidio. E ora per l’addetto alla vigilanza, che è stato giudicato con rito abbreviato è arrivata la condanna: due anni e mezzo di reclusione. Le indagini, che sono state portate avanti dai Carabinieri, sono state lunghe e difficili. Le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona erano state cancellate. Dopo diversi interrogatori, una consulenza medico-legale e una informatica, il sostituto Giancristofaro si è però convinto che a massacrare il 45enne fosse stato il buttafuori, un 27enne di Anzio. Per il magistrato, approfittando del fatto che Mengoni fosse ubriaco e non riuscisse neppure a difendersi, Flamini lo avrebbe riempito di pugni fin quasi a ucciderlo. Con l’accusa di tentato omicidio, il giovane di Anzio è stato quindi processato e condannato dal giudice Bortone, che ha fatto all’imputato uno sconto di soli sei mesi rispetto alla richiesta di condanna formulata dal pm Claudio De Lazzaro

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