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Braccianti

Un imprenditore agricolo era stato arrestato lo scorso 10 agosto per sfruttamento del lavoro. Massimiliano Cimaroli, 41 anni, impiegava braccianti agricoli stranieri nella sua azienda di Terracina facendoli vivere in condizioni di estremo degrado. Ma l’uomo ha deciso di patteggiare la pena davanti al giudice per le udienze preliminari Pierpaolo Bortone ed è stato condannato a un anno e sei mesi di reclusione con la sospensione condizionale. Contestualmente il giudice ha disposto la revoca della misura degli arresti domiciliari. Gli agenti dell’Anticrimine del Commissariato di Polizia di Terracina avevano effettuato appostamenti nei pressi dell’azienda agricola riuscendo così a documentare le condizioni di lavoro di cinque braccianti stranieri, tutti di indiani, per la maggior parte clandestini sul territorio nazionale. I lavoratori, completamente in nero, erano costretti a turni massacranti, senza rispetto di turni di riposo, ferie o malattia e percepivano una paga di circa 4 euro l’ora. Erano impiegati per circa 12 ore ogni giorno ed erano spesso scalzi sulla terra e senza dispositivi di protezione e sicurezza. Il loro rifugio, nello stesso appezzamento di terreno e a pochi passi dalla villa dell’imprenditore, era una stalla in cui erano accatastati i prodotti fitosanitari usati nei campi e in cui i braccianti consumavano i pasti.

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