Condannati per patteggiamento per la morte di Gianni Ceccato

Tribunale di Latina

Una morte sul lavoro che ha portato alla condanna per patteggiamento a due anni di reclusione con pena sospesa, e 1.600 euro di multa ciascuno, i due imprenditori agricoli che erano stati indagati, in qualità di committenti, per la morte sul lavoro di Gianni Ceccato, e di cui era stato chiesto il rinvio a giudizio. L’incidente, in cui perse la vita il 65enne artigiano di Sabaudia, risale all’8 marzo dello scorso anno e avvenne in un’azienda agricola sulla Migliara 44 a Latina. “Un primo passo importante per i familiari della vittima”,  ha commentato Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini, a cui si è rivolta la famiglia della vittima.  Il tragico incidente, ricostruisce Studio 3A era successo presso l’azienda “dove avevano sede le due imprese agricole di S. L., 27 anni, di Latina, dedita alla coltivazione dei cereali, e quella di R. D. M., 37 anni, pure lui del posto, un allevamento di bovini, bufalini e produzione di latte: la prima affittuaria e il secondo proprietario del complesso aziendale. I due imprenditori avevano affidato a Ceccato, che aveva a sua volta un’impresa individuale edile artigiana, l’incarico per i lavori di riparazione e impermeabilizzazione della copertura del fabbricato rurale aziendale adibito a stalla. Mentre, alle 9.30 del mattino, era impegnato nella riparazione del tetto, a causa del cedimento di alcuni pannelli di eternit dello stesso, l’artigiano era caduto da un’altezza di quattro metri finendo, purtroppo, dentro il cassone di una macchina miscelatrice di foraggi in funzione che si trovava giusto sotto e la cui elica metallica non gli ha lasciato scampo. I soccorritori – si sono precipitati vigili del fuoco, sanitari del Suem e gli agenti della squadra Volanti – hanno solo potuto recuperare a fatica il corpo”. Il pubblico ministero della Procura di Latina, Luigia Spinelli, aveva subito aperto un procedimento penale per il reato di omicidio colposo iscrivendo i due nel registro degli indagati:  “A conclusione delle indagini preliminari, con atto del 14 dicembre 2017, il sostituto procuratore ha quindi chiesto il rinvio a giudizio per i due imputati perché, come recita l’atto,’in cooperazione colposa tra loro, e in violazione delle norme in materia di sicurezza e salute degli ambienti di lavoro, contribuivano a cagionare e comunque non impedivano il decesso di Ceccato Gianni. Alla 27enne, in particolare si imputa ‘di aver omesso di verificare, prima di intraprendere i lavori di manutenzione della copertura tramite la ditta Ceccato, ogni misura necessaria volta a individuare la presenza di materiale contenente amianto, anche chiedendo informazioni al proprietario dei locali, in violazione dell’articolo 248 co. 1 del D.Lgs 81/08’, mentre l’inadempienza maggiore contestata al 37enne è quella di aver omesso di istallare ‘sull’albero cardanico che collegava la trattrice agricola Ladini al carro taglia miscelatore Sgariboldi idonee protezioni per evitare il contatto dell’operatore con gli organi di movimento dello stesso albero e, inoltre, di installare dispositivi di blocco dell’attrezzatura quando la stessa si trovava con la portella posteriore nella posizione aperta e bracci fresa sollevati’. Dunque, l’ennesima morte bianca evitabile se solo si fossero osservate le norme”. Nel corso dell’udienza preliminare i due imputati hanno scelto il rito alternativo patteggiando, appunto, due anni. “Ora  ci si aspetta una rapida risposta anche in sede civile dove Studio 3A sta operando per ottenere un congruo risarcimento per i propri assistiti”.

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