Condannati 4 affiliati al Clan dei Casalesi dal Tribunale di Latina

Tribunale di Latina
Tribunale di Latina

Un procedimento giudiziario durato vent’anni che ha visto la condanna solo nel pomeriggio del 30 novembre quando finalmente si è fatta giustizia. Tutto era cominciato 20 anni fa circa, nel lontano 1996 quando i Casalesi erano diventati potentissimi tanto che erano riusciti ad infiltrarsi nella provincia di Latina, dicendo addirittura che Latina era provincia di casale. Nella giornata del 30 novembre u.s. è stato presentato il rapporto della Mafie nel Lazio, il secondo, dove emerge con forte insistenza questo radicamento. Vent’anni fa i Ciarelli, che comunque erano un a famiglia rom con un radicamento nel territorio dal punto di vista di attività illecite, si sono rivolti ai carabinieri sostenendo che erano stati minacciati di estorsione. Questo avveniva nel 1996 quando 1996 i Casalesi cercarono di allargare la loro zona d’influenza sfruttando soprattutto gli uomini che avevano sul territorio, a partire da Ettore Mendico, di Castelforte, già condannato per aver costituito in quegli anni un’associazione mafiosa nel sud pontino, legata ai casertani ma con una propria indipendenza, quella al centro del processo “Anni 90”. E proprio lui, “Bertoldo”, sarebbe stato l’uomo che bussò alla porta di Antonio Ciarelli, capostipite della famiglia nomade, e del figlio Carmine, dicendo loro chiaramente che se volevano continuare a delinquere a Latina dovevano pagare il pizzo al clan di Casal di Principe. “O pagate o vi ammazziamo un figlio al giorno”, avrebbero detto. Oltraggio al loro amor proprio di criminali, avevano pensato. Le indagini partirono, con arresti nelle varie operazioni anticamorra in questa provincia, tutto denunciato dai Ciarelli ma poi, dopo che il procedimento per anni si è trascinato nelle aule di giustizia, rimbalzando da un tribunale all’altro, e gli stessi Ciarelli in aula hanno negato tutto.  Ma  a confermare quell’assalto camorristico sono stati però i pentiti, a partire da Carmine Schiavone, ex cassiere dei Casalesi, che davanti ai giudici e fino alla sua morte ha ribadito che “Latina era provincia di Casale”. I Ciarelli intanto sono cresciuti sul fronte criminale, sono diventati una potenza, tanto che vengono monitorati dalla stessa Dia nel rapporto che ogni sei mesi l’Antimafia fa al Ministero dell’interno sui clan.  A distanza di vent’anni da quell’episodio ecco arrivate finalmente le condanne: la sentenza del Tribunale di Latina  ha condannato Ettore Mendico a dodici anni e mezzo di reclusione, Matteo e Mario Baldascini e Salvatore Cantiello a cinque anni ciascuno. Il reato è quello di associazione a delinquere di stampo mafioso per gli esponenti del clan dei Casalesi del sud pontino che avevano deciso di mettere radici a Latina e controllare il territorio a spese del gruppo locale dei Ciarelli . I giudici hanno giudicato i quattro imputati colpevoli di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso accogliendo la ricostruzione dell’accusa rappresentata in aula dal pm antimafia Francesco Polino.

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