Condannata giornalista marocchina per aborto ad un anno


Hajar Raissouni

Ha ricevuto una condanna ad un anno senza condizionale, inflitta da un tribunale di Rabat alla giornalista marocchina Hajar Raissouni, 28 anni, accusata di aborto e convivenza. Condannato a due anni anche il medico che ha praticato l’aborto: dovrà pagare una ammenda di 500 dirham (pari a circa 50 euro) e dopo aver scontato la pena sarà sollevato dall’incarico e interdetto dalla professione per due anni. L’infermiere deve scontare 8 mesi. L’accusa è di aborto clandestino e “atti contro la morale pubblica” formulata in base all’articolo 490 del codice penale marocchino, che punisce “i rapporti fuori dal matrimonio”. Hajar si è sempre proclamata innocente assicurando ai giudici, nel corso delle prime udienze, di essere sposata con Refaat Alamin, professore universitario originario del Sudan, ma che i documenti del matrimonio non sono ancora registrati in Marocco per i ritardi dell’ambasciata sudanese nella formalizzazione dell’atto. Assicurazioni che non hanno convinto il tribunale, ligio nell’applicazione delle leggi di un Paese diviso tra tradizione islamica e movimenti riformisti. La vicenda inizia il 31 agosto quando la donna, redattrice di cronaca bianca del quotidiano in arabo Akhbar Al Yaoum, si rivolge ai medici dell’ospedale di Rabat per emorragia: 12 poliziotti l’attendono all’uscita per arrestarla. Da quel momento il Paese si divide su quella donna laureata in economia, con un account Facebook sul quale scrive con schiettezza quel che pensa, senza nascondersi dietro pseudonimi, come fanno molte donne in Marocco, anche se proviene da una famiglia conservatrice. Il 23 settembre, il quotidiano francese Le Monde ha pubblicato in prima pagina il coraggioso j’accuse di 500 intellettuali marocchini: “siamo tutti fuori legge”, ai quali si uniscono quasi 10 mila firme di esponenti della cultura e della società civile che ora sono pronti a scendere in piazza contro la condanna di Hajar. Intanto la riforma del codice penale ispirato alla Shaaria, la legge islamica, è bloccata in parlamento dal 2016. Quel progetto, il numero 10/16, consultabile liberamente sul sito del Ministero di Giustizia, apre all’aborto, anche se solo in casi particolari.

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