CConchita-Wurstonchita Wurst a Sanremo. Ed è polemica. Raccolta di firme, gruppi sui social, lettere alla RAI, il tutto per protestare contro quella che appare come una strategia mediatica per sdoganare la teoria del gender. E non dubitiamo che sia così. Wurst ha ottenuto successo solo per quello; le sue eventuali abilità canore sono passate in secondo piano rispetto al personaggio che si è costruito (uso il maschile volutamente). Sono scettico e critico di mio sulle petizioni, sulle raccolte di firme e su ogni forma di protesta democratica. La RAI è un’azienda, sì finanziata con soldi pubblici, ma come tale fa quel che meglio crede per ottenere successo e visibilità, specie a un format – come quello di Sanremo – dove le canzoni sono il corollario a tutta una serie di altre cose: dalle propagande ideologiche a i super ospiti con i loro super cachet. La RAI questo vuole: che se ne parli. Male o bene non importa; questo è il succo della pubblicità. Chi la spara più grossa ottiene visibilità, tutto il resto non importa. E la RAI visibilità la sta ottenendo, anche da parte di chi ostenta che non guarderà il Festival. Ognuno è libero di seguire o non seguire un determinato programma. Non è libera la RAI di fare ciò che vuole, specie con soldi non suoi, ma è la legge democratica dello stato democratico italiano a permetterlo e allora più di tanto non ci si può lamentare. E, soprattutto, non si può fare niente. Comandano altre leggi e altri padroni; ognuno serve il proprio. Quello che, invece, mi sorprende è, parallelamente, il silenzio impressionante sulla partecipazione (come concorrente in gara) di Maurizio Coruzzi, meglio noto come Platinette. Di questa partecipazione nessuno si straccia le vesti. Eppure i motivi sono gli stessi, visto e considerato che il testo della canzone recita proprioplatinette “Ma questo qui è il mio corpo benché cangiante e strano / Di donna dentro un uomo eppure essere umano”. Il mancato stupore e scandalo della presenza a Sanremo di Coruzzi (che salirà sul palco con i suoi aspetti maschili, non con le maschere da drag queen) dice molto di più della presenza di Wurst. Il campo è stato arato e seminato da tempo; lo scandalo (creato ad arte) della presenza di Wurst, oltre che per i suddetti motivi economici aziendali, è solo l’ennesimo passaggio prima di raccogliere i frutti – democratici – della legittimazione legislativa dell’ideologia di gender.

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