CONCERTO PRO MISSAE TERRAE HUMILIBUS AL TEMPIO DI SAN FRANCESCO A GAETA

Locandia Concerto
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Ingresso San Francesco
Ingresso San Francesco
Interno San Francesco
Interno San Francesco
Coro Italia Senza Frontiere
Coro Italia Senza Frontiere

Venerdì 8 maggio nel Tempio di San Francesco a Gaeta la delegazione FAI (Fondo Ambiente Italiano) di Gaeta – latina e la Fondazione Adkins Chiti – Donne in musica, hanno dato vita ad un evento musicale di una messa sotto forma di concerto dal titolo “MISSA PRO TERRAE HUMILIBUS”, ovvero la Messa per i diseredati della terra dedicata a Papa Francesco. A questo evento hanno collaborato anche l’Arcidiocesi di Gaeta insieme al Comune.

Il FAI, che in questo territorio, è attivo fin dal 2011, ha voluto offrire ai suoi sostenitori ed anche a chi non lo è, un concerto in antiprima alla messa vera e propria che è stata celebrata il giorno 9 maggio Nella basilica di san Pietro in Vaticano, ed a presiedere questa celebrazione era S. E. il Cardinale Angelo Comastri. La stessa delegazione ha voluto anche preparare delle notizie riguardanti il tempio di San Francesco che è stato restaurato di recente, per far conoscere questa chiesa imponente nel suo aspetto.

San Francesco ha uno stile neogotico, ma questa chiesa non è altro che la ricostruzione ottocentesca di un precedente edificio sacro sorto per volontà di Carlo I° D’Angiò e poi completato da Carlo II°, sulle fondamenta di una piccola chiesa che era stata realizzata da San Francesco in persona venuto in visita a Gaeta, come riferisce la Legenda Maior.  Terminata nel 1285, era però andata in rovina in seguito alla soppressione degli ordini religiosi nel 1809 in epo0ca napoleonica. Quando Pio IX si rifugiò a Gaeta in seguito alle vicende del 24 novembre del 1848 e quindi con l’instaurazione della Repubblica Romana , se ne rammaricò con Ferdinando II° di Borbone, re del Regno delle Due Sicilie, esortandolo e restaurarla. Quando il Papa fece ritorno a Roma, il sovrano delle Due Sicilie diede inizio ai lavori di rifacimento della chiesa affidando il progetto al capitano del genio Giacomo Guarinelli con la disposizione di adottare lo stile neogotico per rispettare lo spirito e la tipologia architettonica della chiesa angioina, perché il sovrano voleva un monumento maestoso per celebrare l’alleanza con il Papa inseguito alla restaurazione avviata dopo i moti risorgimentali del 1848-49. I lavori ebbero inizio negli 1849-50 diretti personalmente dal Guarinelli che ricevette 3000 ducati per fare un aggiornamento sullo stile neogotico attraverso dei viaggi di studio. Questo stile architettonico, nato in Inghilterra nella seconda metà del settecento, si diffuse ampiamente nel regno delle Due Sicilie attraverso padiglioni  nei parchi delle ville dell’aristocrazia, agli edifici civili e luoghi di culto. Lo stesso Guarinelli nel suo libretto Brevi cenni sulle costruzioni  militari, civili ed ecclesiastiche in Gaeta dal 1835 sin oggi per Giacomo Guarinelli Capitano del Genio,  edito dallo Stabilimento Grafico di Gaetano Nobile di Napoli nel 1853, descriveva accuratamente questa chiesa:

 

“ Fra’ suddetti religiosi edifizi noveransi ….. l’antichissimo tempio già dedicato al glorioso S. Francesco d’Assisi. ….. Per compiere le impegno che nei assumemmo nello scrivere questi brevi cenni, egli e mestieri tener discorso dell’ultimo dei precisati tre tempi, già dedicato al Serafico Patriarca d’Assisi, e la riedificazione del quale testificherà sempre la religiosa pietà dell’Augùsto Ferdinando II. Noi ci distenderemo alquanto sulla descrizione di cotesto religioso edifizio ; si perché essendo nostro. il progetto di quell’opera grandiosa, e sotto la nostra direzione i lavori si eseguono, siamo al caso di parlarne con alquanta precisione, come perché trattandosi di un monumento che ricorda un estraordinario avvenimento, di universale interesse, non riuscirà discare al pubblico il conoscerne alcuni particolari; ed in fine, perché alla decorazione di quel religioso edificio concorrendo l’opera di valentissimi artisti nostri concittadini, è d’uopo che il colto pubblico non ne ignori le opere sulle quali un giorno dovrà dare il giudizio. La Chiesa di S. Francesco d’Assisi, in Gaeta, conta ormai una esistenza di sei secoli all’incirca, essendo stata fondata da Carlo II di Angiò nell’anno 1285. Tranne il Duomo dedicato al glorioso martire S. Erasmo, dessa costituisce il più antico di tutti i sacri tempi che un di decorarono la Città di Gaeta, la più parte dei quali, per le vicende dei tempi, o vennero distrutti, o ridotti furono ad uso Militare. Il tipo architettonico impiegato nella fondazione di quel religioso edifizio, si fu lo stile acuto, in voga al decimoterzo secolo; ma sfigurato da poi e deturpato nelle aggiunzieni cui posteriormente andò soggetto, altro non ritenendo di quel tipo che le volte Quel sacro tempio intanto, per la vetustà delle sue fabbriche, pei significanti guasti riportati negli ultimi assedi che tanto afflissere la Città di Gaeta, e per lo abbandono al quale soggiacque pel corso di moltissimi anni, trovavasi ridotto nel massimo deperimento e minacciava crollare per mancanza di opportuni ripari; perlocchè vari progetti meditavansi onde abbattere quelle fabbriche e trarre utile partite di quella vasta località. Ma una circostanza tutta estraordinaria faceva altrimenti decidere sulla sorte di quell’antichissimo monumento. Il 26 novembre dell’anno 1848 compivasi il più grave degli avve nimenti che a’nostri giorni siensi verificati in Europa. Il Capo della Cri stianità, il Sommo Pontefice Pio IX, costrette a fuggire dai suoi Stati per ischermirsi contro le insiodiose trame che venivangli fatte da coloro cui Egli tanto beneficato aveva , rifuggivasi in Gaeta, ove accoglievalo amo revolissimamente il magnanimo Ferdinando. Il quale mosso da vivo sentimento di religione verso il Sommo Iddio, volendo tributargli un rendimento di grazia per aver interposto l’onnipotente suo braccio in ajuto del Capo della Chiesa, comandava che abbattute le vetuste fabbriche dell’antichissima Chiesa già dedicata al Serafico Patriarca d’Assisi, altro sontuoso tempio, su quelle rovine sorgesse, da costituire un religiose monumento il quale ricerdar potesse alla più tarda posterità le tribolazioni patite da quel sommo Gerarca, nel sostenere i dritti della Chiesa, il trionfo di questa, protetta dallo scudo divino; l’ onore infine concesso alla città di Gaeta, di avere accolto entro le sue mura il Vicario di Cristo. Comechè non difettasse il nostro paese di artisti valentissimi , onde soddisfare pienamente i voleri dell’ augusto Re; fu non pertanto per sevrana degnazione a noi affidato un cotanto onorifico incarico, quale per appunto si è la riedificazione di un monumento destinato alla gloria del Sommo Iddio, e che a ragione vien reputato l’apogeo della carriera artistica diun architetto. Ardea fu per noi la impresa, conviene pure il confessarlo; ma fiducioso nel divino ajuto, ci accingemmo alla grande opera. Volendo intanto l’Augusto Sovrano, che il tipo architettonico del nuovo tempio, serbasse i caratteri distintivi dell’antica Chiesa, fu perciò a nei imposto di non allontanarci dallo stile acuto, volgarmente appellato gotico,e da noi adottato, nell’elaborarne il progetto, che fu pesci-a approvato dal Re Signor Nostro e del quale in pochi tratti offriamo i seguenti cenni, riserbandoci di darne, a tempo debito, una completa ed esatta relazione, corredandola degli analoghi geometrici disegni. La pianta del sacro edifizio ha forma di croce latina; il tronco inferiore destinato pei fedeli dividesi in tre navate, le due braccia contengono i locali per le sagrestie; e nel tronco superiore evvi ilSantuario edil Coro, il quale è fermato da cinque lati di un ottagono regolare, che chiude nella estremità la nave maggiore. Le due navi minori si arrestano alle braccia della Croce, e queste sporgono fuori del corpo dell’ edifizio per palmi 55. Le suddette tre navate son divise nel senso longitudinale, da 28 piloni, di cui 10 isolati, che unitamente agli esterni controforti sesterranno gli archi e le volte del tempio. La pianta di ogni pilone presenta la figura di un ottagono irregolare si , ma i lati ne sono simmetricamente disposti. Lunghesso il perimetro di ogni pilone Son distribuiti fascetti di piccole colonne , alcune delle quali costituiscono gli archi volti delle arcate longitudinali del tempio, e le altre protratte al disotto delle volte ne formano le costole. Le due navate minori, misurate da un centro all’altro dei piloni, sono larghe ciascuna palmi 22, e la navata di mezzo à la larghezza di palmi 54. La lunghezza del tempio, misurata dal muro di facciata all’estrema parte di contro, e di palmi 274. Basso n’è il suolo dalla porta sino alle braccia della croce, ed ivi per 15 scalini,distribuiti in tre branche,si ascenderà al piano del Santuario. L’altezza delle due navi minori, presa sulla soglia della porta principale del tempio, è di palmi‘ 50, e quella della maggiore navata sarà di palmi 100,eguale quasi alla larghezza interna della chiesa. Tre altari decoreranno il sacro edifizio,il maggiore cioè che sarà collocato innanzi al coro,e due minori che verranno stabiliti in fondo alle due navate laterali. L’interno della chiesa sarà illuminata da 26 finestroni di svelta struttura dai quali per mezzo di vetri colorati spanderassi colàdentre una luce dolcissima, nonché da due grandi rose,l’una scolpita nella facciata principale, e l’altra in quella posteriore del sacro tempio. I dodici piloni centrali saranno adorni di altrettante statue rappresentanti i SS.Apostoli,- le quali poggeranno su mensole di travertino riccamente scolpite. Gli altari saranno in marmo e decorati conforme allo stile adottate. Sul maggiore di essi sorgerà la statua colossale del SS.° Redentore, circondato di emblemi ed attributi qual si convengono al divino Signore. Tante le statue dei dodici Apostoli, quanto quella del SS.° Redentore saranno eseguiti da’fratelli scultori, signori Annibale , già pensionati in Roma dal nostro Reale Governo, i quali se nel proseguimento di quell’interessante lavoro spiegheranno un’abilità pari a quella che àn mostrata nella esecuzione delle cinque statue già compite,si renderanno meritevoli del plauso universale, e la gloria artistica di quei giovani sarà assicurata. Le pareti interne del tempio e le volte saranno ornate di stucchi, secondo il tipo prescelto, ed in modo conveniente alla dignità del luogo. Per ora, solo tre dipinti fregeranno l’interno del tempio: il più grande di essi, opera del valentissimo nostro concittadino, signor de Napoli, rappresenta il serafico Patriarca d’Assisi in atto di mostrare ai suoi fratelli le stigmate di cui il Divin Redentore volle degnarlo; gli altri due quadri esprimono l’uno Gesù Cristo in sulla croce, e l’altro la Vergine dei dolori, il primo è l’opera del valente pittore sig. Ruo, il secondo è affidato all’artista sig. Scetta. Questi due ultimi quadri saranno collocati nei due altari minori, uno dedicato al SS.° Sacramento e l’altro alla SS.’ Addolorata. Il quadro grande di S. Francesco, andrà posto nel muro in fondo della Chiesa. La facciata principale avrà nel centro la grande porta che darà ingresso nel tempio, la quale sarà decorata, nei due lati divergenti verso il di fuori, da un sistema di còlonnette sporgenti per 213 del loro diametro collocate di prospetto e tramezzate da pilastrini diagonalmente disposti,essendo corredati si le une che gli altri di capitelli e base. I fusti delle colonne saranno decorate di rami di quercia disposti a spira; le facce apparenti dei pilastri verranno adorna di rosette ed altri lavori d’intaglio proprio dello stile. Y Lo stesso fogliame adornerà i capitelli delle colonne, mentre quellidei pilastrini saranno semplicemente modanati. Sul sistema architettonico testé descritto ricorrerà un grande archi volto di stile acuto,formato da fascetti di piccoli cordoni rivestiti di foglie e corrispondenti alle sottoposte colonnette, e da tanti prismi triangolari eguali in numero ai pilastrini inferiori su i quali insisteranno. I due stipiti del suddetto vano d’ingresso saranno convenientemente decorati, e’sullacornice che vi ricorrerà al di sopra poggerà la parte di archivolto che vi corrisponde intagliato a cassettoni nella sua faccia curva, ed intradosso. Il suddetto archivolto sarà chiuso da un alto frontone con cornice decorata giusta Io stile,e nel culmine di esso sorgerà una grande mensola su cui sarà collocata la statua in marmo del glorioso S. Francesco, affidata all’egregio scultore cavaliere D. Gennaro Cali. Nel campo del detto frontone verrà collocato un basso rilievo tutto in marmo, e di cui il soggetto rappresentar debbe due Geni con gli emblemi della Santa Apostolica Sede, per ricordare il motivo della riedifìcazione della Chiesa in Gaeta. Il detto basso rilievo avrà i seguenti particolari, cioè nella sommità vi sarà il Triregno colle somme chiavi, simbolo della Santa Sede, splendente fra nubi; il Genio Borbonico da un lato con un braccio sosterrà lo scettro con l’altro la spada sguainata pronta alla difesa della religione. Dall’altro lato il Genio di Pio IX, in attitudine di divozione con un braccio a sostegno delle somme chiavi e nell’altro il calice simbolo della fede e del sacerdozio. I due Geni porteranno ad armacollo gliattributì distintivi degli alti personaggi che rappresentano. Nella porzione del campo che resterà fra quelle figure, vi saranno scolpite le bandiere delle quattro potenze Cattoliche che cooperarono al ristabilimento della Santa sede, e per completare il soggetto figurerà nella parte più bassa la Città di Gaeta, ove quelle potenze convennero. Coteste interessante lavoro trovasi affidate allo scultore sig. Irdi, già pensionato dal nostro Governo in Roma, ed autore di altre opere di scultura generalmente applaudite. L’intero aggiustamento della porta sarà di travertino di Gaeta e le parti lisce saranno pulite e lustrate. L’altezza del frontone sulla spianata innanzi al tempio sarà di palmi 60 e la larghezza esterna dell’archivolto sarà di palmi 26. Nei due lati della porta sorgeranno due piedestalli , di altezza palmi 12 ‘1, dal suolo, su i quali saran collocate le statue in marmo rappresentanti l’uno Carlo II di Angiò, fondatore della Chiesa, e l’altra il magnasnimo Ferdinando II, l’Augusto ricdificatore di quel tempio. Coteste due Statue sono affidate alle scalpello del suddetto valente scultore de Crescenzo, già chiaro per altre opere da esso lui eseguite. Due magnifici baldacchini ottagonali di stile acuto ne decoreranno la sommità. Idadi di que’ piedestalli saranno fregiati di vari ornamenti propri dello stile gotico, e nella faccia anteriore verranno scolpiti i reali stemmi de’ mentovati Augusti personaggi, ed al di sotto due iscrizioni dettate dal chiarissimo nostro concittadino Commendatore Quaranta, le quali incise in caratteri smaltati ricorderanno l’origine e la riedificazione di quel religioso monumento. Quattro controforti esterni sporgenti nella base per palmi 5 dal vivo del muro di facciata, la divideranno in tre scompartimenti, corrispondenti alla maggiore navata ed alle due minori. Lo spazio fra i due contro forti centrali sarà ripartite in due piani separati da una cornice, che ricorrerà bingo gli altri lati del tempio: nell’inferiore vi sarà la porta con l’intero aggiustamento; il superiore sarà coronato da altra cornice inclinata lungo il timpano del tetto,ed avrà nel mezzo una grande Rosa di palmi 22 di diametro. _ Nei due scompartimenti laterali, terminanti a piano inclinato. saranno scolpiti due alti finestroni decorati nell’alto di pinacoli e frontone. Nel mezzo dei due controforti centrali, di cui la sommità s’innalzerà per palmi 127 ‘1, dal suolo, ed alla estremità degli altri laterali, alti palmi 95 dalla spianata del tempio, sorgeranno sopra adatti basamenti le statue in marmo dei quattro Dottori di S.‘ Chiesa, S. Bernardo, S. Ambrogio, S. Tommaso e S. Agostino, coverti da corrispondenti baldacchini di figura ottagonale aggiustati alla maniera gotica. V A tre valentissimi scultòri è affidata la esecuzione di coteste opere di scultura, il S. Bernardo cioè all’egregio artista sig. Amanti, il S. Ambrogio al distinto Cavaliere Angelini, e le due ultime statue al benemerito signor Solari. Lungo la faccia principale del tempio, ricorrerà un basamento _bugnato di travertino lucido di altezza palmi 12 ‘I, e la rimanente porzione sino alla cornice centrale sarà anche rivestita della stessa pietra. La porzione della facciata poi soprastante alla’suddetta cornice sarà adorna e decorata di vari lavori di stucco conformemente allo stile. La nave maggiore del tempio sarà coverta d’un tetto a due pioventi, e le navi minori saranno del pari coverte da tanti piccoli tetti anche a due falde eguali in numero alle arcate longitudinali nello interno della Chiesa, e saranno disposti in modo che i timpani dei medesimi si presentino lungo le due facciate laterali del tempio. Alla sommità della facciata principale che s’innalzerà per palmi 150’]2 circa in sulla spianata esterna verrà collocata la statua colossale della religione, la prima delle opere di scultura che il valentissimo scultore signor Persico eseguirà pel suo paese nativo , mentrese egli acquistossi fama di egregio artista per tanti stupendi lavori da essolui eseguiti, le di lui opere non decorano che stranieri Paesi. Lungo le due facciate laterali del tempio vi saranno due ordini di controfiorti, nella direzione della linea centrale degl’intcrni piloni, gl’inferiori cioè che sosterranno le crociere delle due navate minori, ed i superiori ai quali saranno raccomandate le volte della maggiore navata. Nei muri ditompagno fra gli anzidetti controforti saranno scelpiti i 24 finestroni che daran lume nello interno del tempio , i quali saran decorati, come quelli della facciata principale, e corredati verranno di vetri colorati siccome già notossi. Le facce dei controfiorti saranno fregiate di modanature e riquadri analoghi allo stile, ed alla loro sommità sorgeranno dei penacoli ottagonali che ne completeranno la decorazione. La facciata posteriore del tempio presenterà cinque lati di un ettagene regolare, agli angoli del quale sorgeranno pure dei controforti, i quali sostener debbono la volta di cdvertura col tetto. L’architettura dei medesimi sarà conforme a quella degli altri controforti, e la loro sommità sarà in egual modo decorata. Nei muri di tompagni del coro non vi saranno finestre, avendone noi avuto espresso comando da S. M. il Re Signor Nostro; ma le pareti esterne saranno convenientemente decorate con mattoni variopinti disposti a regolare disegno, come sarà del pari praticate per le pareti delle due facciate laterali. Pria di dar termine a questa breve descrizione, non crediamo inutile di far parola della grande terre, e campanile di cui sarà fregiate il nuovo tempio. La sua pianta presenta un quadrato di lato esterno palmi 56, e fa parte del braccio destro della Croce che offre la sezione orizzontale della Chiesa. Quattro controforti angolari ne corroborano la massa, la quale elevasi a scarpa sul piano di terra ove ne sorgono le fondamenta. Tutta la torre sarà, in altezza , ripartita in quattro piani, oltre la freccia da cui sarà terminata , ed il basamento a scarpa. I due piani inferiori saranno pure di pianta quadrata, la quale prenderà la figura di ottagono nei piani sovrastanti e nella freccia. Il primo piano sarà all’ altezza della prima cornice della facciata principale, il secondo corrisponderà all’altezza della cornice posta alla sommità dei controforti laterali dalla facciata medesima: il terzo s’innalzerà per palmi 150 circa dal piede dell’opera , ed il quarto infine arriverà sin dove incominciar debbe la grande freccia. L’altezza totale del Campanile sulla sua fondazione, sarà di circa palmi 240, e nel sommo della freccia vi sarà collocata una grande croce simbolo della redenzione. Lungo sarebbe il volere partitamente descrivere i particolari della decorazione progettata per tale opera; ma perché dessa trovasi appena incominciata, e potendo subire delle modificazioni nel corso dei lavori, la esatta descrizione di essi non potrà aver luogo che dopo la completa riedificazione del tempio , in cui renderemo di pubblica ragione non solo i vari disegni geometrici del religioso edifizio, ma tutte quelle particolarità altresì che reputeremo necessarie, onde gli artisti ed il colte pubblico che dovranno giudicare e compatire l’opera nostra, non manchino di dati e di notizie, pur troppo necessari alla bisogna.Tali sono le svariate opere , che per comando del Re , Signor Nostro,eseguivansi in Gaeta nel volgere di pochi anni, le quali, mentre adempiono pienamente ai peculiari oggetti pei quali l’alta mente di Lui dettavale, aggiungono altra pagina novella alla isteria gloriosa del Regno dell’Augusto Ferdinando II,‘che il Cielo conservi e prosperi per lunga serie di anni.”

 

Perché questa spiegazione tratta dal libro del Guarinelli poi non ha trovato immediato seguito? I lavori cominciarono nei tempi previsti, ma nel 1860 c’è stato un fato nuovo: lo Sbarco dei Mille AQ Marsala e la conseguente annessione tramite plebiscito al neonato Regno d’Italia nel 1861 del regno delle Due Sicilie. Dopo alterne vicende questo lavoro maestoso ebbe finalmente termine solamente nel 1927. Pier Luigi Porzio nel 2013, durante una conferenza FAI a Gaeta mise in evidenza l’importanza del monumento: “ La chiesa ha conosciuto una lunga fase di sfortuna critica per il suo carattere antirisorgimentale e per il suo linguaggio architettonico ritenuto, a torto, non autentico. Esso esprime, al contrario, con molta efficacia lo spirito ed i sentimenti del momento finale del regno napoletano che fondono insieme l’idea della continuità di una monarchia – dagli Angiò ai Borbone – ben rappresentata dalle statue di Carlo II e di Ferdinando II sulla facciata e la riaffermazione dei valori della religione e del potere temporale del papato, manifestati attraverso una sentita adesione alla tendenza culturale del neogotico europeo e la sua caratteristica visione della storia e del medioevo romanticamente trasfigurati e idealizzati.” Dopo alcuni decenni in cui la Società Salesiana di Don Bosco ha officiato il tempio che spesso viene scelto come location dagli sposi per celebrare il loro matrimonio, e dopo un ulteriore restauro dovuto allo sfondamento del tetto in seguito ad un temporale, già da alcuni anni ed esattamente dal 1993 l’Arcidiocesi di Gaeta ha la diretta cura pastorale del luogo sacro con una messa celebrata alle ore 10.00, che è situato nel territorio parrocchiale della Parrocchia Cattedrale SS. Maria Assunta in Cielo, mentre l’oratorio viene gestito dagli ex allievi salesiani.

 

Il concerto che si è avuto in questa struttura ecclesiale meravigliosa nasce da una ispirazione del discorso di papa Francesco del 5 giugno del 2013 che parlando al pubblico ha menzionato “il sottosuolo dell’esistenza, in condizioni al limite” e quindi la risposta del papa a coloro che hanno chiesto cosa si doveva fare per loro è stata: “pregare, pregare per loro.” E  proprio questo motivo ha spinto la Fondazione Adkins Chiti – Donne in musica, una associazione nata nel 1975 e conta nella sua rete di collaboratrici oltre 41.000 compositrici, ha scelto tra di esse 10 compositrici di due nazionalità egualmente distribuite – 5 argentine e 5 italiane – a comporre la Missa Pro Terrae Humilibus, ispirandosi al canto della Santa e Dottore della Chiesa Ildegarda Von Bingen “Caritas Abundant”, e quindi si è avuto modo di ascoltare questo concerto in anteprima proprio a Gaeta.

 

Questo concerto è stato presentato dalla presidente dell’associazione Patricia Adkins Chiti, che ha presentato il programma previsto invitando di volta in volta le compositrici a recarsi sull’ambone per spiegare il concetto del canto composto presente in questa Messa.

Nell’ordine i titoli dei canti e delle compositrici:

Processionale                                                             Cecilia Fiorentino

Introitus: Esto mihi in deum protector                      Bianca Maria Furgeri

Kyrie                                                                         Nelly Beatriz Gómez

Gloria in excelsis Deo                                               Carla Rebora

Credo                                                                        Eva Lopszyc

Canto d’offertorio: Haec nos oblatio                                    Marina Romani

Sanctus                                                                      Irma Urteaga

Agnus Dei                                                                 Bianca Maria Furgeri

Canto di comunione: Ave Maria                               Amanda Guerreňo

Canto di Comunione: Laudate Dominum                 Teresa Procaccini

Canto Finale: Tu Signore di tutto l’universo             Maria Luisa Balza

 

Si parlava di preghiera nell’intenzione di questa composizione, e allora perché non citare uno dei grandi Padri della Chiesa, S. Agostino D’Ippona, che diceva sempre che saper esprimere la preghiera con l’arte del canto era come pregare due volte?  Ed il canto è un’attività spirituale ed un atto d’amore offerto al Signore l’attività dei membri del Coro Italia Senza Frontiere, un coro calabrese nato dall’unione del Coro Polifonico Madonna del Rosario della città di Acri e del Coro dell’Istituto Musicale Donizetti di Murto Crosia, una realtà musicale che aspira a praticare l’insegnamento morale di Cristo per una umanità solidale e il recupero di una vita fatta di bene ed onestà nell’armonia musicale.

Il coro si è cimentato in questa Messa mettendo in risalto la complessità compositiva fatta di vari ritmi e vari moduli e canoni musicali, passando da una polifonia gregoriana delle parti proprie della stessa Messa come il Kyrie o il Sanctus per passare a ritmi più propriamente argentini come l’Ave Maria. Si potrebbe pensare, avendolo ascoltato dal vivo questo coro, che abbia fatto un’immensa fatica ad eseguire il programma, ma i componenti dell’organico corale – 20 donne e 10 uomini  più 4 pueri cantores – hanno saputo ben interagire alla direzione della maestra Antonella Barbarossa e dall’apporto dell’organista Gianluca Lambertucci, che in Vaticano è sempre stato apprezzato per la validità delle sue esecuzioni.

 

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