Banda Martinafranca
Banda Martinafranca
Banda Martinafranca
Banda Martinafranca
Tenore nel pubblico
Tenore nel pubblico
Baritono
Baritono
Chiarine
Chiarine
Maestro Aiezza  con soprano
Maestro Aiezza con soprano
Maestro Pasquale Aiezza
Maestro Pasquale Aiezza
Musicisti banda
Musicisti banda
Musicisti Banda
Musicisti Banda
Pubblico
Pubblico
Pubblico
Pubblico
Soprano
Soprano
Soprano coreano
Soprano coreano
Soprano Coreano
Soprano Coreano
Soprano coreano con musicista
Soprano coreano con musicista
Tenore coreano
Tenore coreano
Tenore e baritono
Tenore e baritono

Nell’ambito del programma dei festeggiamenti del compatrono di Formia San Giovanni Battista si segnala la presenza del complesso bandistico di fiati “Città di Martinafranca” sotto la direzione del bravissimo maestro concertatore e compositore Pasquale Aiezza. Bisogna subito precisare che il concerto è stato veramente bellissimo, che ha espresso una qualità sonora veramente impagabile, anche perché ormai bande da gire che producono una qualità elevata nella loro prestazione artistica ce ne sono veramente poche, anche perché la crisi economica ha limitato di fatto anche l’ingaggio di bande da giro, poi una banda come questa che si avvale di quattro voci canore e nel caso di questo concerto di due soprani un tenore e un baritono sicuramente fa un certo effetto ascoltare la musica lirica non solo arrangiata dal concertatore di turno ma anche con le voci. Si, perché il melodramma è una caratteristica musicale che noi italiani abbiamo creato per esprimere i nostri sentimenti in particola re nell’Ottocento quando per sfuggire alla censura dei vari tiranni che erano presenti nella nostra penisola prima dell’Unità, sicuramente le opere esprimevano in canto e musica la dolcezza struggente della libertà che tardava a venire ma si cantava anche l’amato che andava via con inganno e seduzione, infatti le protagoniste di tute le opere da Rossini a Puccini, passando per Verdi ed arrivando a Mascagni erano le donne, infatti le cantanti liriche ed in particolari le voci di soprano erano considerate come le soubrette di oggi, ma con molta più eleganza e presenza scenica di oggi.

Ma andiamo adesso alla descrizione del programma:

La prima parte è dedicata alla lirica, cominciando con l’antagonista tedesco al nostro Verdi, Wagner, con l’esecuzione del Coro del Pellegrino del Tannhäuser con un arrangiamento dello stesso Aiezza, poi c’è stata l’esecuzione della Marcia Trionfale dell’Aida con il coro Gloria all’Egitto cantato dai cantanti e le immancabili chiarine che risuonavano nell’aria, a seguire Mio Babbino Caro di Gianni Schicchi del toscano Giacomo Puccini, ancora a seguire con Gioacchino Rossini che il baritono ha cantato La Calunnia dal Barbiere di Siviglia, poi con George Bizet si va alla Carmen con il preludio dell’orchestra e l’Habanera cantata dal soprano, seguita da un arrangiamento dell’atto secondo dei Balletti sempre dalla Traviata di Verdi, e lo stesso compositore è stato poi oggetto di esecuzione con la voce del tenore del Trovatore dell’aria “Di quella pira l’orrendo foco…”; dal Barbiere di Siviglia di Rossini è stata eseguita con la voce del soprano Una voce poco fa’, mentre dalla Traviata il soprano ed il tenore si sono alternati nelle due parti del Brindiamo nei lieti calici e il canto struggente di Violetta, mentre per finire questa parte la celebre aria della Turandot “Nessun Dorma”, celeberrima perché cantata dal grande tenore italiano ormai scomparso da qualche anno Luciano Pavarotti.

La seconda parte è quella dedicata al canzoniere cominciando con un celebre brano dedicato alla Funicolare di Napoli, perché Funiculì funiculà è la “canzone d’occasione” composta nel 1880 dalla coppia Giuseppe Turco – Luigi Denza per celebrare la funicolare che portava sul Vesuvio, inaugurata proprio quell’anno.Si dice infatti che dopo l’inaugurazione la funicolare non avesse grande successo: i turisti continuavano a salire sul Vesuvio utilizzando i muli o anche i portantini, un po’ per tradizione, un po’ perché certamente era più romantico. Una canzone di successo doveva perciò servire a pubblicizzare quel nuovo mezzo di trasporto. La canzone viene cantata alla festa di Piedigrotta e in breve diventa un successo conosciuto e cantato in tutto il mondo. Si rimaneva sempre a Napoli con Torna a Surriento composta nel 1902 da Ernesto De Curtis su parole del fratello Giambattista. La canzone fu ufficialmente pubblicata con diritti d’autore nel 1905 (prima registrazione in giugno da parte del tenore Mario Mass ) Si resta in Italia con Mister Volare, ossia Domenico Modugno con la sua canzone più famosa Nel blu dipinto di blu, noto anche come Volare, è un brano musicale del 1958 scritto da Franco Migliacci e Domenico Modugno e da quest’ultimo originariamente interpretato. Presentato per la prima volta al Festivaldi Sanremo 1958 dallo stesso Modugno in coppia con Johnny Dorelli, fu vincitore di quell’edizione e, da lì, ottenne un successo planetario, fino a diventare una delle canzoni italiane più famose nel mondo e con il maggiore riscontro commerciale. La parola che apre il refrain, Volare, divenuta identificativa della canzone, è stata depositata alla SIAE come titolo alternativo della stessa. Nel blu dipinto di blu partecipò anche all’Eurovision Song Contest 1958 classificandosi al terzo posto. Granada è una celebre canzone in lingua spagnola scritta nel 1932 dal compositore messicano Agustín Lara. La prima interpretazione fu quella del tenore messicano Pedro Vargas, soprannominato il “Tenore delle Americhe”.Del brano, interpretato in seguito da numerosi altri cantanti, sono stati fatti diversi adattamenti, nei più svariati stili musicali[3] e in varie lingue, ed interpretata anche dal cantante romano Claudio Villa. A seguire il brano strumentale eseguito dall’orchestra di fiati Libertango è una composizione del bandoneonista e compositore argentino Astor Piazzolla, che dà il titolo all’omonimo album e segna la svolta “elettrica e rivoluzionaria” nella discografia del musicista]. Venne registrata a Milano nel maggio 1974 e pubblicata nello stesso anno. Il titolo, costituito dall’unione di Libertad (libertà in lingua spagnola) eTango, simboleggia il passaggio di Piazzolla dal tango tradizionale al Tango nuevo. L’orchestra, formata per la quasi totalità da eccellenti musicisti italiani, vede la presenza di due fra i più talentuosi e richiesti giovani musicisti del periodo,Pino Presti al basso elettrico e Tullio De Piscopo alla batteria. È il brano di punta dell’album considerato come la lettera di presentazione del compositore davanti al pubblico europeo, per poi affermarsi a livello mondiale.  La canzone di Guido Maria Ferilli Un amore così grande ha riscosso un grande successo quando i presenti l’hanno sentita cantare dal tenore. La sua canzone più nota è senza dubbio Un amore così grande del 1976, interpretata da Mario Del MonacoClaudio VillaLuciano PavarottiAndrea Bocelli e Manuela Villa, con numerose cover nazionali ed internazionali. Il brano, in origine, era stato scritto su espressa richiesta del maestro Detto Mariano, che ne curò l’orchestrazione per Mario Del Monaco, che lo incise nel 1976, rendendolo famoso in tutto il mondo. Anche Claudio Villa volle cimentarsi con i colleghi della lirica, portando la canzone in un memorabile “fuori gara” al Festival di Sanremo 1984 (la versione di Claudio Villa differisce da quella di Del Monaco per la presenza di un verso in più: quello che dice …per quello che mi dai, io ti ringrazierei… .Comunque entrambe le versioni hanno curiosamente la stessa base musicale). Luciano Pavarotti ha confermato il successo internazionale del brano, riorchestrato dal noto Henry Mancini proponendolo inizialmente al Metropolitan di New York. Andrea Bocelli, con il CD e DVD Incanto, nell’ottobre 2008, rilancia in tutto il mondo il brano arrangiato e diretto dal M° Steven Mercurio con l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi ed Italian Swiss Radio Choir, per il coro diretto da Diego Fasolis. Nel novembre 2009 il brano viene inciso da Francesco Renga nel suo album Orchestra e voce. Ad aprile 2014 viene presentata la versione dei Negramaro interpretata da Giuliano Sangiorgi. Il brano è colonna sonora della Nazionale di calcio italiana ai mondiali in Brasile. Poi la versione strumentale del canto New York New York è una canzone scritta appositamente per l’omonimo film del 1977 diretto da Martin Scorsese ed interpretato da Liza Minnelli e da Robert De Niro, e cantata nel film dalla stessa Minnelli. La musica è stata scritta da John Kander mentre il testo è di Fred Ebb.Nel 1979 il brano fu registrato da Frank Sinatra, per il suo album Trilogy: Past Present Future (1980) in una personale – e molto apprezzata – versione, poi divenuta uno dei suoi cavalli di battaglia e con la quale spesso chiudeva i propri concerti. Per questo motivo la canzone è stata spesso associata a lui. Occasionalmente, Sinatra ha eseguito il brano dal vivo con la stessa Minnelli. Sinatra ha inoltre registrato il brano una seconda volta in duetto con Tony Bennett per il suo album Duets del 1993. Il 7 febbraio 1985 la canzone è diventata l’inno ufficiale della città di New York. Divenuto un vero e proprio standard musicale, questo brano non va confuso con l’omonima canzone New York, New York contenuta nel musical di Leonard Bernstein On the town (Un giorno a New York, le cui musiche sono state composte nel 1944 e che è stato successivamente trasposto per il cinema nel 1949 in un film diretto da Gene Kelly ed interpretato da Frank Sinatra.  Quindi altre tre canzoni napoletano hanno chiuso questo magnifico concerto. La prima ‘O surdato nnammurato , del 1915 con testo di Aniello Califano e musica di Enrico Cannio che la pubblicarono per le edizioni musicali Emilio Gennarelli, è stata una delle più belle (e universali) canzoni napoletane di tutti i tempi, che abbiamo deciso di inserire nella raccolta sotto il nome della grande Anna Magnani, che ne fu interprete memorabile nel film per la televisione “La sciantosa“, di Alfredo Giannetti (1970), in cui recitava accanto a Massimo Ranieri. Un omaggio alla grande Nannarella che spero ci sarà perdonato dal punto di vista dell’esattezza storica e dei reali autori della canzone, cui nulla viene tolto. La canzone, come è notissimo, parla di un soldato, lontano dalla sua amata perché è al fronte a combattere durante la prima guerra mondiale.Interpretata da molti grandi artisti, napoletani e non-napoletani. La seconda Simme ‘e Napule, paisà’ [1944] con testo di Peppino Fiorelli e musica di Nicola Valente. Era il 1944, la guerra si era allontanata e Napoli si ritrovò sommersa dalle macerie e occupata da inglesi e americani. La polvere di piselli non domava la fame, la spruzzata di DDT non allontanava le malattie. Perdizione e “signorine”,le donne in vendita per procurare una medicina ai genitori e un tozzo di pane ai figli. Tanti languivano,qualcuno si arricchì con il mercato nero, e lo dissero “pescecane”. Una canzone di Peppino Fiorelli, “Simme e’Napule,paisà'”, si levò a esprimere la speranza. L’aveva musicata Nicola Valente sul ritmo di tarantella. Più di un libro dotto, più di un’invettiva politica, la canzone divise i napoletani, e non solo loro. I cultori (molti avevano goduto del colpo di spugna sul ventennio fascista) dissero che era un giusto appello alla rinascita. Chi aveva combatuto il regime disse che invece si trattava di un qualunquistico invito all’oblio. Avevano torto tutti e non soltanto perché una canzone è solo una canzone. Furono tratti in inganno da un vecchio motto popolare – “chi ha avuto…chi ha dato…”- e trascurarono la dignità delle altre strofe, che contenevano dolenti e dolorosi inviti a riscoprire la vita, restituendo un senso individuale alla tragedia collettiva. L’ultima, O’Sole Mio , scritta all’inizio del secolo, forse e’ la canzone napoletana piu’ conosciuta e la piu’ cantata in tutto il mondo. Pochi sanno, pero’ che la musica fu composta altrove. Infatti il suo autore, Eduardo Di Capua, era in giro per il mondo con il padre Giacobbe, bravo violinista. Durante una sosta ad Odessa in Ucraina, una mattina, dietro ai vetri della finestra dell’albergo, notando la sfavillante luminosita’ del sole ucraino, compose le note di questa canzone datagli da Capurro a Napoli prima della sua partenza. Si conoscono numerosissime versioni in tutti i generi musicali.

Con questa celeberrima canzone si è chiuso il concerto, e sia il maestro, che i cantanti e l’intera orchestra ci hanno fatto vivere una serata di grandissima emozione e di grande valore culturale.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui