IL Concerto di Ambrogio Sparagna e della Polifonica Aurunca per il 90° del liceo Classico Vitruvio Pollione di Formia

Gionta e coro Sparagna
Polifonica aurunca
Polifonica aurunca
Persone presenti
Polifonica aurunca
Ambrogio Sparagna
Polifonica aurunca
Ambrogio Sparagna
Ambrogio Sparagna
Ambrogio Sparagna
Ambrogio Sparagna
Persone presenti
Ambrogio Sparagna

Un concerto veramente molto atteso, tanto che in questa ricorrenza il maestro Ambrogio Sparagna, grande musicista e profondo conoscitore della musica popolare, abbia veramente l’onore di essere stato inserito nella galleria dei personaggi illustri che rappresentano la storia del Liceo Classico Vitruvio Pollione di Formia. Perché questo onore? Sparagna è una eccellenza nel campo della musica popolare, anche se a molti potrà anche non piacere, ma comunque è una eccellenza, fatta di studio e di passione, con maestria nell’ambito dell’organetto, strumento che suona in modo meraviglioso. Porta il nome dell’Italia in giro per il mondo, e questo fa onore alla città di Formia., ma come anche ha detto il preside del Liceo Pasquale Gionta, porta in giro anche il nome del liceo di cui lui è stato un ex allievo, “perché la sua scelta di vita è nata in questo liceo” Ambrogio Sparagna appartiene al liceo, è un moto di orgoglio, e quindi non possiamo far altro che ringraziarlo. E proprio il maestro ha cominciato il concerto con un pezzo dedicandolo a una delle persone inserita nella galleria dei personaggi illustri del Liceo Pollione, una persona a cui era molto legato, come era il liceo ai suoi tempi quando incontrava questa persona che è stato anche lui allievo di questo istituto ma nella vecchia sede che oggi è occupata dall’edificio delle Poste di Via Vitruvio, ossia Pietro Ingrao, è un brano tratto dalla colonna sonora di un film di una persona che in qualche modo questo liceo è legato, ossia il regista fondano Giuseppe de Santis, Sciumparumma, che è un  brano della tradizione del Nord Italia, della tradizione delle donne che lavoravano nelle risaie, un modo per raccontare attraverso il canto anche questa parte dell’Italia si è emancipata, il film di De Santis si chiama Riso Amaro e spesso dal dialogo che si aveva tra i fondano De Santis e il lenolese Ingrao usciva fuori il modo di essere dell’Italia. Un brano che ha messo suggestive emozioni che sia lo strumento di Sparagna che il coro ha saputo ben interpretare. Ambrogio quando ha avuto l’occasione di imparare le lingue antiche, ossia il greco e il latino, ha acquisito una attitudine a quella che gli studiosi chiamano la filologia, che è lo studio attento della forma della nascita e dello sviluppo del linguaggio, in particolare della parola che in questo caso è la poesia cantata e in quel momento le lingue antiche diventano uno strumento d’ utilità e un confronto di quello che hanno fatto gli altri un confronto di quello che desidera fare. Proprio questa scuola ha fatto si che un brano che lui ha eseguito non l’avrebbe mai potuto affrontare, un lavoro di studio e di analisi nei confronti su una parte dell’Italia, il Salento, dove c’è ancora una presenza significativa di un greco antico che viene identificato come il grecanico che a sua volta viene dal bizantino, e quando Ambrogio vene incaricato della direzione del festival della Notte della taranta, c’erano poche persone che parlavano quella lingua e quando lui andò le prime volte in quella zona degli anni settanta quella lingua veniva utilizzata per dirsi delle cose in segreto tra i membri della comunità dove vivevano, ma se la lingua non viene praticata è destinata a morire. Il lavoro che si fece in quel tempo era di incrementare l’uso del parlare quell’antico idioma e lo stesso Sparagna ha scritto tanti brani in quella lingua grecanica, e il brano che lui stesso ha eseguito è legato ad una preghiera, il Padre Nostro, chiuri veniva da Kyrie, quindi il greco antico in mostra, un padre nostro in grecanico molto suggestivo, anche perché essendo in una lingua antica è quanto meno sintomatico sentire cantarlo in una lingua diversa, un brano molto ben eseguito dal coro e da Sparagna, mettendo in risalto le sfumature linguistiche delle parole.  Ciò che appare impossibile nella vita, nella poesia e nel canto tutto diventa possibile, tutto ciò che ci sembra irrealizzabile, tutto ciò che diventa oggettivamente fuori dall’ ordinario diventa qualcosa di concreto, il nostro desiderio più profondo. Perché esistono queste cose? Perché questo gioco sugli opposti, sui contrasti? Perché la poesia popolare è una elencazione dell’assurdo, quando poi la realtà è tutt’altro, è un pastore conosciuto da Ambrogio che si chiamava Antonio Palazzo che era originario di Esperia, un personaggio he a mala pena sapeva leggere e scrivere, ma sapeva le poesie e sapeva costruire gli strumenti, sapeva costruire i campanacci di ferro, e sapeva tutta una serie di storie per cui se devi cantare bisogna cantare dal profondo quello che ti serve, come per esempio immaginare che la luna vola, che l’asino vola e sono venuti in mente ad Ambrogio i racconti di Marziale ed altri, ma andando avanti ha capito la necessità del canto e di come la poesia riesce ad alleggerire il peso della vita e della necessità di pensare l’ideale anche quanto questo è impossibile. La canzone eseguita, ed anche molto sfruttata da altri che si occupano di musica popolare, quello che vede questa persona l’ho visto davvero, ossia nell’elencazione di tutte le cose che vengono descritte sono assolutamente impraticabili, come è impossibile che un sordo senta, se è zoppo non può correre, però nella canzone succede perché quello che ho visto l’ho visto davvero. Un brano che è stato eseguito alla perfezione , che mette in risalto un fiore che non era mai nato, uno senza braccia alla spalliera, zoppi correre nel vento, un cieco insegnare la via, un matto fare un ragionamento, un sordo che da lontano sentiva ed altro ancora. Dopo questo brano, un intermezzo solo strumento che ha messo in mostra la buona capacità esecutiva all’organetto di Sparagna. E’ bellissimo affrontare e cantare i canti popolari con questa attenzione, perché, come lo stesso Sparagna ha detto, a quelli che avevano capito pochissimo che cosa è la musica popolare, perché  il canto popolare è globale e locale, la capacità di un canto popolare di essere al tempo stesso narrazione locale ma con un sentimento condiviso  ne fa uno strumento straordinario per il dialogo tra i popoli. E soprattutto in questo momento di crisi. E’ più facile comunicare attraverso l’uso dei dialetti piuttosto che in alcuni casi attraverso l’italiano e questo è molto più facile comunicare attraverso dei musicisti che vengono da tante parti del mondo perché il canto popolare colpisce al cuore, il canto popolare è fatto di cose semplici che però sono difficili da individuare. Non c’è cosa più complicata che cercare questa semplicità, un valore della semplicità della narrazione attraverso l’uso dei dialetti. Infatti è stato eseguito un canto in dialetto salentino dal coro e da Sparagna  che è una sorta, a detta di alcuni studiosi, di dialetto siciliano, proveniente dalla Sicilia Orientale. I salentini dicono che non è vero, ma il confronto con gli studiosi, e le ragioni stanno nella storia e nell’incontro con i popoli, ma questo non è una sorta di diminutio del dialetto, ma al contrario un arricchimento perché spesso i dialetti hanno delle parole simili, un fenomeno di diffusione che la tradizione popolare definisce comuni perché hanno tratti omogeni nella loro diffusione e questo consente di creare dei ponti, non consente invece rendere l’osservazione sul campo paziente. Per esempio la versione di Castelforte del Pianto di Maria ha tratti in comune con la versione di Maranola dello stesso canto, che poi è tratto dai versi di Jacopone  da Todi, un dialogo che gira fin dal Medioevo in tutta la cultura italiana, però lineamenti della melodia, ma questo fa parte della bellezza dello studio e anche dalla bellezza del cantare, da una piccola melodia, da una piccola parola, uno può tirare fuori dei grandi tesori, e i canti popolari non sono altro che tanti tesori con testi apocrifi, nel senso che sono coperti, e uno li deve togliere, li deve pulire, e un altro canto che si usa nel periodo di natale che si canta nella zona di Lecce è stato ben interpretato con una melodia suggestiva. Nelle terre del sommo poeta dove vince l’endecasillabo, l’ottava, tutta la poesia popolare italiana sull’alternanza dell’endecasillabo e sulle terzine, sulle ottave e sulle terzine di Dante ed ancora oggi esistono poeti che sanno improvvisare a tavolino, sappiano ancora mantenere la capacità attraverso la poesia di inventare all’improvviso dei versi, dei versi che hanno una linea concatenata, una rima anche complessa, che poi costituisce una singolar tenzone, per chi la esegue. Il brano eseguito è stato tratto dalla raccolta del Tommaseo, che aveva questa idea, un pensiero che secondo lui il centro era la Toscana da cui era nato tutto e anche quella parte centrale dell’Italia che aveva irradiato cultura sia in Sardegna che nei Balcani, l’Illiria per intendere la zona. Nella raccolta del Tommaseo c’è la comparazione dei canti, e questa è una canzone spiritosa, una canzone che viene utilizzata ancora perché il anto toscano conserva ancora la capacità di raccontare in maniera spiritosa le particolarità delle persone e la particolarità dei sentimenti. Come tutti i canti c’è un ritornello sganciato dalla formula poetica primaria, che serve a dare continuità, che serve a dare un rafforzativo del concetto, molto allegra e briosa è stata l’esecuzione di questo canto. I canti popolari quando prendono sono molto  belli. Annarita Colaianni è l’arrangiatrice di questo coto che ha accompagnato Ambrogio Sparagna, una direttrice fondamentale per far rendere le orchestre reali ed apprezzate, è un lavoro collettivo e faticoso,  per dare la possibilità a tutti di vive e la bellezza e il valore del canto e della musica,  un’arte che solleva direttamente lo spirito, è la creazione di un  segno fortissimo delle persone, tutti, anche i bambini, riescono a percepire la bellezza con una espressione del dialetto siciliano che è “tutti pari”, cioè diversi ma simili e questo è un  insegnamento grande per cui cantare e suonare oggi più che mai diventa un modo per vivere questo mondo che va da tutt’altra parte, impone altri modelli che significa fare la piccola battaglia contro la musica modera che è una musica di plastica, una musica che toglie il respiro, una musica che rende tutti uguali, una musica che si usano le sigle senza nessun valore, fa perdere la ricchezza dei dialetti, e l’italiano cosa sarebbe senza i dialetti. Non potremo mai pensare l’italiano senza i dialetti, senza il lavoro e la ricchezza senza la poesia dialettale. E’ tutto un insieme della narrazione che ha fatto di questa lingua qualcosa di straordinario e della cultura qualcosa di eccezionale, dovunque nel mondo c’è l’attenzione alla nostra musica e alla nostra cultura. Ma purtroppo ci sono ancora delle reticenze sull’arte nel nostro Bel Paese. L’ultimo brano è in latino, quando fa un coro rapporto musica sacra è fondamentale, perché la musica è legata a questo tipo di funzione, ed il Verbum Caro Factum Est, il passo evangelico di Giovanni Evangelista  e un modo di avvicinarsi al Natale senza luminarie, valore primaria e le parole pesano, ha dedicato la vita allo studio delle parole e non si può parlare a vanvera, il latino e il greco ci mettono delle osservazioni a cui possiamo guardare.  Questo brano ha una suggestione particolare, eseguito con una deliziosa delicatezza d’espressione vocale e strumentale. Un concerto veramente molto bello, un regalo che ha fatto per la ricorrenza del liceo, perché Ambrogio ha festeggiato il compleanno del liceo.

 

 

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