Come verrà riempito il vuoto della cultura occidentale

europa-morteDi fronte alle minacce dell’ISIS di conquistare Roma e l’Italia c’è chi ha reagito ridendoci sopra, chi si è seriamente preoccupato, chi ha minimizzato, chi ha sostenuto le ragioni dei terroristi e chi non ha capito ancora cosa sta succedendo. In troppi però ignorano che l’invasione armata e violenta, fatta di atti terroristici, sarà solo l’apice e l’ultima tappa di una strategia precisa che ha avuto il suo svolgimento e la sua realizzazione con l’approvazione democratica e culturale dei Paesi europei. Quegli stessi Paesi che adesso, uno ad uno, stanno piangendo le proprie vittime. Tutti i no ai crocifissi, il rifiuto delle feste, il nascondimento e il silenzio su ciò che ha costituito l’Europa,, l’ipocrita concetto di ‘apertura’, ‘accoglienza’ e ‘laicità’, il disprezzo ignobile verso le nostre culture e tradizioni in nome di un indiscriminato rispetto e dialogo verso coloro che non vogliono dialogare perché non vogliono essere rispettati, ma solo serviti come uno schiavo serve il suo padrone, sono state le tappe che noi abbiamo concesso (commossi di fronte a questa “emancipazione”) preparando il territorio all’invasione islamica. Tutto questo processo di erosione ha geneeurope-flag1rato un vuoto: il vuoto della nostra cultura. Ma non esiste vuoto che rimanga tale. Non esiste cultura che non sia stata generata da una storia, da una fede, da una tradizione. E visto che da decenni ci stiamo impegnando a svuotare quello che siamo, tanto che siamo privi di ogni minimo concetto di identità, è inevitabile che questo vuoto debba essere riempito. Non dal niente della cultura contemporanea, nichilista e relativista, ma dalla solida – per quanto spietata e brutale – cultura islamista. La laicità che ci hanno propinato e ci continuano a sciorinare come dogma è proprio questo: tagliare le radici all’albero della nostra storia pretendendo poi che quest’albero resti in piedi e non venga abbattuto dal primo vento – anche una leggera brezza – che gli si scatena contro. Con l’aggravante che quella islamica non è una brezza, ma un uragano.

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