Colonia e il male della nostra epoca

Quello di Colonia è il segnale più evidente del male della nostra epoca. Nulla c’entrano gli immigrati. Il problema sta nel cambiamento antropologico che ha distrutto la ragionevolezza e messo in disparte fede, famiglia e scuola. Non è un problema di religione ma di libertà. La cosiddetta morale comune è ormai in crisi. Viviamo un’epoca di forte depressione di valori e principi. Alle nuove generazioni stiamo insegnando che ogni individuo può fare ciò che vuole, l’importante è che stia bene con se stesso. Che viva le sue emozioni e basta. Ma cosa significa vivere soltanto di emozioni proprie? Fare quello che – ad ognuno – pare e piace, appunto. Individualismo all’ennesima potenza che, in momenti di estrema confusione, si imbastardisce ed imbarbarisce le persone. Il problema non sono gli immigrati o gli europei di per sé, ma un equilibrio collettivo che non c’è più. L’altro giorno sono stati Erika ed Omar, ieri Avetrana e il piccolo Loris, qualche “minuto” fa Colonia. Ogni individuo, gruppo di persone o etnia sono soltanto una variabile all’interno dello stesso pensiero, ormai profondamente radicato – ahimè – nell’essere umano. Se ne può venire fuori? No, purtroppo no. Ognuno di questi accadimenti avrebbe dovuto (e potuto) far avviare un’attenta riflessione di altissimo livello. Invece è successo proprio il contrario, si è abbassata ulteriormente l’asticella. L’emotività ha preso il sopravvento e così, paura e rabbia, possono tranquillamente danzare nel buio delle nostre vite. Puntiamo il dito nei confronti del sintomo, ma siamo totalmente incapaci di debellare la malattia. Non esiste più educazione né altruismo e rispetto. Il grattacapo sta nel cambiamento antropologico che ha distrutto la ragionevolezza e messo in disparte fede, famiglia e scuola.

Riccardo Sanna

 

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