CELEBRATA LA GIORNATA DEL MALATO NELL’ARCIDIOCESI DI GAETA

Madonna di Lourdes in processione nella Chiesa dell'Annunziata a Minturno
Madonna di Lourdes in processione nella Chiesa dell’Annunziata a Minturno

L’11 febbraio per la Chiesa Cattolica è una giornata importante, perché si celebra la Giornata del malato istituita dal santo Papa Giovanni Paolo II° per ricordare e pregare per tutti i malati, ed essendo una giornata particolare essa viene celebrata in tutta la chiesa cattolica. Quest’anno riveste di particolare importanza perché l’ordine dei Fatebenefratelli  ha ricordato i confratelli morti per il virus Ebola che sta mietendo vittime in Africa . Li ricordiamo con uno stralcio di un’intervista dell’anno scorso:

Anche Papa Francesco all’Angelus di domenica ha invitato a pregare «per le vittime del virus e per quanti stanno lottando per fermarlo». Tra di loro, ci sono una suora e due religiosi che hanno perso la vita perché hanno scelto fino all’ultimo di stare accanto ai malati nell’ospedale dell’Ordine dei Frati ospedalieri di San Giovanni di Dio – noti come Fatebenefratelli – a Monrovia, capitale della Liberia.L’ultimo, il ghanese fra Georges Combey di 47 anni, è morto ieri mattina. «Frequentava Farmacia e come studente avrebbe potuto non seguire i pazienti. Invece piombava in reparto non appena finiva l’università». Così lo ricorda, commuovendosi, fra Pascal Ahodegnon, che ora si trova presso la sede di Roma ma aveva fatto con lui il noviziato. Con la sua morte, non rimangono più frati ospedalieri in Liberia. Erano in tre, tutti in servizio presso l’ospedale: giovedì lo spagnolo Miguel Pajares è stato evacuato in Spagna con un aereo sanitario militare ed è poi morto a Madrid, mentre il direttore, il camerunense fra Patrick Nshamdze, 52 anni, è stato ucciso dal virus il 4 agosto. Aveva studiato in Italia e la sua professione solenne si era svolta nella chiesa dell’Isola Tiberina di Roma: «Abbiamo lavorato per sei anni insieme – racconta fra Marco Fabello, direttore del San Giovanni di Dio di Brescia – e conservo il ricordo di un uomo generoso. Non mi sorprende che non si sia tirato indietro in questo momento di emergenza, in una fraternità di spirito e di vita con i malati che è il cuore della nostra vocazione». (da un’intervista di famiglia Cristiana del 12 agosto 2014)

Chi sono i Fatebenefratelli? Un ordine religioso che vanta le sue origini a metà del XVI secolo dal fondatore Giovanni di Dio, al secolo Juan Ciudad (Montemor-o-Novo, 8 marzo 1495Granada, 8 marzo 1550), è stato un religioso spagnolo di origine portoghese, fondatore dell’Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio (in latino Ordo Hospitalarius Sancti Ioannis de Deo) è un istituto di vita consacrata e  i frati di questo ordine mendicante, detti popolarmente Fatebenefratelli, pospongono al loro nome le sigle O.H. o F.B.F. Il nome Fatebenefratelli nasce dall’abitudine del fondatore e dei primi compagni di invitare i benefattori a collaborare economicamente alle opere di carità dell’ordine dicendo: «Fate del bene a voi stessi, fratelli, per amore di Dio».

Il fare del bene ai fratelli ammalati è stato anche l’occasione per ricordarlo nella celebrazione dell’11 febbraio anche nell’Arcidiocesi di Gaeta , esattamente nella Chiesa dell’Annunziata di Minturno. Circa cinquecento persone sono convenute per poter ascoltare le parole dell’Arcivescovo Fabio Bernardo D’Onorio, in una celebrazione che ha coinvolto anche circa una dozzina di sacerdoti presenti. L’associazione presente in prima fila è stata sicuramente l’Unitalsi, con il loro assistente spirituale Don Guerino Piccione, da anni impegnata per l’assistenza ai malati ed ai pellegrinaggi di Lourdes e di Loreto che si organizzano ogni anno. Si sono ricordati anche il parroco di Minturno, Don Elio Persechino e una referente dell’Unitalsi la signora Teresa Guglielmo, molto ammalati, e lo stesso Arcivescovo li ha raccomandati alla maetrna protezione della santa Vergine.

Lo stesso Arcivescovo, all’inizio dell’Omelia, faceva riferimento alla Madonna di Lourdes, apparsa a Santa Bernadette proprio l’11 febbraio del 1858, quattro anni dopo che il beato Papa Pio IX aveva proclamato il dogma dell’Immacolata Concezione, un dogma nato dalla riflessione e dalla preghiera fervente già a Gaeta nel 1849, in esilio durante i moti della Repubblica Romana, che recandosi spesso nella Cappella d’Oro all’interno del Santuario della SS. Annunziata, cominciava a porre nel suo cuore il germe che doveva poi germogliare nella proclamazione dello stesso dogma l’8 dicembre 1854.

Quindi spiritualmente siamo in sintonia con quella grotta benedetta di Massabielle, dove la Vergine Maria intercede per noi per far ottenere miracoli. Ma la pagina del Vangelo del giorno, le Nozze di Cana, mette in evidenza l’aspetto della Madre celeste, con la sensibilità femminile tipica della donna stessa, che fa notare a Gesù che mancava il vino e chiedeva di far qualcosa per salvare la festa del matrimonio. Sappiamo che Gesù era all’inizio riluttante “ non è ancora giunta la mia ora”, ma non si poteva disobbedire alla supplica della Mamma. Così Ella chiamò i servitori e disse “Fate tutto quello che vi dirà.”I servitori per ben tre volte obbedirono al comando di versare l’acqua nelle damigiane, poi Gesù dette l’ordine di attingere il contenuto per portarlo a tavola, ed essi obbedirono al comando e l’acqua diventò il miglior vino del matrimonio.

“Fate quello che vi dirà”: l’Arcivescovo ha spiegato che la Madonna non fa miracoli, ma è una potentissima mediatrice di grazia e che peraltro per poter avere le sospirate grazie, specialmente quelle della guarigione del corpo ma soprattutto dell’anima, dobbiamo ascoltare la sua parola ed osservare i Comandamenti, ricordare che il perdono cristiano è la strada maestra per avere la benevolenza del Signore. Quindi vivere in pienezza di vita agli occhi del Signore dà la possibilità che ognuno di noi possa ottenere le grazie che abbiamo bisogno nella nostra vita.

La liturgia è stata animata stupendamente dal coro parrocchiale, e alla fine la processione in chiesa della Statua della Madonna di Lourdes con i flambeaux.

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