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Da sempre la salute delle modelle e il loro benessere psicofisico è al centro di dibattiti e polemiche, sono anni che si spargono fiumi di inchiostro sui giornali per trattare l’argomento, eppure nonostante sia chiaro l’allarme, ancora oggi una parte importante della moda continua a normalizzare la magrezza estrema, patologica. Nelle sfilate non è raro osservare ragazze tristi, che “subiscono” le loro convinzioni personali di essere grasse quando invece non lo sono affatto e che si impongono drastiche diete condizionate da stilisti irresponsabili (i quali hanno dei canoni di bellezza lontani da un normale benessere psico fisico) per raggiungere misure che rispettano i loro “falsi ideali”, poi senza rendersene conto le modelle si ammalano e diventano “fantasmi”. Nel suo libro “Vogue Factor”, Kirstie Clements ex direttrice di Vogue Australia, rivelò qualche anno fa il suo sguardo inquietante sul mondo della moda e sulle sue regole ferree, la Clements era stata per 13 anni a capo del mensile di moda più famoso del globo, poi dopo essere stata licenziata in tronco, decise di vendicarsi e fece chiarezza riguardo moltissime modelle costrette a diete massacranti per entrare in una taglia 34 o 36 e ridotte a un fascio di ossa in nome della tanto osannata “perfezione”. Anche Victoire Maçon Dauxerre una ex modella francese, nel 2009 svelò le sue esperienze personali direttamente nel suo libro “Mai abbastanza magra” e non ebbe pudore nel raccontare di essere andata avanti per anni sottoponendosi a ogni tipo di umiliazione e violenze psicologiche. “Tre mele al giorno per pasto, pesce o pollo una volta alla settimana”, erano il suo diario alimentare di modella caduta nell’anoressia quando era una delle “top” delle passerelle e in quei tempi nessuno le aveva parlato esplicitamente del rischio cui poteva andare incontro. Oggi nonostante il mondo della moda abbia raggiunto la convinzione che la tg 40-42 sia la migliore, la diffusa speranza è che una volta per tutte si smetta da parte delle grandi aziende di consigliare alle modelle drastiche diete, l’impegno assoluto da parte di tutti deve essere quello di combattere l’anoressia che è senza dubbio il male oscuro nell’ambiente dorato. Nell’arco degli anni, vari esponenti di spicco nel settore della moda, hanno sentito la necessità di un cambio radicale di mentalità e si sono prefissi l’obiettivo primario di contrastare i problemi di anoressia, bulimia e altre patologie legate all’alimentazione, pertanto sono stati solleciti nel diffondersi immagini diventate poi simbolo di bellezza, esaltandole come il vero obiettivo cui dovevano aspirare le ragazze. In seguito c’è stata la necessità di avere nuove normative, risale al 2006 nel nostro paese l’autoregolamentazione richiesta dalla Camera della Moda Italiana, agli stilisti e ai marchi di abbigliamento per contrastare l’anoressia e l’uso di modelle troppo magre o addirittura malnutrite. A sollevare il problema era stata Giovanna Melandri, allora Ministro per le politiche giovanili, che aveva lanciato un appello a stilisti e case di abbigliamento: «Creiamo un’alleanza, lavoriamo insieme», aveva dichiarato allora, «per affrontare un fenomeno dilagante, che in Italia coinvolge due milioni di ragazze». In seguito il 22 dicembre di quell’anno venne firmato un Manifesto nazionale di autoregolamentazione della moda italiana contro l’anoressia tra il Ministero delle Politiche giovanili e le Attività sportive, la Camera nazionale della Moda Italiana e Alta Roma. L’intento era quello di rispettare la dignità delle donne che svolgevano questo tipo di attività, si riuscirono a sensibilizzare anche le grandi holding LVMH e Kering, due colossi della moda francese proprietarie di decine di marchi. Stabilirono delle regole in una regolamentazione scritta “per vietare le sfilate alle modelle troppo magre e garantire il loro benessere”, inoltre decisero di proibire l’utilizzo di ragazze di età inferiore ai 16 anni per servizi fotografici o eventi destinati a un pubblico adulto. A seguito di tale decisione, una serie di grandi marchi della moda francese, da Christian Dior a Saint Laurent, decisero di bandire le modelle troppo magre dalle passerelle, recentemente in Francia è entrata in vigore anche una legge che obbliga le modelle a fornire un certificato medico di buona salute. Eppure nonostante ci sia stata una forte sensibilizzazione al problema, l’inversione di tendenza non si è dimostrata tale e la magrezza in passerella in definitiva non è mai sparita, così come non sono neanche mai sparite dagli scaffali delle boutique e dei grandi magazzini le taglie minuscole. Recentemente la grande casa francese Saint Laurent mandando nuovamente in passerella modelle scheletriche, ha proposto nuovamente un falso modello di bellezza ed eleganza senza preoccuparsi delle conseguenze delle patologie. Proprio per fare il punto sulla situazione e conoscere più da vicino queste problematiche, abbiamo avuto una interessante conversazione con la Signora Cinzia Graziosi mamma di una bella modella Ginevra Morganti che conosce da vicino il mondo della moda e le sue sfaccettature.
– Signora Cinzia com’è possibile che in tante modelle ci sia questo condizionamento psicologico che le porta come conseguenza a rifiutare il cibo?
Gli stilisti per fare alta moda richiedono ragazze eccessivamente magre per cui una ragazza sana e bella si sente obbligata a mettersi a dieta per entrare nelle misure dell’alta moda, loro parlano di misure sulla 38-40 ma in realtà si capisce che hanno necessità di modelle molto più magre, ho visto ragazze scheletriche sentirsi comunque grasse per cui mangiano pochissimo e quando le incontro osservo nei loro occhi una grandissima tristezza. Nella moda oggi ci sono due richieste estreme: si cerca la modella eccessivamente magra per l’alta moda o la modella curvy che è sempre più curvy per le sue misure dalla 48 in su e anche questa misura è un’immagine malata e distorta, dal momento che sono eccessivamente grasse. Io ritengo che la normalità in una modella sia nelle taglie 40-42, ma queste misure in effetti sono praticamente scartate sia dal mondo dell’alta moda normale sia da quello delle curvy.
-Pensi che negli stilisti ci sia questo odio amore verso le ragazze?

In realtà si cerca sempre di più l’aspetto androgino, l’aspetto quasi malato, con queste occhiaie, magari con capelli corti, la modella è quasi sempre inespressiva, molto lontana dai modelli che ci eravamo fatti nel passato dei grandi nomi quali Claudia Shiffer o Naomi Campbell. Nella visione ideale del nostro immaginario la modella era comunque un’icona di bellezza, adesso invece è un’icona di “secchezza”, tanto è vero che i concorsi di bellezza legati alla moda io li definisco piuttosto come “concorsi di secchezza”, noto ormai che la tendenza oggigiorno sia sempre quella di dare più importanza al vestito che alla modella.
-Nonostante le nuove direttive per sconfiggere il male oscuro delle modelle, non si riesce nella moda a cambiare di mentalità?
A livello teorico l’intenzione di cambiare c’è, però di fatto io non posso fare altro che constatare che la modella più apprezzata è la modella più magra in assoluto, dove più sei magra e più rientri nelle preferenze degli stilisti, per ragazze alte da 1,75 in su richiedono la taglia 38, ma le vogliono con il vestito che gli cade, quindi in realtà è una taglia 36.
-Cosa si può fare per sconfiggere la mentalità imperante che porta a preferire le ragazze magre?
Tutto parte dagli stilisti che dovrebbero cambiare mentalità, bisognerebbe far capire loro che la donna è bella anche con qualche grammo in più, è indubbio che un bel vestito stia meglio indosso ad una donna bella piuttosto che ad una donna magra dall’aspetto malato. In alcune sfilate sembra che i vestiti siano posti su una stampella e le ragazze sembrano più magre della richiesta taglia 38.
-Cosa consigli alla tua bella figlia quando sfila?
Mia figlia è serena, è una ragazza sana, ha una taglia 40-42, indossa preferibilmente abiti da sposa che richiedono un target leggermente più abbondante rispetto alla 38 richiesta e si diverte così. Ginevra ha già compiuto 17 anni e quest’anno farà “mascotte di miss Italia nel Lazio”, poi dall’anno prossimo parteciperà alle selezioni per Miss Italia, un concorso tradizionale che oltre ad essere il concorso più importante d’Italia, prevede finalmente la partecipazione di ragazze belle e non magre e denutrite.
-Qual è il tuo pensiero sulle manifestazioni in genere dei concorsi di bellezza?
Nelle manifestazioni credo che ci debba essere sopratutto rispetto per la bellezza, non deve passare assolutamente il messaggio che l’esigenza prioritaria per fare la modella diventare famosa e finire sui giornali sia una costituzione decisamente magra. Sono tante le attività cui possono ambire le ragazze nella vita, per realizzarsi, non è necessario fare la modella in ogni caso, se non hanno di base certe caratteristiche, la falsa informazione spinge tante ragazze a diventare magre al fine di sentirsi belle, ed è proprio questa bramosia alla notorietà che deve essere considerata patologica e sbagliata.
-Grazie Signora Cinzia Graziosi

Rino R. Sortino

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