Catalogna, i separatisti mantengono la maggioranza ma gli Unionisti sono il primo partito

Elezioni in Catalogna

Il vento dell’indipendentismo in Catalogna non si è mai fermato, tanto che gli indipendentisti hanno vinto di nuovo le elezioni regionali ma con una sorpresa. Il futuro della Catalogna resta incerto dopo che le formazioni separatiste hanno vinto il voto anticipato indetto dopo la fallita dichiarazione d’indipendenza che ha preoccupato l’Europa e provocato la più grave crisi politica spagnola on decenni. Con un’affluenza record dell’82%, che di questi tempi dove la politica spesso non riesce attirare alle urne nemmeno la metà della popolazione elettorale,  gli elettori catalani hanno restituito il mandato ai leader indipendentisti regionali che hanno fatto campagna in esilio o dietro le sbarre. In un chiaro segnale del conflitto che lacera la società catalana sull’indipendenza il partito centrista fermamente anti-secessione Ciudadanos è il primo partito singolo nell’assemblea regionale, con 37 seggi su 135. Ma a meno che le tre liste indipendentiste non riescano a raggiungere un’intesa, saranno loro a guidare la Catalogna con 70 seggi in totale, due i meno della passata assemblea. Per i catalani su entrambi i fronti il voto di ieri è stato un momento della verità, dopo mesi di tensioni e proteste mai viste dalla morte del dittatore Francisco Franco nel 1975. I separatisti festeggiano. “E’ un risultato che nessuno può contestare” ha detto il deposto presidente catalano Carles Puigdemont, dal suo esilio auto-imposto in Belgio. “lo stato spagnolo è stato sconfitto. Il premier Mariano Rajoy è i suoi alleati hanno perso”. Il governo spagnolo ha sciolto il parlamento catalano e preso l’iniziativa senza precedenti di privare la regione della sua preziosa autonomia a seguito della dichiarazione d’indipendenza del 27 ottobre che ha fatto tremare un’Europa già scossa dalla Brexit. In gioco c’è l’economia di una regione che ha visto il settore del turismo soffrire e oltre 3.100 imprese, tra cui le maggiori banche, utilities e assicurazioni, spostare le sedi legali dalla Catalogna. La dichiarazione è arrivata dopo il referendum vietato del 1 ottobre, macchiato da una brutale repressione della polizia.
Rajoy e il suo governo conservatore hanno tentato di soffocare il movimento indipendentista, silurando il governo regionale e sciogliendo il parlamento. La magistratura spagnola ha messo sotto inchiesta i leader separatisti per ribellione, sedizione e malversazione. Puigdemont, fuggito in Belgio, da dove ha tentato di raccogliere sostegno internazionale per la sua causa, non è più tornato in Spagna, dove verrebbe arrestato. Finora la Ue ha sostenuto Rajoy, schierandosi a sostegno dell’ordine costituzionale e dicendo che la questione è interna alla Spagna. La Commissione Ue ha sottolineato che la sua posizione non cambia qualunque sia l’esito del voto. La lista di Puigdemont, Junts per Catalunya, ha ottenuto il miglior risultato delle tre formazioni separatiste, un colpo gravissimo per Rajoy. “Il principale sconfitto della legge elettorale è stato il Partido popular del premier Mariano Rajoy, che ha ottenuto solo tre seggi” ha spiegato all’Afp Antonio Barroso, analista del rischio politico di Teneo Intelligence a Londra. “Il 2018 probabilmente sarà l’anno in cui si chiarirà se Rajoy può sopravvivere o meno per l’intero mandato”. Ma ciò che la vittoria dei separatisti comporterà in pratica resta un mistero. “Non è chiaro se Puigdemont potrà essere rinominato, dato che sarà arrestato se tornerà in Spagna” ha spiegato Barroso. “Di conseguenza il processo di investitura sarà tutt’altro che lineare e il rischio di nuove elezioni nel 2018 resta elevato“.  Rajoy, che finora non ha aperto bocca, potrebbe esprimersi questo pomeriggio dopo una riunione della direzione del suo partito, che è passato da 11 a tre seggi nell’assemblea catalana. Gli indipendentisti non dovrebbero tentare una nuova secessione dalla Spagna ma cercare il negoziato con Madrid, anche se il risultato del voto di ieri certamente li rafforza.
L’elite dell’economia catalana, vicina al partito di Puigdemont, “sa che deve dare nuovo slancio al turismo e all’economia” ha detto all’Afp il sociologo Narciso Michavila.
Nel campo opposto la leader regionale di Ciudadanos, Ines Arrimadas, vede il bicchiere mezzo pieno, festeggiano il primato del suo partito. “I nazionalisti non potranno mai più parlare in nome di tutta la Catalogna, siamo tutti Catalogna” ha detto ai sostenitori.

Articoli Correlati

- No Comments on this Post -

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *