581RUBCi si sta stupendo ed esaltando, e non poco, per l’approvazione del cosiddetto divorzio breve. Sarà possibile divorziare in sei mesi e non attendere i tre o cinque anni che occorrevano prima dell’approvazione della nuova legge. Un passo di civiltà e un passo avanti, ripetono come slogan gli entusiasti. Dall’altra parte serpeggia un certo malumore e una sorta di visione apocalittica della società. Sui primi meglio tacere: ripetono come un mantra le solite frasi, i soliti concetti e i soliti slogan a tutte le ‘novità’ che di volta in volta si propongono all’attenzione pubblica; con costoro è inutile ragionare. Con gli altri, sinceramente, non capisco lo scoramento e la frustrazione. Che senso ha stupirsi, e anche mobilitarsi, per determinare quanto tempo ci vuole per divorziare? Legittimato il divorzio anche sei mesi sono tanti. Tanto che, ironizzando ieri sul mio profilo Facebook, scrivevo che “sarebbe molto più umano e vicino a chi ha bisogno permettere il divorzio in pochi secondi. Se questo fosse un Paese civile si potrebbe risolvere il tutto in pochi click su un apposito sito di qualche Ministero.” Non sarebbe peregrina l’idea (folle) di determinare il matrimonio e il divorzio così come si stabilisce un’amicizia su Facebook: in maniera bilaterale e concordata l’unione, in maniera unilaterale lo scioglimento. La digitalizzazione del Paese permetterebbe di registrare il cambiamento all’istante e permettere l’erogazione, la sospensione e l’annullamento, di determinati diritti e privilegi e regolare in automatico tutte le pratiche conseguenti. Perché il problema non è la durata, il tempo che ci vuole a divorziare. Il problema è a monte: il divorzio stesso. Purtroppo però non riflettiamo più sulle cause dei problemi, ma ci entusiasmiamo e appassioniamo (come fossimo allo stadio) solo sugli eventi a noi prossimi, ignorando come e perché siamo ad essi arrivati. Il problema, semmai, è, al solito, di naturale culturale prima ancora che giudiziale, legale e procedurale. Certo è che non tutte le leggi sono buone, ma le leggi cattive e ingiuste non ci sarebbero se ci fosse una cultura libera e sana, lontana dagli isterismi dei fobici di professione. Una nota non tanto a margine per i delusi e gli scoraggiati. Tra essi si schierano, forse nella stragrande maggioranza, i cattolici. Tra le fila del dilaniato mondo cattolico c’è chi sosteneva, ostentando fierezza, orgoglio e sicurezza, che potevamo stare un po’ più tranquilli, visto che il Presidente del Consiglio e il Presidente della Repubblica erano (e tutt’ora sono) dei cattolici. Al di là dell’ignoranza storica (si veda chi ricopriva le stesse cariche al tempo dell’approvazione delle leggi sull’aborto e sul divorzio) mi domando e gli domando: non dovevamo essere contenti e stare tranquilli?

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