Bianca schiuma dalle onde ruggenti locandina
Bianca schiuma dalle onde ruggenti locandina
Salvatore Bartolomeo
Salvatore Bartolomeo
Paola Pacifico
Paola Pacifico
Pasquale Gionta
Pasquale Gionta
Pasquale Gionta e Salvatore Bartolomeo
Pasquale Gionta e Salvatore Bartolomeo
Pubblico al circolo Vela Viva
Pubblico al circolo Vela Viva
Rita Alicandro
Rita Alicandro
Rita Alicandro e Paola Pacifico
Rita Alicandro e Paola Pacifico

Nella seconda parte dell’intervento del preside Pasquale Gionta, dopo che  c’è stata la proiezione su musica di Maurice Ravel di acquarelli dell’artista formiano Salvatore Bartolomeo dal titolo Orizzonti Marini, si è proseguito nella lettura di brani tratte da capolavori della letteratura mondiale, in particolari inglesi e francesi. Hermann Melville, Robert Louis Stevenson, Joseph Conrad e Paul Valéry, quest’ultimo autore di un poema che ha dato il senso dell’eccentricità all’artista francese, che con il suo Cimitero Marino offre al lettore una rivisitazione della vita e della morte tradotta in una immagine straordinaria di luminosità. All’inizio la poesia tratta dalla raccolta “Poesie di guerra e di mare” di Melville, una raccolta pressoché sconosciuta al grande pubblico e che affronta il tema del mare come luogo della conciliazione con tutte le avventure che un uomo compie, incontrando direttamente il proprio destino e la propria fine. Gli estratti di brani tratti dalle opere di Conrad come  La linea d’ombra, Cuore di tenebra e Tifone, uno scrittore di origine non inglese ma naturalizzato come tale. Cesare Pavese ha scritto che “il mare del sud è veramente per Conrad il luogo dell’anima”, non l’alto mare di Melville che è insieme titanico e diabolico, o nell’opera di Stevenson una stazione climatica ricca di nobili leggende e interessanti soluzioni , ma invece il perenne e inquieto via vai dalla costa, degli ozi, delle folde e dei porti. L’eccitazione che può fare di ogni imbarco e di ogni approdo è l’inizio di una stupenda e assurda avventura di giovinezza, di passione e di destino. L’eroe solitario di Conrad sta nel fuggiasco e nel reietto, segnato dalla sventura e dal rimorso, uno stretto parente dell’angelo caduto caro tanto ai romantici, conquista la sua identità, affrontando con vero stoicismo le prove che il destino gli ha riservato.

L’opera di Stevenson L’isola del tesoro, un’opera famosa e nello stesso tempo popolare, cara tanto ai ragazzi, diventando un libro senza tempo, rinnovando la tradizione del romanzo di avventura, una magica epopea della pirateria, in cui si innesta il diminutivo olistico dell’insaziabile curiosità dell’uomo, per proseguire con una pagina tratta da un romanzo sempre di Stevenson però meno noto, Il Signore di Ballantrae, il cui tema è l’attrazione del mare magistralmente rappresentato dal romanzo di azione moderno, diventando un artista estremamente versatile e poliedrico, capace di affrontare i generi letterari più diversi dalla prosa al romanzo storico o al romanzo esotico. La lettura di versi del poeta francese Valéry Il Cimitero Marino avvicina il cuore doloroso della sorte dell’uomo, la terra con i suoi morti invisibili e per mare con i suoi imbrigliati creditori sta di fronte in una compartecipe parola del poeta, che si paragona ai morti e al loro immobile sonno. Che si riconosce nel mare e nel suo moto eternamente rinato, e che superando la negazione avvolta nell’intelletto sotto la rapita scossa delle cose afferma il suo necessario slancio nell’esistere ad inserirsi nel corso perenne del tempo e della vita, bisogna dunque tentare e trovarsi ad industriarsi a vivere. Quindi il mare diventa immobile, instabile, femmineo: la descrizione del mare fatta del Moby Dick di Melville i cui brani sono tratti dai capitoli dedicati al capitano Acab e sull’apparizione della balena e dai tre capitoli finali dedicati alla caccia della balena bianca.

Il mare omerico e biblico insieme rappresenta il regno dei mostri, del terrore, delle immense profondità che sfuggono all’intelligenza umana, la balena contro la quale si scaglia la furia del capitano Acab che è un evidente simbolo del male e dell’assurdità del vivere del mondo, ma diventa anche simbolo di ogni mistero incarnando il limite estremo della conoscenza umana, il confine che sta tra l’uomo e la sua sete di sapere, il suo bisogno di verità, per grandiosità di conoscenza e di realizzazione Moby Dick è stato paragonato alla dantesca divina Commedia, come nel poema del sommo Dante l’allegoria non resta mai scoperta e fine a se stessa ma diventa parte essenziale dell’architettura dell’opera. Moby Dick non ebbe quando uscì una accoglienza trionfale, anzi al contrario venne definito come il delirio di un pazzo facendo riferimento alla figura del capitano Acab, e quindi ci sono voluti 70 anni per far si che questo libro fosse inserito nella hit parade della letteratura mondiale.

La filastrocca che chiude la serata è compresa in una raccolta di versi per piccoli e grandi lettori “Il mio letto è una nave” di Stevenson del 1885, che egli scrisse quando si trasferì nei mari del sud, non come la moda di quel tempo obbligava tutti i nobili a fare questo, ma per curare i polmoni malati nell’arcipelago delle isole Samoa dove ebbe la residenza fino alla morte e lo scrittore ritorna alla memoria degli anni della sua infanzia  dando voce al bambino di un tempo.

Ovviamente i ringraziamenti di rito vanno alle persone che hanno collaborato nella lettura dei versi e della proiezione delle immagini che hanno accompagnato questa rassegna letteraria per tutto il tempo. Mario Bellipanni è stato il tecnico informatico al quale si deve il montaggio di tutto il materiale poi trasformato nel complessivo file multimediale che è stato visto dai presenti. Poi un ringraziamento del preside è stato doveroso verso i suoi compagni e compagne di navigazione, in primis dall’artista formiano Salvatore Bartolomeo che ha indubbiamente impreziosito questa interpretazione letteraria attraverso i suoi acquarelli dipinti nella proiezione. Ed infine le due professoresse del liceo Cicerone – Pollione che hanno indubbiamente ingentilito con la loro presenza femminile l’intera serata, Rita Alicandro che è docente di lingua e civiltà spagnola presso il Liceo Linguistico Marco Tullio Cicerone di Formia, mentre la professoressa Paola Pacifico è docente di lingua e civiltà greca al Liceo classico Vitruvio Pollione di Formia.

Si può chiudere questo scritto dicendo che il mare è la metafora di ogni naufrago, uomo o donna che sia, vecchio o giovane, consapevole del fatto che l’incertezza sia della mancanza e forse quella della demolizione dell’assoluto e poi della nostra irrimediabile condizione esistenziale, le vie del mare sono infatti la profondità dell’abisso e senza confini dell’orizzonte e questa cornice è la definizione che inquietano l’uomo e la terra, incapaci di vivere i segni del mondo, proprio lì dove il cielo e il mare si lambiscono senza confondendosi come negli acquerelli dell’artista Salvatore Bartolomeo.

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