magistraturaLa storia recente del nostro Paese è stata segnata dalla magistratura. Nel bene o nel male, sia che si esulti sia che ci si rammarichi, la sentenza di assoluzione di Silvio Berlusconi dimostra come nel nostro Paese un potere mediatico incredibile sia in mano alla magistratura. E non è detto che la responsabilità sia dei giudici. Che Berlusconi sia colpevole o meno, e quindi che la giustizia ha fatto il suo corso o no, è un dato irrilevante. Solitamente quando le sentenze sono a favore ci si dichiara soddisfatti che la giustizia ha fatto il suo corso; quando invece essa è non certifica l’innocenza si minaccia il golpe, la persecuzione e l’accanimento. Cose che accadono, sia chiaro, non sono solo il frutto delle farneticazioni di alcuni. Solo che il discorso ormai è inflazionato ed è evidente come determinate dichiarazioni siano solo il frutto degli interessi personali dei singoli. Rimane il fatto che il processo Berlusconi ha profondamente segnato la storia politica – e non solo – dell’Italia. Senza di esso, sicuramente, le cose sarebbero andate diversamente. E non si tratta di esultare o rammaricarsi perché da un errore giudiziario (l’assoluzione dice questo) Berlusconi è stato fatto fuori politicamente, mediaticamente e culturalmente (aldilà dello zoccolo duro di fedelissimi). Il problema è come un processo (magari anche legittimo) impieghi tutti questi anni, provocando reazioni importanti sulle quali, una sentenza di grado superiore, non potrà mai intervenire, risarcire e riparare i danni. La storia è fatta anche di questo, non c’è da stupirsi, ma bisognerebbe interrogarsi e riflettere su quanto il potere giudiziario non riesca ad essere celere nei suoi pronunciamenti ed essere sempre, sempre, in ritardo sui fatti che esso giudica.

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