Bambini uccisi, alcuni sono un orrore altri un diritto

C_4_articolo_2137684_upiImageppSi prova orrore a leggere certe notizie: “L’Onu ha accusato la polizia brasiliana di uccidere bambini per “ripulire” le città, e soprattutto Rio de Janeiro, in vista delle Olimpiadi dell’anno prossimo. L’accusa viene mossa dal Comitato Onu sui diritti dell’infanzia citato da media brasiliani, tra cui il sito del quotidiano ‘Estadao’.” [Fonte: Ansa] Eppure, allo stesso tempo, bisognerebbe un minimo interrogarsi e domandarsi come mai per questi morti si prova orrore mentre per i bambini sterminati nel grembo materno, sempre per fare pulizia, ci si è così convinti della liceità, se non addirittura della bontà, che è considerato un diritto? Eppure sempre di bambini si tratta. Per giunta innocenti. Totalmente. È un po’ una delle tante ipocrisie del nostro tempo vittima del noto modo di dire popolare ‘occhio non vede cuore non duole’. E non si indignano i cuori degli occidentali, pronti a versare lacrime di coccodrillo per l’ennesima strage, ma altrettanto fermi nel considerare l’omicidio di stato legale e un diritto. L’aborto uccide non per ripulire le strade dalle olimpiadi, ma per ripulirsi la coscienza da quello che si considera un errore o un impedimento imprevisto e non voluto nell’organizzazione della propria vita. Il problema è duplice: le coscienze – per quanto i propagandisti ne tacciono – non si ripuliscono con gli aborti e siamo arrivati al paradosso che chi può farli (e li fa) i bambini li uccide, chi non li può fare non li fa, ma li compra o li costruisce in laboratorio. Se questo è un uomo.

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