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I mezzi di informazione rappresentano da sempre le fonti primarie di notizie per molti di noi, ma, nonostante ciò penso sia doveroso ammettere che la medaglia d’oro vada assolutamente assegnata alla televisione, considerata, da sempre, oltre che la principale sorgente rivoluzionaria nell’ambito delle comunicazioni anche un potente mezzo in grado non solo di influenzare profondamente il nostro personale bagaglio di conoscenze ma anche tutto ciò che ci circonda. Diversi studi tendono ad evidenziare la versatilità di questo strumento e di come la sua interpretazione possa variare a seconda dei rapporti in cui la si contestualizza. La sua caratteristica fondamentale di fatti riguarda, senza ombra di dubbio, i pro e i contro che le ricerche susseguite negli anni hanno evidenziato a riguardo. Secondo recenti studi, la principale rivelazione riguarda la bipolarità di questo mezzo, ossia la sua capacità di condividere con intere famiglie aspetti positivi e non: da un lato la televisione può arricchire la vita familiare, in quanto può unire più strettamente fra loro i membri della famiglia e promuovere la loro solidarietà verso altre famiglie e verso la più vasta comunità umana; ma può anche danneggiare la vita familiare, diffondendo valori e modelli di comportamento falsati, mandando in onda pornografia ed immagini di brutale violenza, diffondendo informazioni distorte e manipolate sui fatti e i problemi di attualità. Gli ultimi dati ufficiali, risalenti ad uno studio, condotto alcuni anni fa, rivelano che il 68 % dei bambini sotto i due anni di età guarda la TV almeno due ore al giorno. Un dato veramente significativo se, in più, consideriamo il fatto che molti genitori spesso tendono erroneamente ad affidare alla tv il ruolo di “tata” approfittando del provvisorio intrattenimento per poter svolgere faccende domestiche o semplicemente godersi qualche ora di relax. Leggendo i dati di recenti indagini statistiche ci rendiamo conto che i dubbi, le perplessità o le preoccupazioni circa le conseguenze del rapporto tra tv e bambini sono fondate. Secondo una indagine Istat e Multiscopo del 2003 in Italia i minori passano davanti alla TV 1.100 ore all’anno contro le 800 della permanenza nelle aule scolastiche. In particolare l’82% dei bimbi di età inferiore ai 5 anni; il 91% di quelli tra i 6 e i 10 anni; 90% tra gli 11 e i 14 anni, 85,8% tra i 15 e i 17. Altri dati Istat del 2009 indicano che il 96% dei bambini italiani in età prescolare guarda la TV e il 91% lo fa tutti i giorni, in tutti gli orari. Sappiamo oltretutto che per la maggior parte del tempo i bambini guardano la televisione da soli rischiando di trascurare gioco e studio. La visione televisiva accompagna inoltre momenti cruciali e intimi della vita familiare: i pasti e il momento di andare a letto. Sono in molti i bambini che si addormentano sul divano cullati dalle voci del piccolo schermo piuttosto che dalla ninna nanna e/o dal racconto delle favole lette dai genitori. Ritengo opportuno, a riguardo, ricordare le parole citate dal Direttore del Center on Media and Child Health al Children’s Hospital di Boston, che da anni si occupa degli effetti dell’esposizione dei bambini ai media, Michael Rich, secondo cui “il cervello di bambini, soprattutto nei primi anni di vita, non è ancora in grado di decodificare le immagini che vengono trasmesse in video. Ciò di cui hanno più bisogno per lo sviluppo del proprio cervello è l’interazione con altri esseri umani e il rapporto fisico, tattile con l’ambiente che li circonda; hanno bisogno di ‘assaggiare’ la realtà portandosi tutto alla bocca”.

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