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Rosa Calvi

Ancora una accusa nei confronti di Francesco Bellomo, Consigliere di Stato e direttore della scuola privata per aspiranti magistrati “Diritto e Scienza”, al quale pende una proposta di destituzione e sul suo collaboratore, il pm di Rovigo Davide Nalin, una di sospensione con urgenza, con una nuova testimonianza conferma le accuse già rivolte a suo carico  dal padre di una sua giovane ex corsista. Rosa Calvi, avvocatessa di 28 anni, ha raccontato al Corriere della Sera come le fu offerto di diventare borsista del famoso corso, le assurde regole che avrebbe dovuto rispettare e quel bacio che Bellomo provò a darle durante un colloquio per valutare se fosse degna della borsa per frequentare gratis la scuola.

Rosa Calvi, originaria di Cerignola, ha deciso di raccontare quello che ha subito tra ottobre e dicembre 2016 “quando ho visto la denuncia del padre della ragazza, ho pensato che non poteva rimanere una voce isolata. Non siamo noi che dobbiamo vergognarci di quello che è successo.” Non aveva parlato prima per paura: “Ho il sogno di diventare magistrato da quando avevo otto anni. Mettermi contro un Consigliere di Stato avrebbe potuto precludere per sempre il mio futuro.” La giovane aveva scelto di seguire il corso del consigliere Bellomo “Perché da varie statistiche risultava quello con il maggior numero di studenti diventati poi magistrati”. Ma non aveva fatto alcuna richiesta diventare borsista: “Pagai i 2318 euro previsti per l’iscrizione annuale.” Dopo le prime valutazioni il suo punteggio non era altissimo ma venne comunque contattata per essere inserita tra le aspiranti alla borsa di studio:  “Bellomo aveva individuato sette candidate, poi rimanemmo in tre. E fu in quel momento che per la prima volta vidi tutto quello che prevedeva il contratto da borsista. Sul sito web infatti c’era il regolamento con diritti e doveri, ma mancava la parte in cui veniva affrontato il codice di condotta e il dress code femminile. Ci diede 15 minuti per esaminare il contratto e poi scelse me, dandomi appuntamento al giorno dopo per la firma.”È lì che Rosa apprende delle clausole assurde come “la numero 2 che imponeva di “mantenere una posizione di distacco rispetto ai comuni allievi” o la numero 3 che ordinava addirittura di non poter “mantenere o avviare relazioni intime con soggetti con un quoziente intellettivo più basso di 80/100”. Mi sembrò eccessivo in particolare per l’obbligo di minigonna per gli “eventi mondani”, ma decisi di affrontare comunque il colloquio il giorno dopo. Ero fiduciosa perché avevo a che fare con un magistrato, un Consigliere di Stato, non uno qualunque.” Arriva quindi il momento del colloquio privano nella hall di un albergo nel quartiere Eur di Roma: “Mi chiese subito della mia vita privata: quanti fidanzati avevo avuto e cosa facevano. E poi disse che se decidevo di accettare, avrei dovuto perdere cinque chili entro marzo. Poi mi guardò in viso e mi disse: “Hai le borse sotto gli occhi, con un paio di punturine risolviamo la situazione”. Subito dopo provò a baciarmi. In un attimo mi sfiorò le labbra e io lo evitai. Rimasi pietrificata. Andai subito via lasciandolo lì, nella hall dell’albergo.” Ma il consigliere Bellomo deve essere poco abituato ai rifiuti e così “cominciò a contattarmi con sms e chiamate, proponendomi di seguire il suo corso il weekend successivo a Milano. Accettai perché non potevo credere che un magistrato potesse comportarsi in quel modo, ma quando mi parlò delle prove che dovevo affrontare per l’addestramento speciale, cambiai subito idea e decisi di non partire.” Ed ecco le prove particolari cui le borsiste doveva fare fronte: test che poco hanno a che fare col diritto e con la scienza: “Erano previste alcune prove speciali come andare in Ferrari con lui ad alta velocità oppure passeggiare in una via di locali e scegliere il migliore. Mi sembrarono delle cose assurde e decisi che era il caso di restare a Roma.” Il Bellomo non la prese bene: “arrivò persino a dirmi che così sarei rimasta nella mia vita mediocre.” Intanto il procuratore generale della Cassazione Pasquale Ciccolo ha chiesto alla sezione disciplinare del Csm  di sospendere con urgenza dalle funzioni e dallo stipendio e di collocare fuori ruolo il pm di Rovigo Davide Nalin, stretto collaboratore del consigliere di Stato Francesco Bellomo nella Scuola di formazione giuridica “Diritto e scienza”. La richiesta, per impedire che possa reiterare condotte “gravemente scorrette” e “incompatibili” con le funzioni giudiziarie; episodi di “tale degrado” da aver danneggiato non solo la sua personale credibilità di magistrato, ma quella dell’intera giurisdizione. Su Bellomo pende invece una proposta di destituzione. A pesare sulle decisioni da prendere c’è anche “l’allarme e lo sconcerto” che si sono diffusi nell’ambiente degli aspiranti magistrati, ai quali è stato fatto credere che il concorso di possa superare con metodi del tutto “estranei alla formazione tecnica, professionale e deontologica”.

 

 

 

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