Luigi Incarnato

Una vicenda incresciosa, visto che è stato arrestato nella giornata del 19 dicembre Luigi Sorical, il quale era stato oggetto di un articolo apparso su Il Fatto Quotidiano del 2018, e che qui si riporta, dove mette in evidenza la stretta correlazione tra la Provincia di Latina e la Calabria in fatto di mala gestione dell’acqua:

“26 ago 2016 IL FATTO QUOTIDIANO SCRIVEVA….

Carte segrete, a fronte di acquedotti colabrodo. Dighe iniziate e mai 
finite, un socio privato – la francese Veolia – che non vede l’ora di 
lasciare tutto, ma in cambio di una manleva sul passato. E un 
finanziamento milionario con la Depfa Bank, lo stesso istituto 
finanziario controllato oggi dal governo tedesco che, grazie a 
contratti pesanti, sta bloccando il piano di ri-pubblicizzazione 
dell’acqua a Latina. Tutto garantito da un contratto firmato nove anni 
fa e ancora oggi secretato, “per tutelare la banca che non ha dato 
l’autorizzazione a divulgare il documento”, come spiega al Fatto 
quotidiano il direttore finanziario Simone Lo Piccolo, che nega 
l’accesso agli atti invocando la legge sulla privacy. Alla faccia del 
nuovo decreto Madia sulla trasparenza degli atti pubblici. 

Sorical è uno dei tanti disastrosi risultati della gestione mista 
pubblico-privata degli acquedotti in Italia. Vende l’acqua ai comuni 
della Calabria, gestisce le grandi infrastrutture e, con l’arrivo dei 
francesi, avrebbe dovuto incanalare con acquedotti moderni l’enorme 
quantità di acqua delle montagne calabresi. Dopo anni di pessima 
gestione alla fine sono arrivati i commissari, con i conti finiti 
nella liquidazione e un sistema idrico integrato rimasto il grande 
sogno incompiuto. In pieno stile Salerno-Reggio Calabria. Ma Sorical è 
anche uno dei principali clienti italiani della Depfa, la banca 
specializzata in derivati e finanziamenti degli enti pubblici europei, 
salvata nel 2014 da un fondo del governo tedesco, dopo essere finita 
nella bufera finanziaria nata con la crisi dei mutui subprime. Italia, 
Grecia, Spagna, Portogallo sono stati per anni il campo d’azione della 
banca d’investimento, per un pacchetto di obbligazioni in mano a fondi 
internazionali che supera abbondantemente il miliardo di euro, 
garantito da una serie di complessi – e rischiosi – strumenti 
derivati. 

In Calabria e a Latina la Depfa ha avuto come principale partner 
Veolia, in Toscana i compagni di avventura dei finanzieri di Dublino 
sono la romana Acea e Monte dei Paschi di Siena. Qui l’acqua, da tempo 
immemorable, è appannaggio del giglio magico renziano. A partire da 
Publiacqua, il gestore della provincia di Firenze guidato negli anni 
passati da Erasmo D’Angelis, oggi direttore dell’Unità, e che ha visto 
sedere nel Cda per diverso tempo la ministra Maria Elena Boschi. 

I comuni dell’ambito idrico della provincia di Pisa hanno affidato nel 
2002 la gestione alla Acque spa, partecipata – come in gran parte del 
territorio toscano – da Acea. Quando è il momento di mettere i soldi 
per gli investimenti previsti dalla concessione, la società romana 
contatta la banca irlandese Depfa. Una sigla decisamente di moda nel 
nostro paese all’epoca, quando il governo – attraverso il ministero 
delle infrastrutture – promuoveva ovunque gli strumenti finanziari più 
sofisticati per realizzare gli acquedotti, senza però evidenziare i 
rischi. La banca di Dublino, affiancata da Monte dei Paschi di Siena, 
da alcune banche locali e dalla Cassa depositi e prestiti presenta ai 
sindaci della provincia di Pisa le stesse condizioni che applicherà 
poco dopo a Latina: in cambio dei soldi, i comuni hanno dovuto firmare 
un contratto di pegno che prevede un potere totale  per gli 
investitori della Depfa. Una serie di clausole identiche a quelle 
invocate nei giorni scorsi a Latina dove, in caso di evento rilevante, 
la Depfa può esautorare il potere d’indirizzo strategico delle 
amministrazioni comunali. I possibili casi di “evento rilevante” sono 
elencati con precisione e, tra questi, è previsto l’intervento della 
banca in sostituzione dei comuni se Acea dovesse diminuire – sotto il 
45% – la sua partecipazione nella società. Nessuna 
ri-pubblicizzazione, dunque, sarà mai possibile da queste parti. 
Eppure la volontà degli elettori in provincia di Pisa nel referendum 
del 2011 è stata chiara: il 95,41% votò a favore dell’acqua pubblica, 
con una percentuale dei votanti ben al di sopra del quorum (65,08%). 
Una volontà popolare tradita l’ultima volta lo scorso anno, quando i  comuni presenti nella società Acque spa hanno confermato, senza grande  clamore, le regole del finanziamento. Incluso un complesso e voluminoso contratto in inglese, con clausole su sofisticati strumenti  finanziari e il complesso di norme che blocca ogni possibilità di  cambio di strategia. 

Dove la Depfa non è arrivata ha agito Monte dei Paschi di Siena – 
stretta alleata all’epoca sia di Acea che della banca irlandese – 
insieme ad un altro istituto finanziario divenuto noto, la Banca 
Etruria. E’ il caso di Arezzo, la provincia dove per la prima volta in 
Italia è stato privatizzato il sistema idrico integrato con il modello 
– di origine francese – del partenariato pubblico privato. Era il 
1999, la gestione comunale – che era sostanzialmente solida – passa 
nelle mani di Nuove Acque, partner privato la Suez e, dopo poco, 
l’immancabile Acea. 

Come in praticamente tutte le esperienze simili in Italia il privato 
mette i soldi per gli investimenti indebitando la società mista, 
attraverso il solito schema del prestito in cambio di pegno delle 
azioni, comprese quelle dei comuni. In questo caso non entra in gioco 
la banca irlandese, ma un pool composto da BEI, Monte dei Paschi, 
banca Dexia e Banca Etruria, di casa ad Arezzo, soci, di minoranza 
(Mps e Etruria), dello stesso gestore. E’ il 2005 e la gran parte dei 
comuni approva: “Si consegna ai privati un potere assoluto. Con questa 
operazione la maggioranza pubblica di Nuove Acque diventa un guscio 
vuoto”, commentano i comitati locali in un documento che analizza 
l’operazione. Dunque anche qui, come a Latina, a Pisa e in altre 
province italiane, il voto per l’acqua pubblica si ferma davanti agli 
sportelli delle banche. 

Nella Calabria degli accordi segreti, intanto, la giunta regionale 
Oliviero annuncia di volersi riprendere la gestione idrica. “Io non 
sono stato nominato per liquidare la società, ma per rilanciarla”, 
spiega al Fatto quotidiano Luigi Incarnato, commissario di Sorical.  
“Vuole sapere una cosa sul mutuo Depfa? Mi sono informato e questi 
asset il governo tedesco li ha acquisiti pagandoli 16% del valore 
nominale”. Ovvero, secondo quanto dichiara a Il Fatto quotidiano, il 
credito vantato da Depfa nei confronti dei gestori degli acquedotti 
italiani varrebbe molto meno: “Quindi ricontratteremo tutto – aggiunge 
Incarnato -, facendo entrare in società i comuni appena Veolia se ne 
va. Manca solo un passaggio, vogliono una manleva sui debiti (ovvero 
una esclusione di responsabilità sul passato, una sorta di condono, 
ndr) e il presidente ci sta pensando”. Ma di mostrare quel contratto 
di finanziamento che pesa sulla società per ora non se ne parla. Acqua 
pubblica, forse, trasparente non tanto.”

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui