Baby gang

Era considerato il capo di una vera e propria banda di ragazzini che aggrediva, picchiava e rapinava, anche dietro la minaccia di un coltello, giovani coetanei il 18enne arrestato dai carabinieri di Anzio.. Al giovanissimo, già con diversi precedenti per reati contro il patrimonio,sono state addebitate due rapine consumate tra Lavinio e Nettuno nel periodo tra febbraio e luglio di quest’anno, oltre a numerosi episodi di ricettazione di telefoni cellulari risultati rubati in altrettante rapine ed un’aggressione in danno di un cittadino pakistano avvenuta, con l’aggravante della finalità discriminatoria razziale, a maggio. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della Stazione di Lavinio Lido di Enea che hanno portato avanti le indagini coordinate dalla Procura di Velletri, il modus operandi era più o meno sempre lo stesso: il  18enne, che vive con i suoi familiari di origini rom in una palazzina occupata abusivamente nel quartiere Zodiaco di Anzio, e accompagnato da alcuni suoi amici si avvicinava a ragazzi di giovanissima età, spesso minorenni, e dopo averli accerchiati e picchiati, spesso tenendoli sotto minaccia con un coltello a serramanico, gli rubavano cellulari, soldi, orologi e catenine in oro per poi dileguarsi a piedi. In un episodio, come è stato accertato dai militari, la vittima era addirittura un 12enne. Le indagini dei carabinieri, che hanno convocato le vittime, analizzato i filmati degli impianti di videosorveglianza privata presenti nelle zone in cui venivano consumati i reati e studiato con attenzione i tabulati di telefonia, hanno consentito di raccogliere importanti indizi di colpevolezza a carico del 18enne, utili all’emissione da parte del Tribunale di Velletri di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti. Alle prime luci dell’alba del 19 ottobre il giovane è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Anzio che hanno perquisito i due appartamenti in cui era stato notato dimorare con una certa stabilità. Individuato e bloccato dove viveva con il proprio nucleo familiare, è stato tradotto presso il carcere di Velletri a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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