Polizia

Una operazione che la Polizia ha concluso all’alba del 25 gennaio a Latina, con tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Fabrizio Marchetto, 47 anni, dei figli Angelo e Luca, rispettivamente di 23 e 27 anni, e di Remo Favero, 42 anni, tutti già noti alle forze dell’ordine e ritenuti responsabili dei reati di estorsione, lesioni personali e stalking. L’indagine condotta dalla squadra mobile di Latina e coordinata dalla Procura,  denominata “Tacita Muta”, che scaturisce dalla denuncia presentata lo scorso luglio da un uomo di Latina che era stato vittima di un’aggressione da parte di Marchetto e dei suoi due figli. I tre uomini lo avevano incontrato all’interno di una tabaccheria e lo avevano colpito con calci e pugni. La vittima, prima di trovare riparo in un esercizio commerciale, era stato inseguito dagli aggressori che avevano anche cercato di investirlo con un’auto procurandogli alcune lesioni. In fase di denuncia aveva manifestato il timore di ritorsioni e non aveva riferito agli investigatori le effettive ragioni alla base del pestaggio, spiegando di non conoscere personalmente Marchetto e di non sapersi spiegare il movente dell’aggressione. L’attività persecutoria è proseguita anche nei mesi successivi, quando la vittima è stata minacciata attraverso un conoscente comune. In una particolare circostanza inoltre l’uomo si è visto recapitare all’interno della cassetta delle lettere la liungua mozzata di un animale, una chiara intimidazione  per impedirgli di parlare. L’episodio risale allo scorso ottobre, mentre a dicembre Marchetto e il figlio Angelo hanno inseguito la vittima che era appena uscita di casa con la propria auto e l’hanno speronata, sbarrandogli la strada per farla fermare. Gli hanno mostrato con la mano il segno della pistola e gli hanno gridato che lo avrebbero ucciso. L’attività investigativa della squadra mobile, condotta anche attraverso il supporto di servizi tecnici di intercettazione, ha fatto luce sull’intera vicenda facendo emergere un antefatto che chiama in causa anche un altro pregiudicato finito anche lui agli arresti agli arresti, Remo Favero. Nel 2018 quest’ultimo aveva indebitamente preteso da un dipendente della sua pizzeria una somma di denaro per una presunta truffa assicurativa. Le richieste di denaro erano continuate per tutto l’anno 2018 fino a che il dipendente aveva fatto perdere le tracce lasciando la città. Remo Favero, nel tentativo di rintracciarlo, era risalito a un suo conoscente e a lui aveva chiesto ripetutamente informazioni sul dipendente della pizzeria scomparso nel nulla. Al rifiuto da parte dell’uomo ne è nata una discussione a cui aveva preso parte, con modalità particolarmente violente, anche Fabrizio Marchetto. La vittima, identificata nell’uomo che ha ricevuto per posta la lingua mozzata dell’animale, aveva resistito all’aggressione riuscendo arridittura ad avere la meglio su Marchetto. Un “affronto” che ha fatto maturare in Marchetto un desiderio di vendetta e di rivalsa. La vittima, conoscendo la caratura criminale dei due uomini con i quali era entrato in contatto, ha preferito non sporgere denuncia. Ricostruiti gli episodi risalenti al 2018 è stata più chiara l’origine dell’intera vicenda che ha portato alla persecuzione dell’uomo a partire dalla scorsa estate. Fabrizio Marchetto annovera tra i suoi precedenti una condanna relativa alla gambizzazione di Luca Troiani, cognato di Ferdinando Di Silvio detto il Bello, avvenuta a giugno del 2003 con l’esplosione di numerosi colpi di arma da fuoco. A marzo del 2010 inoltre lo stesso Marchetto era stato bersaglio di un tentato omicidio commissionato dal gruppo rom Di Silvio- Ciarelli per il quale sono stati condannati Andrea Pradissitto e Simone Grenga.

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