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La musica è vita, amore e riesce a sviluppare emozioni che altrimenti rimarrebbero per sempre dentro di noi, proprio per questa ragione è utilizzata nell’esaltare la psiche: infatti la musicoterapia è uno dei campi in espansione al giorno d’oggi. Recenti studi hanno confermato quanto era apparso chiaro già da anni e cioè che chi soffre di patologie gravi non guaribili come il Parkinson e l’Alzheimer trae grande giovamento nell’ascoltare la musica. La scuola italiana ha sempre fornito dei validi professionisti della canzone che nell’arco della loro carriera hanno ricevuto apprezzamenti in ogni angolo del mondo, tuttavia nonostante le comprensibili differenze tra loro, ognuno con il proprio stile ha conquistato il suo pubblico. Anche nella nostra provincia di Latina e precisamente ad Aprilia dov’è stato adottato, vive e lavora un apprezzato cantautore, siciliano di nascita: Angelo Avarello che fa della musica un suo stile di vita. Agli inizi della sua carriera di musicista quando faceva parte del “complesso” dei Teppisti dei Sogni, compose e interpretò un autentico capolavoro della canzone che è ancora oggi nei cuori di tanta gente: “Piccolo fiore”. Lo abbiamo incontrato in un caldo pomeriggio d’Agosto in un bar di Aprilia e mentre si era intenti a sorseggiare un gradito caffè, è sorta una piacevole conversazione.
-Angelo Avarello è un onore per la città di Aprilia avere un concittadino come te.
Si sicuramente mi sento a casa mia, è da venticinque anni ormai, che vivo qui, mi hanno dato una buona cittadinanza, grazie a Dio sono stimato e anche io stimo tutti coloro che conosco e vivono qua, diciamo che l’ho abbracciata tutta con amore questa città.
-Ci puoi ricordare i tuoi inizi, quando facevi parte dei Teppisti dei Sogni, eravate giovanissimi eppure proprio in quegli anni nacque il capolavoro di “Piccolo Fiore”?
Come tutte le cose che funzionano si parte senza premeditazione, nessuno poteva capire che questa canzone appena composta, si sarebbe rivelata un successo nel futuro. C’è stata molta spontaneità ed ingenuità, siamo partiti con questo singolo, allora eravamo tutti giovanissimi ed ingenui anche musicalmente. Gli appartenenti al gruppo dei Teppisti dei Sogni ricordo che avevano un’età che oscillava dai 16 ai 19 anni, ma il pubblico che è sempre sovrano dimostrò di abbracciare subito il nostro progetto e dopo due tre anni ci ritrovammo negli Stati Uniti in classifica e in diverse parti d’Europa.
– Questa celebre canzone da chi è stata scritta esattamente?
La canzone è stata scritta da me e dal chitarrista del gruppo musicale di cui facevo parte, poi sono comparsi altri autori perché la nostra ingenuità in quegli anni era tale, che il produttore e altri firmarono il pezzo, ma la certezza della mia affermazione è confermata dai 45 giri che si diffusero prima dell’uscita della produzione nazionale.
-Com’è venuta fuori questa idea del piccolo fiore?
Sono di Ravanusa un paese della provincia di Agrigento e l’idea nasce dalla storia di giovanissimi che vissero il loro primo amore, parliamo del 1974, un periodo di forte immigrazione nel nostro paese siciliano dove abitava questa giovanissima ragazza, che poi parte per la Germania con tutta la sua famiglia e lascia il ricordo di questo piccolo fiore. Il ritornello è pertanto: dove vai…in giro per il mondo, ancora oggi che sono passati quaranta quattro anni, quando mi ritrovo ad ascoltarla anche nei confronti di qualcun altro che la esegue, in spiaggia, in una sala da ballo o dove mi trovo, mi giunge la medesima emozione che arriva a voi, quindi c’è qualcosa di magico e misterioso nel testo, che sicuramente trascina la gente. Inoltre noto con soddisfazione che viene cantata da bambini di sei anni a persone di sessant’anni e più, e questo significa che è stata tramandata da padre in figlio, difatti c’è anche chi mi dice: mia mamma mi cullava con la tua canzone!
-Tu facevi parte in quel periodo del gruppo dei Teppisti dei sogni, ce ne puoi parlare?
Io fondai nel 1969 il gruppo dei Teppisti dei Sogni, ricordo che all’epoca c’era l’abitudine di suonare tanto nelle cantine quanto nei locali, per matrimoni, veglioni ecc. e quando eseguivamo i primi tempi “Piccolo Fiore” la canzone piacque a tal punto che ci chiesero di registrare il brano che poi effettuammo nel 1974. Da menzionare di quegli anni, c’è anche l’altro 45 giri “salverò il mio amore” e altri ancora che fanno parte all’album “tu amore mio” del 1977 che fu pubblicato a carattere nazionale con un’etichetta di Roma.
-Ritieni che sia cambiato molto il gusto musicale del pubblico dai tuoi inizi fino ad a oggi, anche musicalmente?
E’ chiaro che i tempi cambiano, così come il gusto musicale, un tempo andava di moda il ballo della mattonella, dove gli innamorati si abbracciavano sotto le note di melodie allo stesso tempo forti e semplici, all’epoca c’erano diversi artisti che suonavano questo genere musicale, ricordo i Collage, giusto per nominarne qualcuno. Come tanti anche io avevo i miei beniamini e ricordo che da bambino ammiravo i Deep Purple a livello straniero e Gianni Morandi e Little Tony a livello italiano. Al giorno d’oggi ci può essere un video o un brano demenziale che può fare ad esempio solo “ah ah uh uh” e può contare anche 12 milioni di visualizzazioni, e questo perché oggi le nuove generazioni sembra che abbiano spostato i loro gusti su un discorso meno musicale ma più da riderci sopra che probabilmente dopo tre mesi non lo ascolteranno più, ma si deve accettare il fatto che il pubblico è quello che decide ed è sempre sovrano.
-Poi avete deciso di dividervi voi dei Teppisti dei Sogni
Nel 1991 dopo 17 anni di convivenza, di comune accordo decido di trasferirmi nelle vicinanze di Roma, ad Aprilia dove avevo già dei familiari, per amore della musica e nient’altro, questa decisione quindi la presi io e non perché desiderassi lasciare il gruppo. Ognuno è libero di fare le proprie scelte, tra di noi c’è stato chi ha deciso di perseguire l’impiego ed è stata una scelta rispettabilissima e chi invece ha deciso come me di continuare questa “via crucis”, il percorso musicale come io amo scherzosamente definire gli altri miei quindici o sedici album.
-Quali sono le canzoni a cui sei più legato?
Quelle a cui sono legato forse hanno funzionato meno, come succede a tanti, a volte provi di scrivere un testo sicuramente più ricco e arrangiato dal punto di vista musicale, ma i gusti musicali della gente premiano invece testi con tre note, non c’è niente da fare la semplicità è quella che prevale su ogni cosa. Sicuramente per quanto mi riguarda, oltre a Piccolo Fiore, posso citare “Salverò il mio amore”, “Sei tu l’amore”, “La mia solitudine”, a questi pezzi sono legato da un fattore di successo, ma se dovessi scegliere la canzone preferita direi “Oh terra mia” dedicata ai giudici Falcone e Borsellino, un brano in dialetto siciliano che mi ha dato grandi soddisfazioni e grande risalto nazionale e internazionale. Per quanto riguarda la mia carriera, posso citare inoltre la soddisfazione per aver condotto l’ orchestra al Festival di Sanremo in due occasioni, sia nel 2009 per Simona Molinari, che nel 2015 per Amara (che è stata anche autrice di un brano di Fiorella Mannoia)
-Come mai le canzoni di un tempo si cantano ancora oggi, mentre le canzoni attuali dopo qualche mese si dimenticano?
Oggi c’è molto consumismo, per questa ragione credo che non ci si affezioni più a niente, un tempo invece le canzoni avevano un filo logico, nel pezzo, nell’arrangiamento che era umano, oggi di logica nei pezzi indubbiamente non c’e molto, le tecnologie attuali hanno portato tutto ad una freddezza estrema, anche il discorso musicale tutto viene fatto tramite tracce o registrazioni digitali. Il nastro non si usa più come un tempo, una volta ad esempio nel ritornello magari si ascoltava l’emozione del musicista che accelerava di due bpm, oggi invece deve essere tutto preciso, ci deve essere una precisione assurda, che poi diventa fredda.
-Ti manca la Sicilia?
Si, certamente quella terra ha qualcosa che non so descrivere, come un’energia diversa da altri luoghi, sarà perché si è più vicini all’equatore, c’è una limpidezza maggiore nel cielo ed infatti c’è molto azzurro, da Agrigento ad esempio puoi vedere il vulcano dell’Etna, una distanza di circa 170 Km e questa limpidezza della natura sembra che ti infonda una energia personale maggiore.
-Nei tuoi testi parli spesso di amore
L’Amore è sicuramente un qualcosa che dà sapore alla vita, infonde energia e una forte emozione di gioia o dispiacere, il suo sentimento è talmente elevato che può arrivare anche a novant’anni, nelle mie canzoni sovente parlo d’amore perche l’amore è importante ed è all’infinito, ecco perché descrivo nel mio pezzo musicale che l’Amore non ha età. Vorrei sottolineare, che quando si parla di un amore finito, sicuramente colpisce di più il pubblico perché c’è la sofferenza e probabilmente vorrei aggiungere anche se può sembrare esagerata la mia affermazione, che probabilmente piace un pò di masochismo nei gusti musicali.
-Ci puoi parlare dell’ultimo tuo lavoro?
La musica mi ha dato sempre grandi soddisfazioni e anche l’ultimo mio album discografico “dal mio piccolo fiore..a Amo te” sta avendo un buon riscontro nelle classifiche digitali, infatti oltre ad essere stato immesso nelle reti nazionali è stato pure trasmesso in Belgio, in Germania ed in Svizzera. In quest’ultimo mio lavoro dove ho creato gli arrangiamenti delle hits in una versione elettro swing proprio perché i tempi cambiano e probabilmente c’è bisogno di maggiore energia con arrangiamenti freschi e più orchestrati, non ci sono solo miei vecchi successi, ma anche dieci inediti in cui duetto con Mirella in arte Mir Ange quali: l’Amore non ha età, Amo te, un Grande Amore, Core Italiano. Ho ritenuto inoltre di inserire un vecchio successo degli anni 60 di Adamo dal titolo “Non voglio nascondermi” arrangiata in modo swing, un pezzo che ascoltavo nell’infanzia la cui emozione nell’eseguirla, mi ha fatto ritornare bambino. Proprio perché credo in quest’ultimo mio progetto, (e invito tutti coloro che mi stimano ad ascoltarlo), desideriamo proporlo nei teatri questo inverno 2019 e anche come live per l’estate prossima, mia intenzione è di suonarlo nell’occasione, insieme ad una grande band di dieci elementi con una sezione di fiati ed una sezione di archi.
Grazie e in bocca al lupo Angelo Avarello

Rino R. Sortino

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