safe_imageLa triste vicenda accaduta l’altro giorno a Roma con la morte di una signora di quarantaquattro anni impone una serie di riflessioni. Lo impone la ragione umana che deve sempre interrogarsi di fronte alla morte e a una morte tragica. Lo impone l’esigenza di sottrarsi dalle strumentalizzazioni che da una parte e dall’altra si stanno perpetrando in questi giorni. Strumentalizzazioni di chi vuole calcare la mano sul problema immigrazione e chi vuole, invece, lavarsele le mani di fronte all’ennesima strage. Perché qui non si tratta di essere rom, zingari (se ancora si può dire), filippini, italiano o altro, qui si tratta di essere uomini. E un uomo reagisce sempre quando un suo simile muore. O almeno dovrebbe. Una determinata parte politica si fa trovare puntualmente indifferente, complice anche la latitanza del sindaco di Roma; perché in nome di un’ideologia opposta a quella dell’altra fazione politica, equipara le morti ed equiparandole le ignora, probabilmente considerandole come un mero imprevisto di percorso. Un imprevisto: niente di più. L’altra parte politica ha gioco facile nel gridare al problema immigrazione. Ma il problema non è l’immigrazione, ma la mediocrità, l’incapacità e l’indifferenza dei politici, che siano di destra, di sinistra o di qualche incesto politico. Se l’Italia ancora non è sprofondato anche (e non solo) per la questione immigrati è perché gli italiani sono gente seria, umana, che quando c’è da rimboccarsi le maniche lo fa. E che invece che andare a pretendere rispetto dai quei signori che firmano le leggi (come tanti radical chic rimproverano sempre) si preoccupano di tirare a campare, per alimentare i lorsignori e reggere, per quel poco che c’è ancora da reggere, questo Paese. Le battaglie razziste sono una guerra tra poveri, che permettono di sfogare le tensioni, mentre i signori in giacca e cravatta continuano a dormire sonni tranquilli sulla pelle della gente perbene. Il problema non è l’immigrazione, ma il vuoto e il degrado che gli immigrati trovano. Di morti sulle strade ce ne sono in continuazione anche a causa di figli di papà imbottiti di droghe e alcol. Il problema è la latitanza di chi deve far rispettare la legge, al di là se si tratta di italiani o non. Perché il razzismo, vero, è quello dei politici nei confronti degli esseri umani, regolari o irregolari: i primi considerati come mere spugne da spremere fino all’inverosimile; i secondi come carne da macello per giustificare assurde e ipocrite ideologie. L’unica certezza è che nessuno si interessa di noi. Almeno noi non rimaniamo indifferenti.

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