Acqua, indagine della Regione per la ripubblicizzazione. Acqualatina nel mirino

Acqua

Una ripubblicizzazione dell’acqua che ritorna ad essere priorità nell’agenda politica della regione Lazio, come afferma il consigliere pontino PD Enrico Forte che annuncia di presentare una interrogazione nel parlamento regionale. In particolare, punterebbe a verificare come Acqualatina ha gestito il servizio idrico integrato in questi ultimi 14 anni, dal suo insediamento fino ad oggi. Una presa di posizione, quella di Forte, che segue le dichiarazioni del Presidente del Lazio, Nicola Zingaretti, che vanno nello stesso senso. Del resto, l’attuale Consiglio regionale laziale approvò all’unanimità una legge  la numero 5 del marzo 2014 per la gestione pubblica dell’acqua come bene comune, anziché merce. Legge varata su input e dietro forte pressione dei cittadini e del Movimento per l’acqua pubblica, ma poi caduta nell’oblìo dopo lo sgambetto dell’ex premier Renzi che ha l’ha di fatto sabotata con un ricorso alla Corte costituzionale… senza trovare resistenze degne di nota in Zingaretti e in coloro che avevano – sebbene a denti stretti – approvato quella legge regionale. Ricorso in nome della libera concorrenza, quando ad esempio proprio le due multinazionali dei maggiori gestori laziali (Acea e Acqualatina) erano in società tra loro attraverso vari incroci societari. Ha affermato l’on. Forte in una nota:  “Il ritorno alla gestione pubblica dell’acqua in provincia di Latina è un impegno assunto da tempo nei confronti dei cittadini di questo territorio e la vicinanza della Regione ai comuni della Provincia per iniziare il processo di ripubblicizzazione dell’acqua, dichiarata oggi dal Presidente Nicola Zingaretti durante la sua visita a Latina, non può che motivare e accelerare l’iter. Nel pieno rispetto della volontà dei cittadini che si sono pronunciati in tal senso con il referendum del 2011 e, alla luce dei gravissimi disagi subìti nel territorio dell’ATO 4 la scorsa estate e ancora oggi esistenti, ribadisco il mio impegno affinché la gestione dell’acqua nella provincia torni completamente pubblica”. Enrico Forte, manifestando una grossa virata rispetto ad altre posizioni del PD, che addirittura chiese e votò il blocco degli investimenti ad Aprilia, Comune “reo” di non aver mai ratificato il contratto con Acqualatina e di non aver mollato nel percorso per la gestione pubblica, annuncia così una sorta di indagine sul gestore pontino, controllato dai francesi della Veolia: “Proprio su tale argomento ho presentato un’interrogazione in Regione, per l’istituzione di una commissione di verifica dell’intera gestione del bene pubblico da parte di Acqualatina a partire dal 2003 e sui fatti che hanno determinato l’interruzione di pubblico servizio e sulle modalità indiscriminate di tale interruzione. Da questa interrogazione, che dovrebbe essere discussa in una delle prossime sedute del Consiglio, potrebbero emerge elementi importanti per avviare il percorso verso la totale ripubblicizzazione. I comuni, che da tempo denunciano il servizio e che hanno fatto la scelta di campo di rendere pubblica l’acqua, con la vicinanza della Regione e grazie alla legge approvata che fa sì che l’istituzione superiore faccia da garante in termini economici nel sistema di credito, hanno tutti gli strumenti per avviare l’iter e ridare dignità ad un servizio essenziale”. Prima della legge regionale n. 5 del 2014, approvata non per volontà dei partiti, ma su iniziativa dei Comitati locali per l’acqua pubblica appoggiati da 54 Consigli comunali, la Regione Lazio cercò di fare luce: nel 2008 l’allora Assessore all’Ambiente Filiberto Zaratti (ex Verde, allora SEL, poi PD, ultimamente MDP – Art.1) fece realizzare un’indagine amministrativa sulla gestione idrica (proprio su Acqualatina, ma non su Acea). L’indagine, in 300 pagine, rilevò ben 27 punti di illegittimità, anche gravi: mancati investimenti, enormi dispersioni, regole diverse da quelle stabilite dalla Regione, rischi e oneri scaricati sul socio pubblico, continui aumenti delle tariffe a fronte di emergenze idriche e sanitarie come quelle dell’inquinamento da arsenico… Una cosa molto grave, tanto che Zaratti chiese di intervenire all’allora Ministro dell’Ambiente, il latinense Corrado Clini. Scrisse Zaratti: “Egregio Ministro, secondo i poteri di vigilanza sull’uso delle risorse idriche di competenza del ministero dell’ambiente, le chiedo di disporre una verifica sulla gestione del servizio idrico nell’Ato 4 Lazio meridionale e sull’operato dell’autorità d’ambito”. E ancora: “La società si trova nelle condizioni di non essere tenuta ad assicurare i livelli di sicurezza previsti dal piano d’àmbito”. La possibile svolta arrivata con la legge 5 del 2014 che fine ha fatto? Sepolta, almeno finora, pochi mesi dopo la sua approvazione. Come? Affossando quella norma con cui prevedeva che in presenza di gravi inquinamenti della risorsa idrica, la nuova legge regionale dava alla Regione il potere di revocare le concessioni a chi inquinava prima della scadenza, mentre il ricorso in sede costituzionale del governo Renzi diceva che tale revoca compete allo Stato. L’8 agosto 2014 (come sempre certi atti li fanno in piena estate), è stato scippato alle Regioni tale diritto-dovere di cacciare chi inquina precisando che non vale rispetto alle concessioni idriche già autorizzate. Il cambiamento di rotta di Zingaretti & Co. è stato poi confermato da una lettera dell’Assessore regionale all’Ambiente Fabio Refrigeri ai Comuni interessati: anche se la legge voluta dai Comitati diceva che si dovevano ridefinire gli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) entro sei mesi, sono state minacciate tutte quelle Amministrazioni comunali che, guarda caso, non avevano ancora dato in concessione gli impianti e le reti idriche agli attuali gestori. Infine, prima con una delibera di Giunta regionale e poi con il voto del Consiglio, la ‘rivoluzione’ è stata castrata definitivamente con la scusa di evitare il contenzioso davanti alla Corte Costituzionale: la Regione ha cambiato la propria legge per l’acqua pubblica, accogliendo le contestazioni del governo innanzi la Corte Costituzionale, confermando così l’impostazione governativa dell’acqua come merce su cui lucrare, in mano ai privati. L’auspicio, con il nuovo annuncio del Presidente Zingaretti e di Enrico Forte, è che nell’ultimo scampolo di legislatura si possa dare seguito allo spirito della legge regionale n. 5: passare dalle parole ai fatti per l’acqua pubblica. Non si registrano iniziative su Acea.

 

 

 

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