Un anno fa (era il 28 febbraio 2014) il Belgio rendeva legale l’eutanasia sui bambini, estendo ai minori quella già vigente per gli adulti. Come da copione, come accade anche in Italia, approvata gli attivisti dell’eutanasia non si sono placati a raccogliere i frutti (in questo caso si dovrebbe parlare di cadaveri) della loro conquista, bensì hanno alzato il tiro. Come infatti riporta la rivista Tempi, intervistando Carine Brochier, “tra i direttori dell’Istituto di bioetica europeo”: “È cambiata la mentalità. Proprio come avvertivamo prima dell’approvazione della legge, qualcuno avrebbe poi cercato di estendere il diritto/dovere di morire a chi soffre di demenza. Infatti, un anno dopo, un gruppo di politici ha aperto questo dibattito gravissimo.” Si parte prima con i casi commoventi e contro i quali il crimine sembra quello di tenerli in vita (rendendo normale l’assurdo) e si passa poi, come dimostra – per chi ancora ne avesse il bisogno – il Belgio, ad estendere il diritto (ma che con la dovuta pressione ed “educazione” diventa un dovere) anche a casi in cui, di per sé, l’eutanasia non sarebbe da applicare. Non si tratta più, infatti, di un singolo che “decide” di “alleviare” le proprie sofferenze mettendoneonato fine ad esse e alla propria vita, ma di un tutore legale che stabilisce se un essere umano deve vivere o meno. Estendere l’eutanasia ai malati psichici, ai dementi o a chi è affetto da sindromi particolari cos’è se non uno sterminio, per giunta razziale, operato da uno Stato che si pensa essere all’avanguardia dei diritti civili e della democrazia? A leggere i numeri si rimane sgomenti “L’eutanasia però sembra diventata la normalità. Nel 2003 l’hanno richiesta in 235, nel 2013 in 1.816. Un aumento di oltre il 600 per cento.” Questo per chi ancora sostiene che la legalizzazione di determinate pratiche serva a diminuirle, controllarle o, addirittura, eliminarle. Ma ci piace farci prendere in giro.

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