Alfoso Troiano e Maurizio Tallerini
Alfoso Troiano e Maurizio Tallerini
Affresco casa del panettiere di Pompei
Affresco casa del panettiere di Pompei
Sepolcro Virgilio Euridace
Sepolcro Virgilio Euridace
Dipinto di Roberto Bompiani
Dipinto di Roberto Bompiani
Statuine romane
Statuine romane
Ristorante Pepe Nero
Ristorante Pepe Nero
Ingresso Museo Archeologico di Formia
Ingresso Museo Archeologico di Formia

 

Gazebo Formia Turismo
Gazebo Formia Turismo

Domenica 19 aprile al Museo Archeologico di Formia insieme all’associazione Formia Turismo si è tenuto un laboratorio didattico riservato ai bambini dai 7 agli 11 anni per dare agli stessi delle nozioni didattiche relative all’alimentazione dell’Antica Roma, e in questa iniziativa sono stati coinvolti il dietologo dott. Maurizio Tallerini, la Pasticceria Troiano di Formia e il ristorante Pepe Nero sito in Piazza della Vittoria, sede dell’ esercitazione pratica dell’impasto e cucina del pane.

Andiamo a delineare quale era l’importanza del pane per gli antichi romani, e si può dividere convenzionalmente la storia romana in tre periodi:

735 a.C. – 509 a.C. periodo monarchico,  509 a.C. –  31 a.C. periodo repubblicano, 31 a.C. – 476 d. C. periodo imperiale.

Nella dieta degli antichi abitanti di Roma erano presenti ortaggi (barbabietola, ceci, lenticchie, zucche, asparagi, piselli), pesce di fiume e di mare, la frutta (uva, fichi, pesche), il pollame.  Fin da periodo repubblicano si dava importanza alla coltivazione dei cereali, in origine orzo e farro, che venivano macinati in mortai in pietra  e mescolati con acqua e sale per ottenere la polta o puls, che veniva consumata con legumi come fave, lenticchie e ceci. E questo impasto disseccato e abbrustolito dava la risultanza della focaccia, mentre la polenta veniva arricchita con formaggi, miele e uova.

Più tardi veniva introdotto il grano, che proveniva dalle aree geografiche dell’Egitto e della Sicilia, e con il suo uso si introduceva il prodotto derivato dalla macinatura delle farine del grano,e lentamente il PANE sostituì le polente di cereali;alla fine del II° secolo si cominciarono a produrre vari tipi di pane di forma e composizione diverse.   Dal pane alla pasticceria, anche se primitiva, il passo fu breve : bastò aggiungere miele, uvetta, noci e nocciole. Il pane veniva infornato dandogli un forma rotonda ma che i romani chiamavano Pane Quadratus, perché venivano praticati quattro tagli per dividerlo successivamente in otto parti. E in un bassorilievo riportato sulla sommità del sepolcro di Virgilio Euridace presso Porta Maggiore a Roma viene messo in evidenza l’intera fase della lavorazione del pane, in quanto questo personaggio a Roma si affermò come panettiere.

Per gli altri cibi bisogna dire che   il sale era usato pochissimo,perché bene assai prezioso e costoso;per insaporire i cereali si preferiva farli bollire in acqua di mare;   i funghi, e tartufi ad esempio  venivano cucinati col miele erano prelibatezza riservata ai ricchi Romani. La carne era poca,soprattutto di maiale si preparava arrostita nei giorni di festa; i pesci venivano bolliti prima di essere fritti o arrostiti e l’introduzione delle salse,che avevano il compito di coprire il gusto dei cibi mal conservati. Un cibo piuttosto prelibato era la carne del Ghiro, che essi allevavano in speciali contenitori di terracotta per farli ingrassare e poi ucciderli e cucinarli.

Il Thermopolium era un similare del nostro bar odierno, dove in mensole di muratura venivano conservati i cibi e le bevande per il pasto della giornata che veniva consumato frugalmente, da ricordare che la bevanda preferita dei romani era il vino, solo più tardi si affermò la birra dalla fermentazione del grano con acqua.

I Romani prendevano spesso i nomi o i soprannomi da alcuni legumi o cibi che consumavano, per esempio i Fabi venivano dalla parola Faba (la fava), i Lentuli dalla parola Lenticula (lenticchia), mentre il soprannome dell’oratore Cicerone veniva da Cicer (cece), in quanto sul volto portava un grosso neo a forma appunto di cece.

I pasti giornalieri degli antichi romani erano costituiti da :

Colazione : “ ientaculum”:avanzi della sera : formaggio, olive, pane,  miele,  latte fresco,  focaccette.

Pranzo :  “prandium” un pasto veloce che veniva consumato tra le 11 e le 12 (ora sesta per i romani)

Cena :  “cena” che era il pasto principale  preso con tutta con tutta la famiglia, un pasto abbondante, costituito da zuppa di legumi,  latte, formaggi, frutta fresca e secca, lardo; mentre per le famiglie patrizie c’erano diverse portate. Il pasto si consumava sul triclinum, una sorta di divano a tre posti.

Progressivamente,con le conquiste e la possibilità di conoscere nuovi prodotti dell’agricoltura, nuove spezie e nuove abitudini alimentari, la cucina romana di trasformò in abbondanza di ingredienti. Ma ben presto ci si rese conto che gli eccessi alimentari erano fonte di gran numero di malattie e così, accanto ai primi trattati di gastronomia, nacquero alcuni rudimentali trattati di dietetica, i cui principi rimasero in voga fino al medioevo. Infatti  nel III secolo d.C. compaiono i primi trattati di cucina e la scienza della dietetica ad opera della scuola di Ippocrate. Sempre nel periodo romano comparvero i primi trattati sull’alimentazione dei malati e il testo di Galeno “Poteri degli alimenti” costituì la base della dieta fino al Medioevo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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