A cosa serve protestare

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“Non bisognerebbe mai smettere di protestare, anche quando si sa che non servirà a niente” Così scrisse Dacia Maraini. Eppure lo sconforto prima e la riflessione poi inducono a pensare che, se non serve a niente, è meglio non protestare. Ma non per timore e per prudente interesse di evitare conseguenze (che, comunque, spesso è anche legittimo), ma perché – come in ogni strategia – l’attacco deve essere proporzionato alle proprie risorse. Altrimenti la protesta diventa la norma, uno slogan, un rito sterile che serve ad alimentare gli interessi di chi le gestisce e le guida e serve a lasciare intatti (se non addirittura ad aumentare) i vantaggi contro cui ci si sta scagliando in quella protesta. Questo è quello che da anni accade in Italia, dove il diritto di protesta è diventato ormai il diritto ad avere un giorno in più di vacanza (vedi il fatto che ogni sciopero accade di venerdì) ed è solo il triste ripetersi di slogan vecchi decenni. Protestare va bene, ma bisogna essere consapevoli a cosa serve la protesta che si sta realizzando. Perché spesso confondiamo la protesta con il successo, quindi mettiamo in dubbio i principi che stanno alla base della nostra reazione se questi non vengono accolti, in maniera entusiasta, da un numero considerevole di persone. Perché siamo schiavi dei numeri e consideriamo buono, utile e addirittura giusto solo ciò che ottiene un alto numero di consensi. Il punto, forse, sta proprio qui. Che protestare è utile e doveroso sì se ottiene un risultato, ma che questo risultato può essere anche, semplicemente, nell’unità di ‘uno’. Non serve necessariamente urlare al mondo intero il proprio dissenso, ma anche resistere silenziosamente e testimoniare in ciò che si crede. “Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui” [Ezra Pound] E, magari, riuscire a convincere anche una sola persona. Non sarà la somma delle gocce del mare, ma sarà il lascito, il testamento, a qualcun altro. Che senza la nostra protesta avrebbe smarrito la propria coscienza e la propria ragione nell’abisso di qualche ideologica follia.

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