Volontaria della Caritas

Fin dai primi giorni dello scoppio dell’epidemia che ha colpito in modo, in Italia si è assistito ad un fenomeno importante: è aumentata la richiesta di assistenza. Infatti nei centri della Caritas dislocati in tutta la penisola hanno fatto il loro ingresso delle persone che, fino al giorno prema dell’espandersi del terribile virus, non hanno mai avito bisogno di questo tipo di aiuto. E grazie al radicamento sul territorio, attraverso e strutture delle dicesi, la Caritas Italiana ha potuto far fronte ai bisogni più urgenti  emersi in questa fase drammatica. Le richieste di aiuto sono state sempre le stesse: cibo, aiuto per pagare bollette o affitti di casa. In questa drammaticità la stessa Caritas, in collaborazione con la Conferenza episcopale italiana, hanno cercato di tracciare una mappa di quelli che ormai sono diventate sul territorio italiano le nuove povertà. Questa indagine conoscitiva è stata condotta su un campione di 101 Caritas, vale a dire sul 46% del totale. Il campione è stato esaminato nel periodo temporale tra il 9 e il 24 aprile, due settimane peraltro cruciali nell’evolversi dell’epidemia, in quanto in quei giorni era stato superato il picco e si stava stabilizzando l’andamento dei contagi. Dai primi dati che sono emersi in questo monitoraggio fatto dai volontari, è emerso un quadro estremamente allarmante:  sono raddoppiate le persone che hanno fatto ricorso all’assistenza dei centri caritativi delle diocesi. E molti hanno usufruito di questi servizi per la prima volta nella loro vita, con una domanda crescente di generi di prima necessità. Cibo, viveri e pasti a domicilio, richiesta di denaro per pagare le utenze, ma anche aiuto psicologico, sono state le richieste più importanti fatte. A questo SOS di richiesta di auto, le comunità ecclesiali hanno risposto con un forte impegno sui territori. Il 76,2%   delle Caritas monitorate ha svolto questo lavoro di assistenza in collaborazione con enti pubblici, i Comuni in particolare, ma hanno partecipato anche enti privati, associazioni del terzo settore,   parrocchie, gruppi di volontariato e singoli cittadini che a vari livelli hanno dato il loro contributo in questa drammatica situazione. Papa Francesco ha voluto dare anche lui il suo contributo con una donazione di 100 mila euro per un primo significativo intervento, e la Cei ha stanziato dal fondo dell’ 8xmille la somma di 10 milioni di euro. In più, la stessa Caritas ha lanciato una raccolta fondi  straordinaria denominata ” Emergenza coronavirus: la concretezza della carità.”  La risposta dei fedeli ha fruttato fino adesso la somma di 1,9milioni di euro da parte di 3760 offerenti. Un’altro fenomeno, significativamente positivo, è stato l’aumento di coloro che si sono messi a disposizione per aiutare nella gestione del difficile momento. Il dato rilevante è la giovane età, gli under 34, in quanto hanno sostituito in questa fase gli abituali volontari che, per l’età, si è preferito tenere a casa per motivi precauzionali. Ma si è registrato anche il decesso di 10 persone in 9 Caritas e il contagio di 42 tra volontari e operatori in altrettante 22 strutture. E proprio l’emergenza Coronavirus ha permesso il ripensamento e la ristrutturazione dei servizi che le Caritas fino  al pre -Covid hanno sempre erogato. In particolare sono stati offerti dei servizi di ascolto alle persone anziane residente delle Rsa, luoghi dove si sono verificati degli importanti focolai di contagio; la fornitura di pasti d’asporto e consegne a domicilio di pacchi alimentari; fornitura di dispositivi di protezione e di prodotti igienizzanti alle famiglie; richieste di aiuto per attivare lo smart working per coloro che non hanno avuto la possibilità di avere un dispositivo informatico a disposizione; interventi a sostegno delle piccole imprese ed altro ancora. Importante il gesto fatto dalle diocesi di mettere a disposizione strutture edilizie per il soggiorno dei medici ed operatori sanitari impegnati in prima linea a combattere il virus, così come sono state messe a disposizione delle strutture religiose, abbandonate ormai da tempo, per una collocazione in quarantena dei soggetti asintomatici risultati positivi. Tutto questo   ha messo in luce un’ aspetto degli italiani che spesso è stato dimenticato: che di fronte alle  calamità tutti rispondono presente.                             

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