La casa di Scwheitzer a Kaysersgerg
La casa di Scwheitzer a Kaysersberg
Albert Schweitzer
Albert Schweitzer
Albert Schweitzer un anno prima della morte
Albert Schweitzer un anno prima della morte
Schweitzer
Schweitzer

Cinquant’anni fa moriva il medico missionario Albert Schweitzer in Africa, un gigante della medicina e anche un premio Nobel per la Pace conseguito per i suoi meriti umanitari. Nato in Alsazia, esattamente a Kaysensberg il 14 gennaio del 1875, si trovava in quell’epoca soggetto alla Germania che l’aveva conquistata nella guerra franco- prussiana  del settembre del 1870. Il padre Ludwig era un pastore protestante nella chiesa luterana di Gunsbach, che aveva la particolarità di officiare anche in rito cattolico, peculiarità che ha conservato anche nei giorni nostri e che provoco nel piccolo Albert il seme della tolleranza verso tutte le confessioni, infatti scrive nel suo diario che “da questa chiesa aperta ai due culti ho ricavato un alto insegnamento per la vita: la conciliazione […] Le differenze tra le Chiese sono destinate a scomparire. Già da bambino mi sembrava bello che nel nostro paese cattolici e protestanti celebrassero le loro feste nello stesso tempio.”Purtroppo da piccolo era di salute cagionevole, faticava a parlare, a leggere e a scrivere. Eccelleva solo nella musica infatti già a otto anni sapeva già suonare stupendamente l’organo fino a sostituire l’organista della cappella. Si iscrisse al liceo di Mulhouse ospite dagli zii materni che non avevano figli, e fu proprio la zia a invogliare, anzi a studiare pianoforte con il maestro Munch, che gli fece studiare le musiche di Bach. Nel 1893 si trasferì a Strasburgo per studiare teologia e filosofia, ma non trascurò la passione per la musica. Nel 1899 si laureò in teologia su una tesi sul problema della religione di Kant e venne nominato vicario nella chiesa di S, Nicolas a Strasburgo, nel 1902 ottenne la cattedra di teologia e l’anno dopo divenne direttore del seminario e preside della facoltà. Nel 1904 la svolta che gli fece cambiare rotta: leggendo un articolo della Società Missionaria di Parigi che lamentava che in Gabon non c’erano medici missionari per svolgere la loro opera presso questi ammalati,k si iscrisse alla facoltà di medicina dove ottenne la laurea nel 1911 specializzandosi in medicina tropicale. Così stava per compiere la scelta di rinunciare alla teologia e alla musica, scrivendolo in un suo libro, La mia vita e il mio pensiero: “Il progetto che stavo per mettere in atto lo portavo in me già da lungo tempo. La sua origine rimontava ai miei anni di studentato. Mi riusciva incomprensibile che io potessi vivere una vita fortunata, mentre vedevo intorno a me così tanti uomini afflitti da ansie e dolori …. Mi aggrediva il pensiero che questa fortuna non fosse una cosa ovvia, ma che dovessi dare qualcosa in cambio ….. Quando mi annunciai come studente al professor Fehling, allora decano della Facoltà di Medicina, egli avrebbe preferito spedirmi dai suoi colleghi di psichiatria.” Aveva già in testa dove andare, a Lambarené, dove mancavano uomini ed una volta arrivato laggiù anche i mezzi per poter praticare con una certa dovizia l’arte medica. Ma per partire dovette attendere che si diplomasse alla scuola di infermieristica la donna che poi divenne sua moglie, Hélène Bresslau, di origine ebrea, pianista anch’essa. Nel 1912 si sposarono e nel 1913 partirono con il piroscafo Europa alla volta del Gabon. Ricavò l’ambulatorio in un vecchio pollaio ed i primi tempi erano stati difficili perché oltre a lottare contro malattie, animali pericolosi e natura infida, dovette combattere non poco in quanto un medico bianco non era ben accetto nella società nera, ma poi seppe vincere questi pregiudizi con la prima operazione di un ernia su un trentenne nero. Se lui voleva abbandonare musica e teologia non ci riuscì, infatti quando era libero scriveva di testi teologici, ma soprattutto la società bachiana di Parigi gli donò un pianoforte speciale dove lui e la moglie a turno suonavano durante il tempo libero. Nel 1914 i due coniugi vennero posti sotto gli arresti domiciliari in quanto cittadini tedeschi – era scoppiata la Prima Guerra Mondiale e il Gabon era una colonia francese – da dove poi vennero rimpatriati in Francia come prigionieri di guerra. La testimonianza offerta da Edouard Nies-Berger è molto eloquente: “la coppia Schweitzer fu fermata dalle autorità militari francesi per ragioni di sicurezza. Erano entrambi cittadini tedeschi, e la signora S., molto vicina alla Germania, aveva criticato il governo francese in alcune lettere trovate poi dalla censura. A credere a certe voci, Schweitzer era considerato una spia tedesca, ed il Kaiser avrebbe avuto intenzione di nominarlo governatore dell’Africa equatoriale nell’ipotesi di una vittoria tedesca. I servizi segreti avevano trovato nel suo baule un documento che certificava l’offerta, e questa storia lo avrebbe perseguitato per il tutto il resto della sua vita.”

Ma poi poco dopo vennero rilasciati e nel 1918 poterono ritornare in Alsazia ormai francese. Durante il periodo in Europa si ammalarono di dissenteria, ma mentre lui si riprese (pensare che da piccolo era gracile) la moglie dovette faticare non poco per riprendere il suo stato di salute, ma intanto nacque la figlia Rhena il 14 gennaio del 1919. Intanto si susseguirono i suoi concerti d’organo e conferenze per raccogliere fondi per Lambarené. Ritornò in Africa nel 1924, ma ormai non era rimasto che una baracca. Ma si fece coraggio e ricostruì tutto, e nel 1927 l’ospedale divenne operativo. Egli divenne il medico della pace universale, cittadino del modo, il custode di Lambarené dove anche la moglie vi era ritornata per non far più ritorno in Europa. Egli si schierò contro la guerra, infatti il pazzoide Hitler aveva dichiarato un secondo conflitto e lo sterminio degli ebrei, in più dopo lo scoppio della Bomba atomica di Hiroshima, si schierò contro questo tipo di armamenti e divenne fautore della pace, lui medico, missionario e teologo protestante ma aperto alle idee di tutte le confessioni. Nel 1952 venne insignito del Premio Nobel della Pace, e con i proventi fece costruire il villaggio della luce dedicato ai lebbrosi. Non ritornò più in Europa e si dedicò fino all’ultimo alla cura della sua gente d’Africa, morendo poco prima della moglie, a 90 anni il 4 settembre del 1965. I giornali di tutto il mondo dissero di lui: Schweitzer, uno dei più grandi figli della Terra, si è spento nella foresta.” Il suo corpo riposa tuttora a Lambarené e il suo posto lo prese il medico svizzero Walter Munz, che nel 1962 abbandonò l’Europa per dedicarsi e dare una mano a Schweitzer.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui