toni2C’è chi, in Italia, si lamenta per l’8xmille alla Chiesa cattolica. Un po’ per ignoranza (sapesse solo un minimo di quanti soldi e risorse lo Stato italiano ha espropriato alla Chiesa al momento dell’unificazione), un po’ per campagne ideologiche e un po’ per altrettanta ignoranza di quanto bene le opere sociali delle attività cattoliche portano all’Italia e alle finanze statali. Ma non sarà sempre così e prima poi, più prima che poi, esso sparirà. Intanto è interessante ricordare cosa accade all’estero, al quale guardiamo sempre con grande interesse, considerato faro di civiltà contro i rigurgiti retrogradi del nostro Paese. In Germania, tanto per dire, la Chiesa si fa pagare i sacramenti. Detto così sembra piuttosto assurdo e in contrasto anche con le recenti parole del Papa, ma tant’è. E a ricordarcelo è la vicenda in cui è incappato il calciatore Luca Toni, oggi al Verona e che qualche anno fa ha militato nella squadra tedesca del Bayern Monaco. “Tutto nasce dal fatto che in occasione del suo arrivo in Baviera per Toni non era stata registrata fiscalmente alcuna confessione religiosa ma successivamente è stata spuntata la voce «cattolica».” [Corriere della Sera] L’attaccante cita in causa il commercialista, che scarica le colpe sulla squadra. Aldilà delle responsabilità di questo singolo caso, conviene forse interrogarsi su come non sempre altrove le cose vadano meglio e di come un, anche se minimo, sovvenzionamento statale alle confessioni religiose che operano per il bene delle persone, come per la Chiesa cattolica, non sia un male da abolire.

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